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Giani riconfermato a mani basse governatore in Toscana, nelle coalizioni premiati i centristi

Il governatore uscente della Toscana e riconfermato, Eugenio Giani 

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La distanza tra il governatore uscente del campo largo e Tomasi, candidato del centrodestra, salirebbe a circa 13 punti. Record storico negativo di affluenza (47,73%). Pd primo partito, a destra male la Lega (e Vannacci)
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FIRENZE – Eugenio Giani vince a mani basse le elezioni e si conferma governatore della Toscana. Un successo personale contro il fratello d’Italia, Alessandro Tomasi, che arriva a una cifra doppia rispetto alla volta scorsa, quando la leghista Susanna Ceccardi venne lasciata “solo” otto punti indietro. Contro il meloniano Tomasi, sindaco di Pistoia, la distanza con Giani sale invece a circa tredici punti.

Lo spoglio in tempo reale

Una vittoria conseguita con il campo largo, dai moderati riuniti sotto la sigla Casa Riformista (+Europa, lista Giani, Italia Viva, socialisti e repubblicani) ad Avs e Movimento Cinque Stelle, ma senza Azione di Calenda. Una riconferma avvenuta però con il record storico negativo di affluenza, il 47,7%, persino più bassa del già bassissimo 48,2% che fece scandalo nel 2015. Senza contare l’ultimo dato delle scorse regionali del 2020, superiore al 62%, ma con il richiamo in contemporanea del referendum sul taglio dei parlamentari.

FIRENZE – Eugenio Giani vince a mani basse le elezioni e si conferma governatore della Toscana. Un successo personale contro il fratello d’Italia, Alessandro Tomasi, che arriva a una cifra doppia rispetto alla volta scorsa, quando la leghista Susanna Ceccardi venne lasciata “solo” otto punti indietro. Contro il meloniano Tomasi, sindaco di Pistoia, la distanza con Giani sale invece a circa tredici punti.

Lo spoglio in tempo reale

Una vittoria conseguita con il campo largo, dai moderati riuniti sotto la sigla Casa Riformista (+Europa, lista Giani, Italia Viva, socialisti e repubblicani) ad Avs e Movimento Cinque Stelle, ma senza Azione di Calenda. Una riconferma avvenuta però con il record storico negativo di affluenza, il 47,7%, persino più bassa del già bassissimo 48,2% che fece scandalo nel 2015. Senza contare l’ultimo dato delle scorse regionali del 2020, superiore al 62%, ma con il richiamo in contemporanea del referendum sul taglio dei parlamentari.

Tolto il brivido sulla vittoria, resta da analizzare la vera partita, quella del voto di lista, con le varie competizioni aperte all’interno delle due coalizioni. Intanto nel centrosinistra il secondo posto dietro il Pd va alla lista Giani-Casa riformista, con quasi il 9 per cento, alla quale seguono Avs intorno al 7% e il Movimento cinque Stelle poco sopra il 4%.

A destra tutti gli occhi sono puntati sulla Lega. L’insuccesso è evidente: si ferma al 4,4% e la sconfitta sarà da molti (soprattutto nel carroccio locale) addebitato per intero al generale Roberto Vannacci, a cui Salvini ha delegato il bastone del comando e la formazione delle liste. Lo spoglio spinge anche nel centrodestra a premiare i moderati dietro Fratelli d’Italia: Forza Italia con il 6,2 supera la Lega ferma al 4,4%.

Brutte notizie per Antonella Bundu, la candidata di sinistra-sinistra. Anche se lei ottiene il 5,2% rimarrà fuori dal consiglio perché le liste che la sostengono (Potere al popolo, Possibile e Rifondazione comunista) si fermano al 4,5%.

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