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De Carlo: “FdI in Veneto è stata generosa, senza senso Zaia nel simbolo della Lega”

Luca De Carlo 

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Il senatore FdI: “Vogliamo essere primi. Zaia è un patrimonio e può essere un valore aggiunto anche senza una sua lista. Giusto che la Lombardia vada a noi”
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ROMA – Luca De Carlo, le dispiace che sia toccato al leghista Stefani e non a lei fare il candidato del centrodestra in Veneto?

«Mi dispiace che non sia toccato a Fratelli d’Italia più che a me. Non ne ho mai fatto una questione personale».

Però ci sperava, no?

«Alla fine noi di Fratelli d’Italia più che giusti siamo stati generosi».

Un po’ troppo?

«Mah, penso che i partiti leader come il nostro abbiano delle responsabilità in più, tra cui c’è quella di tenere compatta la coalizione».

Non avete alcuna regione al Nord.

«Ma siccome saremo determinanti avremo ruoli strategici, sempre se vinceremo».

Ci sono dubbi?

«Ho imparato che in politica bisogna essere umili, perché alla gente i supponenti non piacciono. Quindi cerchiamo di vincere bene prima di parlare di poltr…

ROMA – Luca De Carlo, le dispiace che sia toccato al leghista Stefani e non a lei fare il candidato del centrodestra in Veneto?

«Mi dispiace che non sia toccato a Fratelli d’Italia più che a me. Non ne ho mai fatto una questione personale».

Però ci sperava, no?

«Alla fine noi di Fratelli d’Italia più che giusti siamo stati generosi».

Un po’ troppo?

«Mah, penso che i partiti leader come il nostro abbiano delle responsabilità in più, tra cui c’è quella di tenere compatta la coalizione».

Non avete alcuna regione al Nord.

«Ma siccome saremo determinanti avremo ruoli strategici, sempre se vinceremo».

Ci sono dubbi?

«Ho imparato che in politica bisogna essere umili, perché alla gente i supponenti non piacciono. Quindi cerchiamo di vincere bene prima di parlare di poltrone».

Il candidato prescelto, Alberto Stefani, la convince?

«È un mio amico. Non troverà una parola fuori luogo su di lui. Non ne ho pronunciate neanche in queste settimane nelle quali tutti noi abbiamo perorato la causa per i rispettivi partiti».

Ma vi sentite?

«Costantemente. Dovremo collaborare insieme, in futuro, visto che io sono il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia».

È molto giovane.

«Ma anche intelligente. E la giovane età può essere una risorsa in questi casi».

Zaia è scontento. Dice che qualcuno lo considera un problema. Si riferiva a Fratelli d’Italia?

«No, assolutamente. I fuoriclasse come Zaia io li metterei capolista in ogni provincia».

Chi lo ostacola allora?

«Nessuno. Zaia è un patrimonio del centrodestra, e può essere un valore aggiunto anche senza presentare la sua lista».

Ma non c’è né la sua lista, né il suo nome sul simbolo.

«Il nome sul simbolo è un problema della Lega. Dopodiché mi chiedo perché dovrebbe esserci il nome, visto che non è né il candidato governatore né il leader nazionale. Noi avremo il nome di Giorgia Meloni, ma parliamo della nostra premier».

Quanto prenderà Fratelli d’Italia in Veneto?

«Quanto non lo so. Ma dovremmo essere bravi a essere ancora il primo partito».

Ormai il Veneto parla meloniano?

«Abbiamo una classe dirigente preparata, ormai siamo un punto di riferimento».

La Lombardia tocca a voi?

«Si vota tra tre anni. Un’era geologica in politica».

Ma se ne parla adesso, perché l’accordo è legato al Veneto.

«Se saremo bravi alle Regionali come lo siamo stati alle politiche e alle Europee, capaci cioè di uno straordinario risultato, penso che alla fine potremo essere meno generosi e più giusti in Lombardia, come dice anche il mio amico e collega Osnato».

Prandini è l’uomo giusto?

«Oddio, io faccio il coordinatore regionale del Veneto, e ne ho già abbastanza nell’occuparmi della mia regione».

Ma non si voterà un anno prima?

«I mandati hanno una scadenza naturale, e quando sarà se ne discute».

Alla fine quanto è deluso che non sia toccato a lei?

«Resta un po’ di amaro in bocca».

Ma per lei o per il suo partito?

«Per il mio partito, naturalmente».

È sincero?

«Sono presidente di un’importante Commissione al Senato, rinnovato da pochissimo, e ho sempre portato a termine i mandati, compreso quello di sindaco del mio paese, quando venni eletto parlamentare».

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