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Conte non convince Appendino, possibili dimissioni per dare una scossa al Movimento

Chiara Appendino

 

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La vicepresidente (in scadenza) pensa a una comunicazione ufficiale anche dopo la telefonata con il leader
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Il tema adesso è: passare dalle parole ai fatti. Chiara Appendino, dopo l'uscita in assemblea congiunta dei parlamentari del M5S martedì sera in cui evocava le sue possibili dimissioni da vicepresidente del partito, sta pensando se concretizzare il tutto. Servirebbe una comunicazione ufficiale a Giuseppe Conte, in caso. Magari con allegata una spiegazione, una riflessione generale. La ex sindaca di Torino, nonostante i vari colloqui avuti con i vertici del Movimento - e anche con lo stesso Conte, in una lunga telefonata avvenuta ieri sera dopo quasi 48 ore di silenzio - rimane più che possibilista sull'idea di dare una scossa, un segnale, alla comunità dei 5 Stelle.

Le dimissioni, va detto, sarebbero un fatto simbolico: la sua carica è in scadenza,…

Il tema adesso è: passare dalle parole ai fatti. Chiara Appendino, dopo l'uscita in assemblea congiunta dei parlamentari del M5S martedì sera in cui evocava le sue possibili dimissioni da vicepresidente del partito, sta pensando se concretizzare il tutto. Servirebbe una comunicazione ufficiale a Giuseppe Conte, in caso. Magari con allegata una spiegazione, una riflessione generale. La ex sindaca di Torino, nonostante i vari colloqui avuti con i vertici del Movimento - e anche con lo stesso Conte, in una lunga telefonata avvenuta ieri sera dopo quasi 48 ore di silenzio - rimane più che possibilista sull'idea di dare una scossa, un segnale, alla comunità dei 5 Stelle.

Le dimissioni, va detto, sarebbero un fatto simbolico: la sua carica è in scadenza, come quella degli altri vice (Paola Taverna, Michele Gubitosa, Mario Turco). Ma i simboli in politica contano eccome e la decisione certificherebbe il primo vero momento di crisi interna dopo l'assemblea costituente di novembre 2024 a Roma, quando la base decise due cose: la cacciata di Beppe Grillo dal ruolo di garante, con soppressione della figura del garante stessa, e la collocazione politica del M5S come soggetto "progressista indipendente".

I risultati negativi registrati finora alle amministrative, secondo l'analisi di Appendino fatta con le colleghe e i colleghi, dovrebbero indurre a una riflessione profonda sulla natura del Movimento. Nato come soggetto anti sistema che voleva rivoluzionare tutto (il Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno, fu la famosa e indicativa raffigurazione) e oggi diventato un partito più o meno “addomesticato” ormai quasi in pianta stabile nel centrosinistra. Un M5S così però non serve a nessuno, è l'opinione della ex sindaca: né al partito stesso né al centrosinistra, visto che i vecchi consensi o sono finiti nella bolla dell'astensionismo oppure - in parte minore - se li è presi la destra.

Dopodiché l'ex presidente del Consiglio, che ha trasformato il M5S - prima volenti o nolenti se ne sono andati o sono stati messi alla porta Davide Casaleggio, poi Luigi Di Maio, infine il fondatore - nel partito di Conte, una strategia in mente ce l'ha: mantenere i 5 Stelle attorno al 15 per cento delle scorse Politiche e al contempo provare a conquistare la leadership del fronte progressista, se mai ci saranno le primarie. I se e i ma sono diversi, in questo disegno. Di sicuro il voto in Campania e in Puglia sarà fondamentale, perché eleggendo Roberto Fico presidente e andando in doppia cifra nelle due regioni del Sud il disegno contiano si confermerebbe in piedi, perlomeno come prospettiva. Se invece le cose dovessero andare male, almeno Appendino potrà dire di aver avvertito tutti in tempo.

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