Sciolto ogni dubbio. La presidente della Regione è in sella più saldamente di ieri. Sul caso Todde, il collegio regionale di garanzia elettorale - che aveva dichiarato lo stop per la governatrice della Sardegna, con l’ordinanza del 20 dicembre 2024 - "ha esorbitato dai propri poteri, pronunciandosi sulla decadenza" della governatrice del M5S. E, soprattutto: lo ha fatto in ipotesi “non previste dalla legge, come cause di ineleggibilità". Ecco l'attesissima pronuncia appena pubblicata dalla Corte Costituzionale, è la sentenza numero 148. Che appariva come congelata in queste settimane di agone elettorale, per la tornata delle regionali.
La Corte ha stabilito inoltre che, è inammissibile il conflitto di attribuzione sollevato da quella regione rispetto alla sentenza del Tribunale di Cagliari che aveva rigettato il ricorso della presidente della Sardegna, contro l'ordinanza-ingiunzione del collegio di garanzia che era stata emessa il 20 dicembre 2024 dallo stesso collegio regionale di ga…
Sciolto ogni dubbio. La presidente della Regione è in sella più saldamente di ieri. Sul caso Todde, il collegio regionale di garanzia elettorale - che aveva dichiarato lo stop per la governatrice della Sardegna, con l’ordinanza del 20 dicembre 2024 - "ha esorbitato dai propri poteri, pronunciandosi sulla decadenza" della governatrice del M5S. E, soprattutto: lo ha fatto in ipotesi “non previste dalla legge, come cause di ineleggibilità". Ecco l'attesissima pronuncia appena pubblicata dalla Corte Costituzionale, è la sentenza numero 148. Che appariva come congelata in queste settimane di agone elettorale, per la tornata delle regionali.
La Corte ha stabilito inoltre che, è inammissibile il conflitto di attribuzione sollevato da quella regione rispetto alla sentenza del Tribunale di Cagliari che aveva rigettato il ricorso della presidente della Sardegna, contro l'ordinanza-ingiunzione del collegio di garanzia che era stata emessa il 20 dicembre 2024 dallo stesso collegio regionale di garanzia elettorale istituito presso la Corte d’appello di Cagliari.
Intanto, da Bruxelles, la presidente Alessandra Todde esulta: “Avanti a testa alta. In parole semplici, la Corte ha affermato che non spettava allo Stato, né al collegio di garanzia dichiarare la mia decadenza né che vi erano i presupposti per poterla dichiarare”. E aggiunge: “In questi mesi mi hanno chiamato decaduta, hanno provato ad affossare il lavoro della giunta, a screditare il mandato che cittadine e cittadini mi avevano affidato. Ma noi abbiamo scelto un’altra strada: quella della fiducia nella giustizia , della serietà e del lavoro quotidiano”. La decisione della Corte Costituzionale “è un'ottima notizia”, commenta la segretaria del pd Elly Schlein, “Todde continuerà nell'ottimo lavoro che già sta facendo e per cui è stata votata dai cittadini sardi. Il Partito democratico è convintamente al suo fianco nel progetto per la Sardegna”.
Anche dal punto di vista tecnico, dei giuristi, si tratta di una vittoria netta. “Adesso la decadenza non è più una possibilità, esce dal novero delle ipotesi”, spiega a Repubblica il professor Stefano Ceccanti: “La Consulta ha detto che per le irregolarità rilevate, e da valutare fino all’ultimo grado, non era prevista la decadenza. Che invece scaturisce solo da cause predeterminate e tassative. Ovviamente sul caso di specie il processo d’appello avrà il suo corso, e la sua autonomia: ma rispetto alle motivazione addotte, non si può certo ignorare la sentenza della Corte”.
Proprio intorno alla natura e ai poteri del collegio di garanzia si giocava, in sostanza, tutta la partita sul tavolo della Consulta. Ovvero: il collegio di garanzia é sì un organo dello Stato, ma una legge regionale lo utilizza per verificare la regolarità della campagna elettorale regionale. La Corte ha sposato la tesi della Todde, e dei suoi legali: che avevano parlato in udienza di un "clamoroso straripamento" da parte del collegio di garanzia, che calpestava prerogative del consiglio regionale.
In sintesi, i giudici della Consulta hanno osservato che nonostante le "pur gravi fattispecie contestate alla Presidente eletta" - vedi la mancata nomina di un «mandatario elettorale» che aveva il compito di raccogliere i fondi della campagna elettorale, oppure il deposito della dichiarazione sulle spese sostenute, con relativa rendicontazione - "non sono riconducibili a quelle che, in modo esplicito, la legge numero 515 del 1993 ha selezionato come ipotesi di ineleggibilità e, quindi, di decadenza".
Insomma: non si poteva imporre quello stop alla presidente della Sardegna, eletta il 25 febbraio 2024, prevalendo sul candidato di FdI Paolo Truzzu. Nell'infliggerle il fine corsa e decretare la decadenza al Consiglio regionale, sulla base dei fatti così accertati, "il collegio di garanzia elettorale ha, pertanto, esorbitato dai propri poteri - scrive nero su bianco la Corte - cagionando una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione Sardegna".
La Corte poi scioglie i nodi su quello che accadrà ora.
Precisa che "rimane impregiudicata la questione relativa alla possibilità di riqualificazione dei fatti", che ovviamente è rimessa al giudice civile, competente per il giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione.
In questo caso, l’ordinanza-ingiunzione impugnata dalla presidente Todde deve intendersi "depurata", cioè alleggerita "dal contenuto che ridondava in turbativa dell’autonomia regionale costituzionalmente protetta", che ha sorretto il giudizio civile promosso dalla governatrice dinanzi al Tribunale di Cagliari, che l’ha confermata, quanto alla sanzione pecuniaria irrogata, con sentenza 28 maggio 2025.
Vi è poi la seconda sentenza depositata oggi, la 149 , con cui la Corte risolve anche l'altro ricorso presentato da Todde, e dichiara inammissibile il conflitto promosso nei confronti dello Stato e, per esso, del Tribunale di Cagliari: sulla base del fatto che è caduto il presupposto della prima decisione , cioè la decadenza inflitta dal collegio di garanzia.
La Consulta rileva che quella decisione del Tribunale era stata "pronunciata unicamente nei confronti delle due parti ivi intervenute", cioè la governatrice "personalmente, in quanto destinataria delle sanzioni" e il collegio di garanzia "in quanto autorità che ha emesso l’atto", ma non nei confronti della Regione Sardegna, "rimasta estranea al giudizio". La Corte ridimensiona poi le affermazioni compiute dal giudice di Cagliari nella sentenza impugnata, secondo cui, "il Consiglio regionale non potrebbe sindacare l’accertamento sui fatti compiuto dall’organo di controllo": rilievi che "non sono pertanto vincolanti per la Regione", che non si è mai ancora formalmente pronunciata sulla vicenda. Parole che i giudici della legge riportano a un " mero obiter dictum", cioè una considerazione accessoria, che non giustifica l'assunto della decisione. Adesso la palla passa alla Corte d'Appello di Cagliari, processo fissato al 7 novembre prossimo, che - nella sua piena autonomia - dovrà valutare il ricorso degli avvocati di Todde e che, verosimilmente, terrà conto dell'ordine posto dalla Consulta e del generale ridimensionamento imposto ai fatti.