Ce lo diranno lunedì le urne se avrà avuto ragione il fratello d’Italia, Alessandro Tomasi, quando venerdì sera sognava il ribaltone sostenendo che «la spinta storica della sinistra in Toscana è ormai esaurita». Si vedrà, di certo sarebbe un uragano politico, totalmente inaspettato, tale da far dimenticare lo storico tonfo che fece la sinistra a Bologna quando il macellaio Giorgio Guazzaloca violò per la prima volta palazzo d’Accursio. Segnali comunque non ce ne sono di un simile temporale in arrivo, nemmeno una nuvoletta oscura il cielo di Eugenio Giani, nonostante il governo sia accorso in massa a Firenze per abbattere quella che Giorgia Meloni ha definito «la roccaforte dei comunisti».
Il fatto è che con il pacioso Giani la retorica dei cosacchi alle porte, del «cacciamo i nemici de…
Ce lo diranno lunedì le urne se avrà avuto ragione il fratello d’Italia, Alessandro Tomasi, quando venerdì sera sognava il ribaltone sostenendo che «la spinta storica della sinistra in Toscana è ormai esaurita». Si vedrà, di certo sarebbe un uragano politico, totalmente inaspettato, tale da far dimenticare lo storico tonfo che fece la sinistra a Bologna quando il macellaio Giorgio Guazzaloca violò per la prima volta palazzo d’Accursio. Segnali comunque non ce ne sono di un simile temporale in arrivo, nemmeno una nuvoletta oscura il cielo di Eugenio Giani, nonostante il governo sia accorso in massa a Firenze per abbattere quella che Giorgia Meloni ha definito «la roccaforte dei comunisti».
Il fatto è che con il pacioso Giani la retorica dei cosacchi alle porte, del «cacciamo i nemici della Nazione» (striscione visto nella piazza San Lorenzo al comizio di chiusura delle destre) funziona poco, anche perché i toscani lo conoscono bene. Non fosse altro perché ha consumato la sua 500L su e giù per la regione per cinque anni, presenziando a ogni inaugurazione, a ogni taglio di nastro di opere pubbliche, ma anche a ogni festa, compleanno, matrimonio, battesimo; appariva dovunque, tanto da far credere all’esistenza di uno o più sosia. «Ti aspetti che compaia anche al matrimonio di tua cugina», ha scherzato Elly Schlein chiudendo la campagna del Pd a Firenze.
A dire il vero “il Giani” lo scherzetto lo ha fatto anche alla segreteria del Pd, nei giorni in cui al Nazareno si pensava a come sostituirlo con qualcuno che fosse potabile anche per il Movimento cinque Stelle. Nessuno gli rispondeva al telefono, Schlein non spuntava i suoi whatsapp, così Giani a luglio che fa? Sorpresona! Si presenta, non invitato, a un evento pd a Roma sulle politiche industriali, per parlare a quattr’occhi con la segretaria. «E che un c’è l’industria anche in Toscana?». Insomma, nonostante bizze, dispetti e irritazioni, alla fine il Pd cede e Schlein lo ricandida, forse temendo che “il Giani” - come uno Zaia sull’Arno - si sarebbe ricandidato comunque vincendo anche da solo contro tutti. Eccoci arrivati qui, Giani è riuscito a convincere Schlein e magari domani, se tutto va bene, proprio grazie a quel candidato non voluto, la segretaria potrà intestarsi la sua prima vittoria dopo gli insuccessi di Marche e Calabria. Da appassionato di miti greci, nei giorni scorsi il governatore uscente ha regalato agli amici un suo libricino con una rilettura del mito di Bellerofonte che doma Pegaso. L’eroe riesce a mettere un morso dorato al cavallo alato grazie a uno stratagemma - sorprende il fiero animale mentre si abbevera -, e così diventa il primo mortale a cavalcare nel cielo. Una metafora di come Giani ha domato il Pd nazionale? Potrebbe essere, sperando per Giani che non finisca allo stesso modo: con l’eroe disarcionato che precipita sulla terra.