Mara Carfagna, da segretaria e deputata di Noi moderati che impressione le ha fatto ascoltare Giorgia Meloni dire che la sinistra italiana sarebbe più fondamentalista di Hamas?
«Credo che la premier volesse sottolineare un paradosso, e cioè il fatto che una sinistra teoricamente pacifista non è riuscita a gioire per la notizia dell’accordo di pace voluto da Trump e firmato anche da Hamas, con la liberazione degli ostaggi e la fine degli attacchi a Gaza. Infatti Pd e M5S si sono astenuti».
Non trova che siano parole pronunciate per infiammare lo scontro?
«Nelle piazze si sono viste e sentite frasi raccapriccianti rivolte alla premier e ai ministri, diventati bersagli di odio».
Ma le istituzioni hanno una responsabilità maggiore.
«È vero. La responsabilità del linguaggio ce l’hanno tutti, ma anche i deputati che accusano i ministri di essere responsabili di un genocidio».
In generale, in questa fase così delicata, non occorre evitare toni troppo alti?
«Se facciamo a gara a chi la spara…
Mara Carfagna, da segretaria e deputata di Noi moderati che impressione le ha fatto ascoltare Giorgia Meloni dire che la sinistra italiana sarebbe più fondamentalista di Hamas?
«Credo che la premier volesse sottolineare un paradosso, e cioè il fatto che una sinistra teoricamente pacifista non è riuscita a gioire per la notizia dell’accordo di pace voluto da Trump e firmato anche da Hamas, con la liberazione degli ostaggi e la fine degli attacchi a Gaza. Infatti Pd e M5S si sono astenuti».
Non trova che siano parole pronunciate per infiammare lo scontro?
«Nelle piazze si sono viste e sentite frasi raccapriccianti rivolte alla premier e ai ministri, diventati bersagli di odio».
Ma le istituzioni hanno una responsabilità maggiore.
«È vero. La responsabilità del linguaggio ce l’hanno tutti, ma anche i deputati che accusano i ministri di essere responsabili di un genocidio».
In generale, in questa fase così delicata, non occorre evitare toni troppo alti?
«Se facciamo a gara a chi la spara più grossa non ne usciamo più. Non mi stupisce che i toni si scaldino davanti a questioni enormi come la questione Gaza, che hanno un portato emotivo altissimo. Non mi stupiscono le mobilitazioni di piazza. Ma mi stupisce che una parte della politica insegua i toni delle minoranze più radicali ed estremiste. Dovremmo tutti esercitare un ruolo di equilibrio e sinceramente, in questa circostanza, l’imbarbarimento del dibattito è legato a chi nemmeno il 7 ottobre è riuscito a dissociarsi fino in fondo dai crimini di Hamas».
La premier contrappone due Italie. Quella dei cortei, attribuita alla sinistra. E quella, che ascrive al solo governo, che lunedì sarà in Egitto a celebrare la firma della tregua. Non dovrebbe piuttosto far convivere queste due realtà?
«Altrove convivono. Pensiamo alla Spagna: decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche lì, la Spagna era uno dei Paesi più rappresentati nella Flotilla, Sanchez ha riconosciuto la Palestina, eppure lunedì parteciperà al solenne summit per l’accordo di pace. Le due realtà possono convivere se davvero si lavora per la pace. Se si lavora per incendiare gli animi, è un’altra cosa».
Lei che ne pensa del Piano pace?
«È uno spiraglio di speranza. Il rilascio degli ostaggi, la ripresa degli aiuti a Gaza, rianimano chiunque abbia a cuore l’umanità e non vedo l’ora di avere la conferma che è tutto vero. Sappiamo che gli ostacoli sono enormi, ma nel buio si è finalmente accesa una luce: il resto dipenderà dalla capacità di ottenere il rispetto della road map annunciata, senza consentire a nessuno passi indietro».
Alla luce della radicalizzazione su ogni tema, il Centro moderato che ruolo sta avendo e deve avere?
«Le crisi internazionali ci hanno dimostrato che i sovranismi nazionali non hanno più senso, non difendono i popoli ma anzi li condannano alla sottomissione ai più forti. Il centro dovrebbe farsi alfiere di un nuovo sovranismo europeo nel quadro dell’alleanza occidentale. Un’Europa capace di difendersi, più integrata nei commerci, capace di fare spesa comune per reagire alle emergenze, è il primo scudo per l’Italia e per il benessere degli italiani».
Questo centro invece di dividersi tra Noi moderati, Forza Italia, Italia viva, Azione, il partito Liberaldemocratico, non dovrebbe trovare un’unità e una sintesi per contare di più?
«Ci si è provato, ci ho provato anche personalmente. Ma non funziona. Il modello bipolare non prevede “terze posizioni”, gli elettori non le capiscono e dicono: o di qua o di là. Questo è il quadro con cui dobbiamo confrontarci con realismo».