A piazza San Lorenzo, opportunamente ristretta dal palco e dal gazebone della stampa, il centrodestra unito stipa circa duemila persone, che sperano nella «liberazione della Toscana dai comunisti». Sempre in pieno centro e alla stessa ora, a piazza Strozzi, Matteo Renzi da solo ne richiama poche di meno, in una sfida cercata con Meloni «per non lasciargli il campo libero in città». Già questa battaglia sui numeri delle due piazze rende bene quanto sia in salità per il centrodestra e per il suo campione, il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, provare a battere Eugenio Giani.
Avendo il candidato presidente scelto una linea più moderata, a tirare fuori gli artigli ci pensa Giorgia Meloni, sempre a suo agio nei panni del capo partito. E allora basta con il dire che «in Toscana non si può vincere perché ha sempre vinto la sinistra, da mezzo secolo a questa parte, da quando c’era l’Unione sovietica, da quando in Cina c’era Mao Tse Tung, il presidente americano era Nixon, John Lennon era a…
A piazza San Lorenzo, opportunamente ristretta dal palco e dal gazebone della stampa, il centrodestra unito stipa circa duemila persone, che sperano nella «liberazione della Toscana dai comunisti». Sempre in pieno centro e alla stessa ora, a piazza Strozzi, Matteo Renzi da solo ne richiama poche di meno, in una sfida cercata con Meloni «per non lasciargli il campo libero in città». Già questa battaglia sui numeri delle due piazze rende bene quanto sia in salità per il centrodestra e per il suo campione, il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, provare a battere Eugenio Giani.
Avendo il candidato presidente scelto una linea più moderata, a tirare fuori gli artigli ci pensa Giorgia Meloni, sempre a suo agio nei panni del capo partito. E allora basta con il dire che «in Toscana non si può vincere perché ha sempre vinto la sinistra, da mezzo secolo a questa parte, da quando c’era l’Unione sovietica, da quando in Cina c’era Mao Tse Tung, il presidente americano era Nixon, John Lennon era ancora vivo, io non ero nata». La premier non nega che la Toscana sia una «roccaforte» degli avversari (come potrebbe d’altronde?), ma prova a farne un punto di forza: «Il problema delle roccaforti è che, quando tanto sai che qualsiasi cosa tu faccia sarai rieletto, a un certo punto non hai più bisogno di dare risposte, ti basta gestire il potere».
Quindi sì ad Alessandro Tomasi, candidatura di bandiera certamente, ma «bandiera del cambiamento», uno che «non chiede una tessera di partito per fare quello che la politica deve fare comunque perché è il suo dovere».
Meloni, ma anche gli altri leader venuti a Firenze per provare a dare una spinta a Tomasi — Lupi, Tajani e Salvini — evitano di prendersela direttamente con Eugenio Giani, che in regione gode di una popolarità trasversale quasi da candidato “civico”. Ma hanno gioco facile a far notare che i leader del campo largo non hanno mai fatto un evento tutti insieme. Per Antonio Tajani «si inseguono in piazze diverse ma dicono tutti le stesse cose, da Avs al Pd ai Cinque Stelle, perché ormai il centro non c’è più, c’è solo la sinistra. Dicono le stesse cose ma non riescono a fare un comizio insieme».
Certo, i sondaggi sono tutti per Giani, ma Meloni invita a crederci lo stesso. «Io penso che anche la mia storia, la storia di Fratelli d’Italia, sta lì a dimostrare che niente è scritto, non ci sono sfide che non si possono vincere». Anche aver riempito una piazza nel centro di Firenze, per la premier si trasforma in una conquista: «Ci hanno detto che non riuscivamo neanche a trovare un posto per un comizio, ma noi possiamo permetterci di scendere in piazza e guardare la gente negli occhi». E quindi avendo la «cintura nera di capacità di smentire le bugie della sinistra», Meloni abbraccia idealmente Tomasi. E ricorda a tutti che «è una persona cresciuta con me, me lo ricordo da quando avevamo praticamente l’età che hanno i suoi figli adesso».
Viste le prove precedenti, la premier può permettersi lo sfottò contro gli avversari: «Volevano dare la spallata al governo nelle Marche e in Calabria, e invece l’hanno presa loro, secca». La destra in Toscana ha già conquistato molte città, sono sette su dieci i capoluoghi di provincia amministrati. Ma il fiore all’occhiello è Siena, per via dell’operazione su Mps-Mediobanca. Che la premier per la prima volta si intesta esplicitamente, con un altro attacco diretto al Pd: «Con noi è tornata a essere una banca solida, che avvia operazioni ambiziose. Con la sinistra drenava enormi risorse pubbliche, era a un passo dal baratro».
E gli altri? Sul taccuino resta una battuta efficace di Salvini sulla cupola del Brunelleschi, «anche allora c’erano i No Cupola, quelli che dicevano no a tutto come adesso i No Ponte, per fortuna non gli hanno dato retta». Parla anche il candidato Tomasi, sostiene che «la sinistra ha finito la sua spinta storica». Tra poche ore si vedrà chi ha ragione.