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Il Memoriale della Shoah: “Da Roccella falso storico”. La telefonata della ministra a Segre

La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella

 (ansa)
La titolare del dicastero della Famiglia, contattata da Meloni, ha cercato per tutto il giorno la senatrice dopo la polemica sulle visite degli studenti
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Un falso storico. Anche la fondazione Memoriale della Shoah di Milano ha rotto il silenzio convinta che «dipingere», come ha fatto la ministra Eugenia Roccella, la visita a Auschwitz «come frutto di un disegno politico di parte, limita prima di tutto la Memoria delle vittime e rappresenta un falso storico».

La titolare del dicastero della Famiglia, pur confermando e rincarando la dose in tv, ieri per tutto il giorno ha provato a rintracciare la senatrice a vita Liliana Segre, la quale profondamente ferita dalle parole pronunciate il giorno prima dall’esponente di governo, per lungo tempo ha preferito non rispondere. Solo a tarda sera si sono sentite, Roccella si è scusata e Segre ne ha preso atto in questo breve colloquio.

Difficile non provare, in particolare per chi in quel campo di concentramento è stata deportata, un senso di sconforto quando un esponente del governo apostrofa le «gite ad Auschwitz», chiamandole così e non viaggi d’istruzione, come un «modo per continuare a dire c…

Un falso storico. Anche la fondazione Memoriale della Shoah di Milano ha rotto il silenzio convinta che «dipingere», come ha fatto la ministra Eugenia Roccella, la visita a Auschwitz «come frutto di un disegno politico di parte, limita prima di tutto la Memoria delle vittime e rappresenta un falso storico».

La titolare del dicastero della Famiglia, pur confermando e rincarando la dose in tv, ieri per tutto il giorno ha provato a rintracciare la senatrice a vita Liliana Segre, la quale profondamente ferita dalle parole pronunciate il giorno prima dall’esponente di governo, per lungo tempo ha preferito non rispondere. Solo a tarda sera si sono sentite, Roccella si è scusata e Segre ne ha preso atto in questo breve colloquio.

Difficile non provare, in particolare per chi in quel campo di concentramento è stata deportata, un senso di sconforto quando un esponente del governo apostrofa le «gite ad Auschwitz», chiamandole così e non viaggi d’istruzione, come un «modo per continuare a dire che l’antisemitismo era una questione fascista e basta». Per questo «sono state incoraggiate e valorizzate».

Parole che, oltre a suscitare la dura reazione dell’opposizione, hanno toccato nel profondo la senatrice Segre costretta a ricordare che «durante la Seconda guerra mondiale, i nazisti con la collaborazione zelante dei fascisti locali realizzarono una colossale industria della morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze».

Nonostante queste parole di chiarezza, Fratelli d’Italia, come anticipato domenica dalla stessa ministra, ha avanzato la richiesta di ascoltare Roccella, affinché possa chiarire, in commissione Intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.

Tuttavia, l’intenzione di Roccella non sembra essere né quella di correggere il tiro né tantomeno quella di scusarsi. Tra l’altro domenica sera, dopo le dure parole della senatrice, che ha anche detto come «la memoria della verità storica faccia male solo a chi conserva scheletri negli armadi», sarebbe stata la premier Giorgia Meloni, in una conversazione telefonica avuta con Roccella, contestandole la forma e non il contenuto, a consigliarle di chiedere l’audizione in commissione.

Intanto ieri in serata, ospite della trasmissione 10 Minuti su Retequattro, Roccella ha rilanciato: «Ho toccato un nervo scoperto, ho detto la verità, ho chiesto “sono gite”? Sono gite se poi vediamo studenti nelle piazze che urlano slogan antisemiti e insultato Segre?». Insiste la ministra: «C’è un problema di antisemitismo che non può essere confinato in una epoca storica, il nazifascismo, e in una area politica, è qualcosa di strisciante. Noi dobbiamo fare meglio i conti con il nostro passato. Non ho contestato quei viaggi, credo siano utili, ma l’antisemitismo è vivo in particolare in quelle piazze che a sinistra non vengono criticate». E poi la stoccata finale: «L’antisemitismo oggi è più a sinistra che a destra, non essendoci stata questa presa di coscienza».

Una mossa che fa il paio con quella di Marco Scurria di Fratelli d’Italia che ha chiesto di convocare la commissione per consentire alla ministra di poter spiegare «l’effettivo intento delle sue parole». La richiesta sarà illustrata oggi, dal momento che si riunisce per l’audizione dei giornalisti Tommaso Cerno, direttore de Il Tempo, e Daniele Capezzone, direttore editoriale di Libero, sulle minacce ricevute dopo le inchieste pubblicate riguardo la propaganda di idee razziste e antisemite.

Parecchie però le riserve sull’ascoltare o meno la ministra, trattandosi di una richiesta irrituale e soprattutto perché, nelle ultime settimane, questo organismo parlamentare è già stato esposto a un utilizzo strumentale. Per questo la capogruppo Pd in commissione Simona Malpezzi invita «la ministra a fermarsi e riconoscere che ha commesso un errore. Un grave errore. Forse la sua audizione davanti alla commissione Segre potrebbe essere l’occasione per pronunciare pubblicamente le scuse, più che dovute, che tutti si aspettano da lei».

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