ROMA – L’Italia è pronta a partecipare con i suoi militari a una missione di pace a Gaza sotto la bandiera dell’Onu. E in Parlamento anche le opposizioni hanno annunciato il loro sostegno, dopo che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la sua informativa ha prospettato questo impegno per favorire la stabilizzazione della Striscia.
Il governo ha invocato dunque l’unità di tutte le forze politiche. E le opposizioni non si sono tirate indietro. Il Pd è pronto, infatti, a sostenere una forza di interposizione, assicura il responsabile Esteri Giuseppe Provenzano: «Se servirà una missione di peacekeeping, noi non solo siamo pronti a discuterne ma diciamo che dobbiamo esserci». D’accordo anche Matteo Renzi. Il leader di Iv, pur sottolineando come l’Ue n…
ROMA – L’Italia è pronta a partecipare con i suoi militari a una missione di pace a Gaza sotto la bandiera dell’Onu. E in Parlamento anche le opposizioni hanno annunciato il loro sostegno, dopo che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la sua informativa ha prospettato questo impegno per favorire la stabilizzazione della Striscia.
Il governo ha invocato dunque l’unità di tutte le forze politiche. E le opposizioni non si sono tirate indietro. Il Pd è pronto, infatti, a sostenere una forza di interposizione, assicura il responsabile Esteri Giuseppe Provenzano: «Se servirà una missione di peacekeeping, noi non solo siamo pronti a discuterne ma diciamo che dobbiamo esserci». D’accordo anche Matteo Renzi. Il leader di Iv, pur sottolineando come l’Ue non abbia «toccato palla nel piano pace», dice sì all’invio di forze militari a Gaza. Così come Azione. Carlo Calenda però chiede di «capire il ruolo del governo in questo frangente politico, che non può essere solo l’approvazione del piano Trump». E anche per questo Riccardo Magi, di +Europa, chiede a Meloni di riferire in Aula: «Ci siamo per la missione di pace, ma la tregua è fragilissima». Una sfumatura più critica viene fuori da M5S, ma comunque convinto della missione: «Nessuno si illuda che con questo piano ci sarà uno Stato palestinese».
Tajani, invece, considera «ormai più vicino il riconoscimento dello Stato di Palestina», perché «il successo dell’iniziativa di Trump potrebbe costituire una svolta storica». Questo un altro punto chiave illustrato dal ministro in un Parlamento, tuttavia, con i banchi della maggioranza quasi deserti.