Un cileno a Roma e due killer fascisti assolti. La storia dimenticata di Bernardo Leighton
di Stefano BaldoliniUn filo rosso – anzi nero – lega Santiago del Cile e Roma, il dittatore cileno Augusto Pinochet al neo fascismo italiano degli anni ‘70, in una storia emblematica di cinquanta anni fa i cui rivoli di sangue arrivano sino al giudice Giovanni Falcone. A incarnare questa vicenda, in parte dimenticata, è Bernardo Leighton, ferito gravemente insieme alla moglie Anita Fresno nella capitale italiana il 6 ottobre del 1975.
Un delitto con troppi pochi colpevoli, che viene ricordato oggi a Roma in un seminario a cui partecipa anche il presidente Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica del Cile Boric Font.
Esponente della democrazia cristiana cilena, più volte ministro negli anni Sessanta e vicepresidente della Repubblica, Leighton fu uno dei politici locali in prima linea contro il regime di Pinochet. “Uno dei sedici, e non dei tredici come erroneamente si riporta, che subito dopo il golpe dell’11 settembre 1973 firmarono una dichiarazione contro il generale”, ha ricordato, intervist…
Un filo rosso – anzi nero – lega Santiago del Cile e Roma, il dittatore cileno Augusto Pinochet al neo fascismo italiano degli anni ‘70, in una storia emblematica di cinquanta anni fa i cui rivoli di sangue arrivano sino al giudice Giovanni Falcone. A incarnare questa vicenda, in parte dimenticata, è Bernardo Leighton, ferito gravemente insieme alla moglie Anita Fresno nella capitale italiana il 6 ottobre del 1975.
Un delitto con troppi pochi colpevoli, che viene ricordato oggi a Roma in un seminario a cui partecipa anche il presidente Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica del Cile Boric Font.
Esponente della democrazia cristiana cilena, più volte ministro negli anni Sessanta e vicepresidente della Repubblica, Leighton fu uno dei politici locali in prima linea contro il regime di Pinochet. “Uno dei sedici, e non dei tredici come erroneamente si riporta, che subito dopo il golpe dell’11 settembre 1973 firmarono una dichiarazione contro il generale”, ha ricordato, intervistato recentemente da Radio Radicale l’ex deputato Dc Gilberto Bonalumi.
Leighton era da eliminare. Era visto come una minaccia dal regime perché lavorava per mettere insieme le forze democratiche cilene, sia cattoliche che di sinistra, per creare un’opposizione a Pinochet. Negli stessi anni in cui anche in Italia si iniziava a parlare di “compromesso storico” fra Partito comunista e Dc.
Fu proprio Bonalumi a incontrare Leighton a Santiago qualche mese dopo la presa della Moneda, il palazzo presidenziale assediato dai militali dove si tolse la vita Salvator Allende. Prosegue il suo racconto: “Passammo sotto delle bandiere cilene e disse che dovevano essere ‘listate a lutto’, poi si mise a fare un comizio contro il regime proprio sotto la Moneda. Allora capii che dovevo portarlo fuori dal Cile”.
L’espatrio riuscì l’anno dopo, il pretesto fu una serie di convegni organizzati dalla Dc, ma il dissidente democristiano cileno, 66 anni, venne comunque colpito nel nostro Paese, a Roma, in un residente di via Aurelia, proprio dirimpetto alla basilica di San Pietro, dove la coppia aveva preso dimora e stava rincasando verso le 21 di sera.
Autori dell’agguato furono, “nascosti in un cabina telefonica” –scrive il Corriere della Sera del tempo –, Pierluigi Concutelli e Stefano Delle Chiaie, Ordine nuovo e Avanguardia nazionale, le formazioni di matrice neo fascista che segnarono gli anni Settanta e che fecero parte di fatto dell’Internazionale nera al soldo del regime cileno.
Fu con l’agguato a Leighton che la Dina, la polizia segreta di Pinochet, dimostrò di poter colpire anche fuori dell’America Latina. Una serie di operazioni che culminarono con l’esecuzione dell’ex ministro allendista Orlando Letelier, ambasciatore a Washington nel 1976.
La matrice dell’agguato a Leighton fu evidente da subito: “L’ombra del sanguinario regime di Pinochet dietro l’attentato”, titolava sempre l’Unità solo il giorno dopo il fatto. Ma i neofascisti italiani Concutelli e Delle Chiaie vennero assolti nel processo, grazie a depistaggi e mancata collaborazione delle autorità cilene e statunitensi, e riconosciuti colpevoli solo quando non erano più giudicabili nei procedimenti di molti anni dopo contro i mandanti oltreoceano del delitto. Processi resi possibili anche grazie all’apertura degli archivi di Santiago, a cui contribuì nel 1992 l’allora dirigente del ministero della Giustizia Falcone, in quello che sarà ricordato come l’ultimo atto firmato dal magistrato prima di essere ucciso dalla mafia nell’attentato di Capaci del maggio 1992.Non l’unico crocevia della storia rappresentato da Leighton: uno dei due sicari, anzi chi ha azionato il grilletto fu lo stesso Concutelli, che dieci mesi dopo, nel 1976, uccise Vittorio Occorsio, il pubblico ministero che stava indagando sugli intrecci tra neofascismo, massoneria e criminalità. Proprio per questo il seminario odierno è stato organizzato dalla Fondazione Occorsio.