Mattarella: “Subito aiuti massicci, non c’è pace senza i palestinesi”
dal nostro inviato Concetto VecchioQui a Tallinn, l’altra guerra, quella della Russia all’Ucraina, è pericolosamente vicina. La pace invece lontana, lontanissima. Immerso in questa incertezza tutta europea Sergio Mattarella, nel suo primo intervento dopo l’accordo Israele-Hamas, invita a guardare oltre il cessate il fuoco di Gaza, «perché non sarà mai vera pace senza un coinvolgimento dei palestinesi. La pace va acquisita nell’animo dei popoli, altrimenti non è pace».
Sono toni molto diversi da quelli espressi dal nostro governo. Alieni da fanfare tifose, nel tentativo di avere uno sguardo lungo. Non cita mai Trump. Quella che auspica, smacchiata da ogni propaganda, è «la vera pace». Ricorda che «le sofferenze» subite dagli abitanti di Gaza e dagli israeliani il 7 ottobre «resteranno iscritte nel dna delle nuove generazioni».
Queste cose le dice parlando al vertice Arraiolos, che raggruppa i presidenti della Repubblica, quest’anno riuniti in Estonia. Naturalmente «il cessate il fuoco annunziato, allevierà le sofferenze…
Qui a Tallinn, l’altra guerra, quella della Russia all’Ucraina, è pericolosamente vicina. La pace invece lontana, lontanissima. Immerso in questa incertezza tutta europea Sergio Mattarella, nel suo primo intervento dopo l’accordo Israele-Hamas, invita a guardare oltre il cessate il fuoco di Gaza, «perché non sarà mai vera pace senza un coinvolgimento dei palestinesi. La pace va acquisita nell’animo dei popoli, altrimenti non è pace».
Sono toni molto diversi da quelli espressi dal nostro governo. Alieni da fanfare tifose, nel tentativo di avere uno sguardo lungo. Non cita mai Trump. Quella che auspica, smacchiata da ogni propaganda, è «la vera pace». Ricorda che «le sofferenze» subite dagli abitanti di Gaza e dagli israeliani il 7 ottobre «resteranno iscritte nel dna delle nuove generazioni».
Queste cose le dice parlando al vertice Arraiolos, che raggruppa i presidenti della Repubblica, quest’anno riuniti in Estonia. Naturalmente «il cessate il fuoco annunziato, allevierà le sofferenze dei palestinesi, e condurrà — finalmente — al ritorno a casa delle persone rapite». Ma poi come arrivarci alla vera pace? «È indispensabile sostenere gli sforzi ulteriori dei Paesi mediatori, perché si raggiungano sollecitamente le tappe successive». L’obiettivo non può che essere quello di «due stati per due popoli». E qui Israele deve fare la sua parte: «Vi è la assoluta necessità che venga pienamente annullata la spoliazione di territori assegnati alla Autorità palestinese in Cisgiordania».
Insomma, occorre «una prospettiva politica davvero storica e quindi coinvolgente per i palestinesi».
Nel frattempo «gli aiuti a Gaza devono potere arrivare in maniera immediata e massiccia. Che il Piano preveda il coinvolgimento delle Nazioni Unite è di estrema importanza», sottolinea. Anche l’Europa, alle prese con una sua guerra, può fare molto, se solo parlasse con una voce sola. Nel nostro dopoguerra c’erano odii inestinguibili. Si trovò il modo di ricomporli. «Credo che sia proprio su questo che israeliani e palestinesi devono riflettere: quali percorsi e quali modelli adottare per potere superare i traumi che si sono reciprocamente inflitti».
Tallinn è meno fredda del previsto. Con un fondo di malinconia scandinava. La teoria di casette di legno attorno al porto invitano a passeggiare. I negozi offrono già gli alberi di Natale. In uno dei palazzi del centro campeggia un’enorme bandiera dell’Ucraina appaiata a quella dell’Estonia, che oggi affronterà l’Italia di Rino Gattuso.
Mattarella è venuto anche per visitare ad Amari, a un’ora di strada dalla capitale, la base Nato che ospita trecento nostri militari impegnati nella missione Baltic Eagle III, chiamati a difendere lo spazio aereo dell’Alleanza atlantica, che di questi tempi significa intercettare droni e Mig russi. Il confine russo dista duecento chilometri, due minuti di volo supersonico. Nel Baltico temono di essere le prossime vittime di Putin.
Alle due il presidente della Repubblica arriva nell’ultimo avamposto europeo. I militari lo attendono in un hangar enorme, edificato in mezzo alla campagna. Dice: «La vostra presenza qui, in un Paese amico e alleato, per la vigilanza delle frontiere e per la sicurezza comune, anche per la nostra, è di grandissimo rilievo». A settembre tre Mig russi sorvolarono lo spazio aereo Nato, e si levarono in cielo gli F 35 nostri. Anche l’altra sera i caccia italiani Eurofighter sono intervenuti con uno scramble per identificare velivoli russi. «Le tante incursioni — li elogia il presidente — dimostrano quanto la vigilanza attiva serva per garantire la pace. È un lavoro impegnativo lontano da casa. Il presidente estone mi ha ringraziato per l’efficienza delle nostre forze armate e questo è motivo di orgoglio». Mezz’ora dopo, quando l’aereo del Quirinale lascia l’Estonia per fare rientro in Italia, gli eurofighter italiani gli fanno da scorta d’onore.