In gergo militare, si chiama mentoring. Significa addestrare nuove reclute, formare agenti nei teatri di crisi, accompagnarli nell’azione sul campo. È il compito che i Carabinieri saranno chiamati a svolgere per costruire l’ossatura delle forze regolari che dovranno gestire l’ordine nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia una disponibilità di massima, Giorgia Meloni è pronta a concedere il via libera politico a Donald Trump.
È il contributo più pregiato che Roma darà all’eventuale accordo di pace in Medio Oriente. Saranno duecento uomini dell’Arma, almeno. In una prima fase, il training potrebbe avvenire a Gerico, in Cisgiordania, perché il legame con l’Anp è consolidato e gli italiani hanno già addestrato personale palestinese a Vicenza (il problema, semmai, è capire che ruolo avrà l’autorità palestinese nel nuovo corso nella Striscia).
Sono dettagli che diventeranno più chiari dopo il viaggio della presidente del Consiglio in Egitto. Un vertice organizzato d…
In gergo militare, si chiama mentoring. Significa addestrare nuove reclute, formare agenti nei teatri di crisi, accompagnarli nell’azione sul campo. È il compito che i Carabinieri saranno chiamati a svolgere per costruire l’ossatura delle forze regolari che dovranno gestire l’ordine nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia una disponibilità di massima, Giorgia Meloni è pronta a concedere il via libera politico a Donald Trump.
È il contributo più pregiato che Roma darà all’eventuale accordo di pace in Medio Oriente. Saranno duecento uomini dell’Arma, almeno. In una prima fase, il training potrebbe avvenire a Gerico, in Cisgiordania, perché il legame con l’Anp è consolidato e gli italiani hanno già addestrato personale palestinese a Vicenza (il problema, semmai, è capire che ruolo avrà l’autorità palestinese nel nuovo corso nella Striscia).
Sono dettagli che diventeranno più chiari dopo il viaggio della presidente del Consiglio in Egitto. Un vertice organizzato dagli americani e di cui a sera, a Palazzo Chigi, si conoscono ancora pochi dettagli se non che sarà lunedì pomeriggio.. Di certo, però, l’amministrazione Usa ha già fatto sapere attraverso i suoi canali informali che intende coinvolgere Roma. Meloni, a Firenze per il comizio di chiusura delle regionali toscane, si mantiene in contatto con le altre capitali. Fonti non ufficiali riferiscono di nuovi interlocuzioni con la Casa Bianca, anche nelle ultime ore, ma non si trovano conferme ufficiali. E lo stesso vale per Berlino. In queste ore, però, si lavora soprattutto per definire quanto la premier potrà offrire a Trump e Al-Sisi in termini di sostegno al futuro di Gaza.
Politicamente, l’indicazione di Meloni è stata chiara: collaboreremo sul fronte della governance, della stabilizzazione e della ricostruzione. E dunque, Roma prova a ottenere un ruolo nel board che gestirà Gaza. Ed è disponibile a impegnarsi per la messa in sicurezza della regione non solo attraverso i duecento carabinieri addetti al mentoring, ma anche grazie alla partecipazione alla missione europea Eubam che si occuperà del transito dal valico di Rafah. A breve, fa sapere il ministro della Difesa Guido Crosetto, «riprenderanno le attività italiane» con personale dei carabinieri.
Ma è il terzo capitolo, quello della ricostruzione, a rappresentare l’incognita maggiore. Il campo è vasto: sanità, infrastrutture, scuole e università. Non è ancora il tempo delle decisioni – che dipenderanno dalle richieste alleate – ma nell’esecutivo già si ragiona su alcune opzioni. La prima: la costruzione di un ospedale. Già all’inizio del 2024, Roma aveva abbozzato un progetto per una struttura da campo, la cui realizzazione verrebbe affidata a personale militare. Esiste però anche un’altra possibilità, che sembra prendere corpo nelle ultime ore: affidare l’operazione alla Protezione civile, forte di esperienze in aree colpite da disastri naturali. All’Italia potrebbe essere affidata anche la realizzazione di infrastrutture civili, di scuole e università.
Che l’impegno riguardi soldati o personale civile non è un dettaglio, perché da questo dipende anche il grado di coinvolgimento delle Camere nell’autorizzare questi interventi. Il veicolo parlamentare è già a disposizione: il decreto missioni, quello che definisce ogni anno i paletti dell’impegno delle forze armate italiane all’estero. Per quanto riguarda l’operazione affidata ai Carabinieri, così come le spedizioni di personale dell’esercito e dell’aeronautica, si tratta di un via libera obbligato. L’orizzonte è quello del gennaio 2025. Se invece l’accordo di pace dovesse imporre tempi più rapidi, l’esecutivo – si apprende da fonti di governo - potrebbe chiedere già prima della fine dell’anno un passaggio ad hoc in Parlamento.
Autorizzare l’impiego dei carabinieri è rilevante non solo sul fronte legale e giuridico, ma anche politico. Nessuno può infatti prevedere come evolverà il quadro di sicurezza a Gaza, nei prossimi mesi. E il mentoring ha già occupato personale dell’Arma in altri teatri, ad esempio in Afghanistan, portando i nostri soldati a partecipare alle azioni sul campo al fianco dei reparti regolari afghani. Non sono mancati ovviamente momenti imprevisti e pericolosi di scontro con i talebani. Ecco perché l’esecutivo intende coinvolgere (e responsabilizzare) anche l’opposizione.