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Gaza, Corrado: “Con le piazze è arrivata la svolta, basta strumentalizzare”

Annalisa Corrado 

 (ansa)

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L’europarlamentare del Pd: “L’Italia ha avuto sempre un ruolo di primo piano nei progetti internazionali di costruzione di pace: noi non ci tireremo certo indietro”
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Onorevole Annalisa Corrado, il governo ha annunciato che invierà i nostri militari nella Striscia, il Pd è favorevole?

«Aspettiamo che il ministro Tajani venga a riferire in aula per chiarire i contorni dell’operazione: se si tratti solo di riavviare una missione preesistente e come si inserisca nel negoziato. Mi auguro che su questo il governo coinvolga il Parlamento. L’Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano nei progetti internazionali di costruzione di pace e noi non ci tireremo certo indietro».

Tajani ha anche detto che le manifestazioni pro-Gaza in Italia non hanno spostato nulla, la pace è solo merito di Trump. Ha ragione?

«Non so se queste dichiarazioni siano più gravi o più surreali. Intanto loro non hanno avuto alcun ruolo nel piano Trump, se non dar sempre ragione a Trump. Non hanno capito la potenza né l’importanza delle manifestazioni di piazza che hanno scosso il mondo: si deve proprio a queste grandi mobilitazioni se lo scorso 11 settembre, al Parlamento europeo, …

Onorevole Annalisa Corrado, il governo ha annunciato che invierà i nostri militari nella Striscia, il Pd è favorevole?

«Aspettiamo che il ministro Tajani venga a riferire in aula per chiarire i contorni dell’operazione: se si tratti solo di riavviare una missione preesistente e come si inserisca nel negoziato. Mi auguro che su questo il governo coinvolga il Parlamento. L’Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano nei progetti internazionali di costruzione di pace e noi non ci tireremo certo indietro».

Tajani ha anche detto che le manifestazioni pro-Gaza in Italia non hanno spostato nulla, la pace è solo merito di Trump. Ha ragione?

«Non so se queste dichiarazioni siano più gravi o più surreali. Intanto loro non hanno avuto alcun ruolo nel piano Trump, se non dar sempre ragione a Trump. Non hanno capito la potenza né l’importanza delle manifestazioni di piazza che hanno scosso il mondo: si deve proprio a queste grandi mobilitazioni se lo scorso 11 settembre, al Parlamento europeo, siamo finalmente riusciti ad approvare la risoluzione che chiede il riconoscimento della Palestina e l’interruzione dell’accordo di associazione Ue-Israele. Persino Meloni è stata costretta a spostarsi dal no iniziale a un sì condizionato».

Eppure non sono mancati sfregi, come lo striscione a Roma che inneggiava al 7 ottobre. Non è da condannare?

«Assolutamente sì, lo abbiamo sempre detto. E subito abbiamo condannato l’orrore del 7 ottobre. Qualsiasi tentativo di farlo passare come Resistenza è sbagliato. Fermo restando che la reazione di Israele è stata sproporzionata. E mi dispiace che il governo abbia tentato di strumentalizzare quel singolo striscione: opera di pochissimi che non rappresentano l’enormità della protesta pacifica che c’è stata in tutta Italia».

La missione della Flotilla, alla quale ha partecipato, ha aiutato il processo di pace o ha rischiato di farlo saltare, come ritiene Meloni?

«È lunare solo pensare che 500 persone di 44 nazionalità, salite su barchette a vela per portare cibo e medicinali, possano avere il potere di far saltare un negoziato promosso da Usa e Paesi arabi. Credo invece che sia stata positiva perché la pressione dell’opinione pubblica a livello globale ha costretto tanti governi, incluso il nostro, a prendere una posizione diversa dall’immobilismo».

A questo punto serve ancora che l’Italia riconosca la Palestina?

«Sì, a maggior ragione oggi che l’accordo sta passando sulla testa dei palestinesi. I quali devono diventare protagonisti nella definizione del proprio futuro: solo così sarà possibile raggiungere una pace giusta e duratura. Due popoli, due Stati non può essere solo uno slogan, deve tradursi in realtà: è l’unico modo per estirpare le radici dell’odio in quei territori. Ed evitare un colpo di spugna sui crimini di guerra di Bibi Netanyahu. Che va perseguito: nessuno si sogni di riscrivere la storia».

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