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Fao, monito di Leone: “No all’uso della fame come arma di guerra”

(ansa)

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Il Papa e Mattarella agli 80 anni dell’organizzazione. Il capo dello Stato: “Paradosso ci siano carestie mentre aumentano risorse”
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Ha parlato spagnolo e inglese, con lo sguardo rivolto tanto agli Stati Uniti quanto al global south. Papa Leone XIV è intervenuto alla Fao per l’ottantesimo anniversario dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura che ha sede a Roma. Un compleanno segnato dalle guerre, e Robert Francis Prevost ha voluto rimarcare che «gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma da guerra». Il Papa non parla solo di Israele, ma sicuramente ha anche la Striscia di Gaza in mente quando sottolinea che «sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli», e che «il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni».

Mattarella e le sperequazioni

Il Papa nato a Chicago viene accolto dal direttore generale d…

Ha parlato spagnolo e inglese, con lo sguardo rivolto tanto agli Stati Uniti quanto al global south. Papa Leone XIV è intervenuto alla Fao per l’ottantesimo anniversario dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura che ha sede a Roma. Un compleanno segnato dalle guerre, e Robert Francis Prevost ha voluto rimarcare che «gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma da guerra». Il Papa non parla solo di Israele, ma sicuramente ha anche la Striscia di Gaza in mente quando sottolinea che «sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli», e che «il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni».

Mattarella e le sperequazioni

Il Papa nato a Chicago viene accolto dal direttore generale della Fao, il cinese Qu Dongyu, saluta l’ex segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, sudcoreano, stringe la mano a una sorridente Giorgia Meloni. Arriva quando se n’è appena andato Sergio Mattarella: il presidente della Repubblica, che ha ricevuto il Papa al Quirinale martedì, ha inaugurato la mostra che ripercorre la storia della Fao dal 1951 ai giorni nostri. «È un triste paradosso», ha detto il Capo dello Stato, «che proprio mentre crescono le conoscenze, le risorse e le potenzialità tecnologiche, anche con rilevanti applicazioni al settore agricolo, assistiamo a nuovi scenari di carestia, a inaccettabili sperequazioni e a un regresso di quel sistema multilaterale, unico paradigma in grado di dare vere risposte a questi bisogni».

I tagli di Trump

Papa Leone è in piena sintonia con Mattarella. Il non detto è che i tagli dell’amministrazione Trump mettono a repentaglio molti programmi di sostegno ai paesi in via di sviluppo. Quando prende la parola, inizialmente in spagnolo, parla il Papa che ha trascorso venti anni della sua vita in Perù, da missionario e da vescovo: «Ciò che i Paesi più poveri attendono con speranza», dice, «è che si ascolti la loro voce senza filtri, che si conoscano realmente le loro carenze e si offra loro un’opportunità, di modo che siano tenuti presenti al momento di risolvere i loro veri problemi, senza imporre loro soluzioni fabbricate in uffici lontani, in riunioni dominate da ideologie che spesso ignorano culture ancestrali, tradizioni religiose o usanze profondamente radicate nella saggezza degli anziani».

Un discorso politico

Leone XIV parte dalla fede – «Chi patisce la fame non è un estraneo, è mio fratello e devo aiutarlo senza indugio» – per fare un discorso politico. Ricorda il ruolo delle donne «nella lotta contro la fame e nella promozione di uno sviluppo integrale». La fame nel mondo, e in particolare i bambini che soffrono di malnutrizione, non sono «un caso», afferma, «bensì il segno evidente di una insensibilità imperante, di un’economia senz’anima, di un modello di sviluppo discutibile e di un sistema di distribuzione delle risorse ingiusto e insostenibile. In un tempo in cui la scienza ha prolungato la speranza di vita, la tecnologia ha avvicinato continenti e la conoscenza ha aperto orizzonti un tempo inimmaginabili, permettere che milioni di esseri umani vivano — e muoiano — vittime della fame è un fallimento collettivo, un’aberrazione etica, una colpa storica».

"Non voltarsi dall’altra parte”

Se nelle scorse settimane il Papa ha preso a bersaglio Elon Musk e i suoi profitti strabilianti, se, sulla scia di Francesco, ha voluto dedicare la sua prima esortazione apostolica all’“amore per i poveri”, alla sede della Fao su viale Aventino torna sul nodo delle sperequazioni attuali: «Come possiamo continuare a tollerare che si sprechino ingenti tonnellate di alimenti mentre moltitudini di persone si affannano per trovare nella spazzatura qualcosa da mettere in bocca?», domanda, «come spiegare le diseguaglianze che permettono a pochi di avere tutto e a molti di non avere nulla?». E, ancora, «come possiamo dimenticare tutti coloro che sono condannati alla morte e alla sofferenza in Ucraina, Gaza, Haiti, Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana, Yemen e Sud Sudan, per citare solo alcuni dei luoghi del pianeta in cui la povertà è diventata il pane quotidiano di tanti nostri fratelli e sorelle? La comunità internazionale», scandisce Leone, «non può voltarsi dall’altra parte». A partire dalla Casa Bianca.

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