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Leone XIV alla Fao: “Fame nel mondo segno di economia senza anima, pochi hanno tutto e molti nulla”

(reuters)

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Nella visita all’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura il Papa sottolinea che "gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l'uso del cibo come arma da guerra"
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Nel mondo ci sono “disuguaglianze che permettono a pochi di avere tutto e a molti di non avere nulla”. Lo ha detto papa Leone XIV nel suo intervento all’assemblea generale della Fao per l’ottantesimo anniversario dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Per Robert Francis Prevost la fame nel mondo è il segno evidente di una “economia senz’anima”. La fame, ha detto il Papa, viene usata anche come “arma da guerra”. Presente tra gli altri la presidente del consiglio Giorgia Meloni, questa mattina è intervenuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un’economia senz’anima

La fame nel mondo, ha detto Leone XIV, è "il segno evidente di una insensibilità imperante, di un'economia senz'anima, di un modello di sviluppo discutibile e di un sistema di distribuzione delle risorse ingiusto e insostenibile. In un tempo in cui la scienza ha prolungato la speranza di vita, la tecnologia ha avvicinato continenti e la conoscenza ha aperto orizzonti un temp…

Nel mondo ci sono “disuguaglianze che permettono a pochi di avere tutto e a molti di non avere nulla”. Lo ha detto papa Leone XIV nel suo intervento all’assemblea generale della Fao per l’ottantesimo anniversario dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Per Robert Francis Prevost la fame nel mondo è il segno evidente di una “economia senz’anima”. La fame, ha detto il Papa, viene usata anche come “arma da guerra”. Presente tra gli altri la presidente del consiglio Giorgia Meloni, questa mattina è intervenuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un’economia senz’anima

La fame nel mondo, ha detto Leone XIV, è "il segno evidente di una insensibilità imperante, di un'economia senz'anima, di un modello di sviluppo discutibile e di un sistema di distribuzione delle risorse ingiusto e insostenibile. In un tempo in cui la scienza ha prolungato la speranza di vita, la tecnologia ha avvicinato continenti e la conoscenza ha aperto orizzonti un tempo inimmaginabili, permettere che milioni di esseri umani vivano - e muoiano - vittime della fame è un fallimento collettivo, un'aberrazione etica, una colpa storica". Papa Leone ha sottolineato che "gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l'uso del cibo come arma da guerra".

I “paradossi inauditi”

“Eccellenze”, ha detto il Papa, “oggi assistiamo a paradossi inauditi. Come possiamo continuare a tollerare lo spreco di enormi quantità di cibo mentre moltitudini di persone faticano a trovare qualcosa da mangiare nella spazzatura? Come possiamo spiegare le disuguaglianze che permettono a pochi di avere tutto e a molti di non avere nulla? Come possiamo non fermare immediatamente le guerre che distruggono le campagne prima delle città, fino a creare scene indegne della condizione umana, in cui la vita delle persone, e soprattutto quella dei bambini, invece di essere curata, svanisce mentre vanno in cerca di cibo, con la pelle attaccata alle ossa? Contemplando l'attuale panorama mondiale, così doloroso e devastante a causa dei conflitti che lo affliggono, si ha l'impressione di essere diventati testimoni apatici di una violenza straziante, quando, in realtà, le note tragedie umanitarie dovrebbero spingerci a essere artigiani di pace, armati del balsamo curativo di cui hanno bisogno le ferite aperte nel cuore stesso dell'umanità”.

“Discussioni inutili e virulente”

“Questo spargimento di sangue – ha proseguito Leone XIV – dovrebbe immediatamente attirare la nostra attenzione e indurci a raddoppiare la nostra responsabilità individuale e collettiva, risvegliandoci dal torpore in cui spesso siamo immersi. Il mondo non può continuare ad assistere a spettacoli macabri come quelli che si stanno verificando in molte regioni della terra. Bisogna porvi fine il prima possibile. E’ giunto il momento, quindi, di chiederci con lucidità e coraggio: le generazioni future meritano un mondo incapace di sradicare definitivamente la fame e la povertà? E’ possibile che non si riesca a porre fine a così tante azioni laceranti e arbitrarie che incidono negativamente sulla famiglia umana? I leader politici e sociali possono rimanere polarizzati, sprecando tempo e risorse in discussioni inutili e virulente, mentre coloro che dovrebbero servire continuano a essere dimenticati e strumentalizzati per interessi di parte? Non possiamo limitarci a proclamare valori. Dobbiamo incarnarli. Gli slogan non possono sollevarci dalla miseria. Abbiamo urgente bisogno di superare un paradigma politico così aspro, basato su una visione etica che prevalga sull'attuale pragmatismo che sostituisce le persone con il profitto. Non basta invocare la solidarietà”, ha detto il Papa: “Dobbiamo garantire la sicurezza alimentare, l'accesso alle risorse e uno sviluppo rurale sostenibile”.

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