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Todde: “L’alleanza vada avanti. Io resto, i cittadini sono con me”

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“Le irregolarità nei rendiconti? Tutto in buona fede, cercando sempre di rispettare le regole”
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MILANO – Alessandra Todde ha avuto la notizia a Bruxelles, dove si trovava per un incontro tra rappresentanti delle regioni insulari: nessuna decadenza per lei, la Consulta chiude così una complessa vicenda burocratica che stava mettendo in discussione il suo mandato. Il collegio regionale di garanzia elettorale aveva dichiarato lo stop per la presidente della Sardegna, con l’ordinanza del 20 dicembre 2024, ma nel farlo «ha esorbitato dai propri poteri»: è il pronunciamento della Corte. L’hanno chiamata in tanti per congratularsi, tra cui Elly Schlein e ovviamente Giuseppe Conte.

Qual è la sensazione dopo che ci si leva di dosso questa spada di Damocle?

«Intanto ci tengo a ribadire che ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni. La reazione è continuare a lavorare con sempre maggiore forza ed entusiasmo. Sono motivatissima, sento consenso e fiducia dei miei cittadini».

C’era un piano B, fosse andata male?

«Parto dal presupposto che siamo tutti a tempo determinato, lo so per le mie pass…

MILANO – Alessandra Todde ha avuto la notizia a Bruxelles, dove si trovava per un incontro tra rappresentanti delle regioni insulari: nessuna decadenza per lei, la Consulta chiude così una complessa vicenda burocratica che stava mettendo in discussione il suo mandato. Il collegio regionale di garanzia elettorale aveva dichiarato lo stop per la presidente della Sardegna, con l’ordinanza del 20 dicembre 2024, ma nel farlo «ha esorbitato dai propri poteri»: è il pronunciamento della Corte. L’hanno chiamata in tanti per congratularsi, tra cui Elly Schlein e ovviamente Giuseppe Conte.

Qual è la sensazione dopo che ci si leva di dosso questa spada di Damocle?

«Intanto ci tengo a ribadire che ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni. La reazione è continuare a lavorare con sempre maggiore forza ed entusiasmo. Sono motivatissima, sento consenso e fiducia dei miei cittadini».

C’era un piano B, fosse andata male?

«Parto dal presupposto che siamo tutti a tempo determinato, lo so per le mie passate esperienze di governo che si sono interrotte in anticipo. Quindi gli inciampi possono esserci, ma ho comunque sempre avuto in testa l’idea che l’importante era continuare il mio impegno».

A posteriori: ci fu però qualche leggerezza?

«Come è facilmente immaginabile non mi sono mai occupata direttamente di questioni burocratiche. Ma abbiamo fatto tutto in buona fede, cercando sempre di rispettare le regole, e porteremo avanti le nostre ragioni nelle sedi opportune».

Ad oggi lei è ancora l’unica presidente di Regione dei 5 Stelle: il campo progressista in Sardegna come funziona?

«Ci si confronta tanto, anche duramente: siamo forze politiche molto diverse su alcuni temi. Ma ci siamo dati delle priorità, ci sono stati passi cruciali da fare su sanità ed energie rinnovabili: li abbiamo superati con coesione e unità».

Quindi è contenta di questa formula.

«Lo sono, sì».

Invece Chiara Appendino ha evocato sue dimissioni da vicepresidente perché il modello, impostato così, non funziona. Servirebbe una scossa?

«Lei è un’amica ma non condivido la sua linea. Essere chiari nelle alleanze è fondamentale: da soli non si governa e non si incide. Poi: in Piemonte abbiamo preso il 7 per cento andando da soli e in Sardegna l’8 in alleanza. Questo ci dice che se c’è un progetto credibile le cose funzionano davvero».

Però i numeri del M5S finora alle regionali sono molto negativi: perché?

«Il radicamento territoriale non si inventa, lo costruisci governando, creando una classe dirigente. Detto questo, gli elettori vogliono che la fiducia sia ben riposta: serve un progetto credibile, senza tentennamenti, come abbiamo fatto, spiegando ai nostri elettori perché si stava facendo un percorso. I temi interessano più delle persone e degli schieramenti: se rappresenti i problemi, allora fai la differenza. Si tratta di fare sintesi e trovare unità su valori condivisi, in un contesto di vera alternativa. Questo è il nostro lavoro, e personalmente mi spendo anche fuori dalla Sardegna: ci sarò per la campagna di Fico e Decaro, come è stato per Tridico, Ricci e altri».

Ma il M5S, anche in un contesto di coalizione, come può diversificarsi da Pd e Avs?

«La politica sui giovani, tema che conosco bene perché qui tanti di loro lasciano l’isola. Porre al centro la cura delle fragilità, non considerare la povertà una colpa, credere in un modello per la redistribuzione delle risorse e il sostegno all’economia reale e non finanziaria. Innovazione e tecnologia: abbracciarle per progredire, vedere il futuro senza esserne spaventati. Tutto questo è nel nostro Dna».

Ma la base del Movimento secondo lei sta capendo questa alleanza stabile con il Pd?

«So che il rapporto con la base va coltivato: facemmo bene con la costituente Nova a farlo. Così è stato giusto anche consultare gli attivisti in Toscana. Serve far capire una differenza: quando sei dentro le istituzioni hai possesso di informazioni e di una visione che ti fa vedere le cose in maniera diversa rispetto al passato. In Toscana, ad esempio, con questa vittoria ora governeremo i processi, in giunta e in Consiglio con i nostri eletti».

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