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Corazzieri, mozzetta, onori: Leone rispetta il protocollo. Appello su migranti e vita

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Il Papa recupera il “rito” stravolto da Francesco: sola eccezione la sua jeep. “Dare sostegno alle famiglie e lavori dignitosi”
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Alla storia fa un accenno fugace, il Quirinale è un «palazzo a cui tanto sono legate la storia della Chiesa Cattolica e la memoria di numerosi Pontefici», dice Leone XIV. Nel 2008 Benedetto XVI era stato abrasivo, aveva ricordato la «questione romana» e le pagine «tristi» di storia del papato, lì i Pontefici vissero e da lì governarono, sottolineò, «per oltre due secoli». Da quella memoria il Papa nato a Chicago è distante anni luce, e si vede. Robert Francis Prevost affronta la prima visita di Stato in Italia nel suo stile: tradizionale, pragmatico, affabile.

Papi e macchine

Il Papa rende visita a Sergio Mattarella, che aveva ricevuto meno di un mese dopo il Conclave, a inizio giugno, e prima di qualsiasi altro politico italiano. Nella sua prima visita al Quirinale, nel 2013, Francesco era arrivato al Colle a bordo di una semplice Ford Fiesta e non aveva voluto la scorta d’onore, Joseph Ratzinger nel 2005 aveva attraversato Roma scortato e a bordo di una Lancia Thema decappottabile. …

Alla storia fa un accenno fugace, il Quirinale è un «palazzo a cui tanto sono legate la storia della Chiesa Cattolica e la memoria di numerosi Pontefici», dice Leone XIV. Nel 2008 Benedetto XVI era stato abrasivo, aveva ricordato la «questione romana» e le pagine «tristi» di storia del papato, lì i Pontefici vissero e da lì governarono, sottolineò, «per oltre due secoli». Da quella memoria il Papa nato a Chicago è distante anni luce, e si vede. Robert Francis Prevost affronta la prima visita di Stato in Italia nel suo stile: tradizionale, pragmatico, affabile.

Papi e macchine

Il Papa rende visita a Sergio Mattarella, che aveva ricevuto meno di un mese dopo il Conclave, a inizio giugno, e prima di qualsiasi altro politico italiano. Nella sua prima visita al Quirinale, nel 2013, Francesco era arrivato al Colle a bordo di una semplice Ford Fiesta e non aveva voluto la scorta d’onore, Joseph Ratzinger nel 2005 aveva attraversato Roma scortato e a bordo di una Lancia Thema decappottabile. Leone torna al protocollo tradizionale ma a modo suo: viaggia scortato dai corazzieri, che procedono in moto fino a piazza Venezia e da lì in avanti a cavallo, ma a bordo della sua amata Jeep nera, il braccio fuori dal finestrino abbassato. Il Papa sale e scende dal suv con qualche impaccio, indossa la mozzetta e la stola rossa delle occasioni ufficiali. Il rituale è pomposo: su un tappetino srotolato a pochi metri da piazza San Pietro, accanto alla schiera di carabinieri, polizia, finanza, marina e granatieri di Sardegna, una minidelegazione guidata da Tajani, Mantovano e l’ambasciatore Di Nitto lo attende al suo ingresso formale in Italia. Due ore dopo sono di nuovo lì per accomiatarsi dal Papa che rientra in Vaticano: si sono appena visti al Quirinale ma si stringono la mano, assistono agli onori militari, si ristringono la mano.

Magistero e aperture

Durante la visita al Colle il Papa non si discosta mai dal cerimoniale, pronuncia un discorso senza impennate, ma consolida un rapporto istituzionale e personale con Mattarella. Dosa magistero tradizionale e aperture sociali. Ricorda l’impegno dell’Italia e della Santa Sede per la pace e per il multilateralismo, la collaborazione con l’ospedale Bambino Gesù per accogliere i bambini malati di Gaza. Nel suo primo discorso all’Italia indica principi di fondo ma si tiene lontano dalla polemica politica tra maggioranza e opposizione. Caldeggia la tutela della vita «dal concepimento all’età avanzata, fino al momento della morte», ma lo fa citando Bergoglio, il Papa che ha archiviato i “valori non negoziabili” di ruiniana memoria. Fa appello a contrastare la denatalità, sottolinea l’importanza della famiglia, «padre, madre, figlio, figlia, nonno, nonna», dice, «sono, nella tradizione italiana, parole che esprimono e suscitano naturalmente sentimenti di amore, rispetto e dedizione, a volte eroica», puntualizza che bisogna «garantire a tutte le famiglie il sostegno indispensabile di un lavoro dignitoso, in condizioni eque e con attenzione alle esigenze legate alla maternità e alla paternità». Cita Ratzinger per dire che bisogna diffidare dai modelli culturali che promettono libertà ma promuovono «forme di controllo come le mode del momento, le strategie di commercio o altro», ricorda l’ottocentesimo anniversario di San Francesco, l’anno prossimo, per sottolineare la «urgente questione della cura della casa comune», ossia dell’ambiente.

La patrona del Perù

Insiste sulla necessità di «accogliere» e «integrare» gli immigrati, incoraggia gli italiani a «mantenere sempre vivo l’atteggiamento di apertura e solidarietà». Fa un elogio del passato e delle tradizioni («Non disprezziamo ciò che i nostri padri hanno vissuto e ciò che ci hanno trasmesso») per parlare del futuro, perché, dice, «più si riconosce e si ama serenamente ciò che si è, più è facile incontrare e integrare l’altro senza paura e a cuore aperto». A Mattarella regala un mosaico del Colosseo, Mattarella gli regala una biografia di santa Rosa da Lima, patrona del Perù, la seconda patria di Prevost: il Pontefice venuto dalle Americhe che guarda le vicende italiane con attenzione e una punta di distanza.

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