L’aereo di Netanyahu attraversa i cieli italiani, ma il governo sostiene di non saperlo
di Alessia CanditoNorme nazionali e internazionali affidano la competenza su voli civili e di Stato nello spazio aereo italiano al Ministero dei trasporti (Mit), agli enti correlati Enav e Enac, e per quelli di competenza all’Aeronautica militare. Ma sui transiti dell’Ala di Sion, l’aereo di Stato usato dal premier Netanyahu, inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e di guerra spiccato dalla Cpi, nessuno né dalle parti della Presidenza del Consiglio dei ministri, né dalle parti del Mit sa nulla, né “ha agli atti la documentazione richiesta”. O almeno, così si afferma nella mail certificata inviata alla formale richiesta presentata dall’avvocato Luca Saltalamacchia, uno dei dieci legali che ha lavorato alla denuncia per complicità in genocidio presentata alla Cpi contro la premier Meloni, i ministri Crosetto e Tajani, e l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani.
“Siamo davvero al teatro dell’assurdo. Un governo che nega per bocca dei ministeri e dei suoi vertici, dunque …
Norme nazionali e internazionali affidano la competenza su voli civili e di Stato nello spazio aereo italiano al Ministero dei trasporti (Mit), agli enti correlati Enav e Enac, e per quelli di competenza all’Aeronautica militare. Ma sui transiti dell’Ala di Sion, l’aereo di Stato usato dal premier Netanyahu, inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e di guerra spiccato dalla Cpi, nessuno né dalle parti della Presidenza del Consiglio dei ministri, né dalle parti del Mit sa nulla, né “ha agli atti la documentazione richiesta”. O almeno, così si afferma nella mail certificata inviata alla formale richiesta presentata dall’avvocato Luca Saltalamacchia, uno dei dieci legali che ha lavorato alla denuncia per complicità in genocidio presentata alla Cpi contro la premier Meloni, i ministri Crosetto e Tajani, e l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani.
“Siamo davvero al teatro dell’assurdo. Un governo che nega per bocca dei ministeri e dei suoi vertici, dunque della presidenza del Consiglio, di avere notizia del fatto che Netanyahu abbia sorvolato lo spazio aereo italiano, come ampiamente documentato dalla stampa anche internazionale. Questa cosa è impossibile”, commenta l’avvocato Fausto Gianelli, fra i legali che hanno curato l’esposto.
La missiva con cui la presidenza del Consiglio risponde all’istanza dei legali è del 2 ottobre scorso. Qualche giorno prima le curiose rotte dell’Ala di Sion aveva (per l’ennesima volta) attirato l’attenzione di media internazionali come il Guardian. Analizzando i tracciati su Flight radar, app che permette di monitorare i voli, era emerso che l’aereo con a bordo Netanyahu aveva seguito una rotta curiosa. Dopo aver sorvolato Grecia e Italia, l’Ala di Sion si è tenuto ben alla larga da Paesi come la Spagna che già hanno annunciato di aver intenzione di eseguire il mandato d’arresto spiccato dalla Cpi per il premier israeliano.
Non è certo la prima volta. Per i legali, sarebbe successo almeno altre tre e di quelle avrebbero chiesto conto. Di certo – e la cosa è finita al centro di un paio di interrogazioni parlamentari – è avvenuto ad aprile, quando Netanyahu per lasciare l’Ungheria e dirigersi verso gli Stati Uniti ha attraversato l’Italia per poi evitare accuratamente il sorvolo su Irlanda e Paesi Bassi. Identica cosa sarebbe successa a febbraio e più di recente a luglio.
Che l’Italia per Netanyahu sia “aeroporto sicuro” e Paese altrettanto tranquillo lo aveva già chiarito mesi fa il governo Meloni. Il ministro dei Trasporti Salvini ha più volte dichiarato che se “Netanyahu venisse in Italia sarebbe benvenuto” e il responsabile degli Esteri Antonio Tajani, ha assicurato che il mandato d’arresto spiccato non sarà mai eseguito perché per “l’Italia i capi di Stato e di governo in carica “godono dell’immunità”. Un’interpretazione assai personale degli obblighi derivanti dal Trattato di Roma istitutivo della Corte penale internazionale, fortemente criticata sia dai giudici dell’Aja, sia dalla comunità dei penalisti internazionali.
Adesso però il governo cambia strategia e sembra quasi scegliere la via della prudenza: né rivendica la decisione, né oppone il segreto di Stato per questioni di sicurezza. La Presidenza del Consiglio dei ministri afferma infatti di “non avere agli atti la documentazione richiesta” e che il ministero dei Trasporti, consultato per “completezza di informazione” ha “comunicato la non competenza in materia e l’assenza ai propri atti dei documenti richiesti”.
Un modo forse per evitare l’ennesimo scontro (se non addirittura un guaio) con la Corte penale internazionale,dove già pende un procedimento per inadempienza dei confronti dell’Italia, secondo la procura da punire non solo per non aver arrestato Osama Njeem Almasri, riportato in fretta e furia in Libia su un aereo di Stato, ma anche per aver mentito alla Corte che lo voleva in manette.
“L’Italia – sottolinea l’avvocato Gianelli – non potrebbe consentirne il transito perché Netanyahu è inseguito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale Ci si trincera dietro una vergognosa ipocrisia: non si dice che è stato autorizzato perché significherebbe venire meno agli obblighi e ai doveri nei confronti della Cpi e rischiare di essere nuovamente denunciata, né si nega, ma si dice che non sa nulla: solo il governo italiano dunque non sa che Netanyahu ha attraversato lo spazio aereo israeliano per fare le sue trasferte. Questo è veramente molto grave”.