PARIGI – François Hollande osserva con attenzione la crisi del macronismo e prepara silenziosamente la ricostruzione di una sinistra di governo. A 71 anni, l’ex capo dello Stato non ha mai davvero abbandonato il gioco politico. Nel suo ufficio vicino al Louvre appare soddisfatto del risultato incassato dai socialisti con la sospensione della riforma delle pensioni, una vittoria non solo simbolica ma politica. Hollande rivendica il ruolo del partito socialista come forza responsabile, capace di garantire stabilità al Paese. E sottolinea la rottura con Jean-Luc Mélenchon, definito “l’idiota utile” che fa più paura dell’estrema destra.
I socialisti non voteranno la sfiducia. Quindi oggi potrebbero salvare il governo Lecornu, fedelissimo di Macron?
«È stato innanzitutto Sébastien Lecornu a volersi salvare, concedendo ai socialisti la sospensione della riforma delle pensioni, chiesta anche dai sindacati e da gran parte dell’opinione pubblica. Lecornu era un fedelissimo di Macron, ma è dovu…
PARIGI – François Hollande osserva con attenzione la crisi del macronismo e prepara silenziosamente la ricostruzione di una sinistra di governo. A 71 anni, l’ex capo dello Stato non ha mai davvero abbandonato il gioco politico. Nel suo ufficio vicino al Louvre appare soddisfatto del risultato incassato dai socialisti con la sospensione della riforma delle pensioni, una vittoria non solo simbolica ma politica. Hollande rivendica il ruolo del partito socialista come forza responsabile, capace di garantire stabilità al Paese. E sottolinea la rottura con Jean-Luc Mélenchon, definito “l’idiota utile” che fa più paura dell’estrema destra.
I socialisti non voteranno la sfiducia. Quindi oggi potrebbero salvare il governo Lecornu, fedelissimo di Macron?
«È stato innanzitutto Sébastien Lecornu a volersi salvare, concedendo ai socialisti la sospensione della riforma delle pensioni, chiesta anche dai sindacati e da gran parte dell’opinione pubblica. Lecornu era un fedelissimo di Macron, ma è dovuto diventare “infedele” per poter andare avanti».
È la fine del macronismo?
«Non so cosa sia il macronismo né se sia mai davvero esistito. Questa riforma avrebbe dovuto inserirsi in una riflessione più ampia sul lavoro, sui mestieri usuranti, sull’uguaglianza tra donne e uomini, e accompagnarsi a una vera concertazione sociale».
La France Insoumise vi accusa di tradimento. Cosa risponde?
«Il partito socialista torna a essere una forza di governo e dimostra che la strategia conflittuale della France Insoumise è fallita. Il Ps ha ottenuto la sospensione di una riforma impopolare. L’obiettivo non era stringere un deal sottobanco, ma garantire la stabilità della Francia in un contesto già pericoloso».
Non c’è più il Nouveau Front Populaire, l’alleanza di sinistra nata dopo per le elezioni del 2024?
«Il Nfp era un’alleanza di circostanza per fare argine all’estrema destra. Alle municipali del marzo prossimo non ci saranno liste comuni tra socialisti e France Insoumise che ha assunto posizioni incompatibili sia nella gestione di una città che nel funzionamento dello Stato, se dovessimo arrivare al potere. La France Insoumise svolge oggi il ruolo dell’“idiota utile” della politica francese e spaventa una parte dei francesi più dell’estrema destra».
Anche nella maggioranza c’è chi, come l’ex primo ministro Édouard Philippe, chiede le dimissioni di Macron. Cosa ne pensa?
«Sono sorpreso che lo dica un ex primo ministro nominato da Macron e a sua volta candidato alle presidenziali. Le dimissioni porterebbero a una presidenziale anticipata, da tenersi entro il termine costituzionale di trentacinque giorni. Un periodo troppo breve. Abbiamo bisogno di una campagna lunga, che permetta di discutere seriamente delle grandi questioni: la difesa, la sicurezza, l’immigrazione, la fiscalità, le pensioni, il ruolo della Francia nel mondo».
Ha seguito da vicino l’evoluzione di Macron. È partito con lei da sinistra, ha poi governato da destra e ora sembra riavvicinarsi alla sinistra. Come spiega questa traiettoria?
«Macron non ha né convinzioni profonde, né una vera cultura politica. Non ha mai diretto un partito né esercitato un mandato locale che lo radicasse in un territorio. Si adatta alle circostanze. Alcuni pensano sia pragmatismo. Per me è piuttosto una deriva, dovuta a una mancanza di ancoraggio ideologico».
Qual è l’obiettivo del capo dello Stato?
«Vuole concludere il mandato in modo dignitoso. Lo capisco ed è anche importante per mantenere il peso della Francia nel mondo. Se vuole riuscirci, però, deve delegare una parte del potere esecutivo al primo ministro».
Questo governo può durare fino alla presidenziale del 2027?
«Spetterà al governo compiere ora i compromessi necessari in parlamento sulla Finanziaria, in particolare sulla fiscalità dei grandi patrimoni e sul potere d’acquisto dei francesi».
Per battere l’estrema destra serve un candidato unico del centrosinistra, ad esempio Raphaël Glucksmann?
«Non credo nel candidato unico. Una presidenziale non è un semplice gioco di alleanze. C’è una personalità che si impone. Oggi è troppo presto per individuarla. Glucksmann è uno dei possibili candidati. Ma per dargli una reale possibilità, a lui o a un altro, bisogna prima riunire tutti sotto lo stesso tetto: Glucksmann, Bernard Cazeneuve, il partito socialista con Olivier Faure, e anche me. Questo lavoro non è ancora cominciato».
E quale sarà il suo ruolo in questo lavoro di riunificazione?
«Riportare tutti a casa».
Nicolas Sarkozy entrerà in carcere nei prossimi giorni. Andrà a trovarlo?
«So quanto sia doloroso, per lui come per alcuni francesi, perché è stato il loro Presidente. Questa prova rende ancora più cupa l’attuale fase politica. Ma spesso si chiede alla giustizia che sia inflessibile con i delinquenti e i criminali. E se non lo fosse anche con i politici, cosa si direbbe? Bisogna quindi accettare che sia rigorosa con tutti, senza eccezioni».