Almasri, l’Aia pronta a deferire l’Italia: “Violati gli obblighi”
di Alessia CanditoLiberando Almasri e rispedendolo in Libia «da uomo libero», l’Italia è stata inadempiente nei confronti della Corte penale internazionale e avrà fino al 31 ottobre per trovare argomentazioni valide per evitare il deferimento davanti all’Assemblea o al Consiglio di sicurezza Onu. È una tegola pesante quella che arriva dall’Aia per il governo Meloni, mentre una questione di costituzionalità potrebbe mettere in discussione il no al processo per i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano.
La prima brutta notizia arriva dalla Pre-trial chamber, una sorta di tribunale delle indagini preliminari della Cpi. Per la mancata consegna di Almasri, la procura aveva aperto mesi fa una procedura per inadempimento, nell’ambito della quale il governo ha potuto inviare (anche in ritardo) le proprie giustificazioni. Assolutamente insufficienti hanno deciso i giudici, a quanto apprende Repubblica.
Nonostante «l’ampio tempo a disposizione» e i «ripetuti tentativi» di interlocuzione con …
Liberando Almasri e rispedendolo in Libia «da uomo libero», l’Italia è stata inadempiente nei confronti della Corte penale internazionale e avrà fino al 31 ottobre per trovare argomentazioni valide per evitare il deferimento davanti all’Assemblea o al Consiglio di sicurezza Onu. È una tegola pesante quella che arriva dall’Aia per il governo Meloni, mentre una questione di costituzionalità potrebbe mettere in discussione il no al processo per i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano.
La prima brutta notizia arriva dalla Pre-trial chamber, una sorta di tribunale delle indagini preliminari della Cpi. Per la mancata consegna di Almasri, la procura aveva aperto mesi fa una procedura per inadempimento, nell’ambito della quale il governo ha potuto inviare (anche in ritardo) le proprie giustificazioni. Assolutamente insufficienti hanno deciso i giudici, a quanto apprende Repubblica.
Nonostante «l’ampio tempo a disposizione» e i «ripetuti tentativi» di interlocuzione con il ministero della Giustizia, l’Italia non ha mai contattato la Cpi per risolvere gli asseriti problemi relativi al mandato o alla procedura, né è mai stata in grado di spiegare «la sua mancata comunicazione e cooperazione». Secondo, non ha fornito «alcuna valida ragione giuridica o ragionevole giustificazione» per l’immediato trasferimento di Almasri, che è stato liberato, e non consegnato alle autorità libiche, come doveroso in caso di una richiesta di estradizione, «di cui la Cpi non è mai stata informata». L’Italia, ha spiegato il governo, lo ha riportato a casa per «motivi di sicurezza» e per «evitare ritorsioni», ma a sostegno di tale tesi, «ha fornito giustificazioni assai limitate». Traduzione: Roma «non ha rispettato gli obblighi internazionali».
A maggioranza, con l’opposizione della giudice María del Socorro Flores Liera che ha insistito per l’immediato deferimento, i giudici hanno però lanciato all’Italia una ciambella di salvataggio. Sempre che il governo non l’abbia già bucata. La Cpi, che nella sua valutazione promette di tenere in considerazione la complessità della situazione, chiede «informazioni ulteriori» riguardo «eventuali procedimenti interni pertinenti» che renderebbero superflua aprirne un altro. Il riferimento esplicito è a quello aperto contro Nordio, Piantedosi e Mantovano, arenatosi dopo il no della Camera.
A rimettere tutto in discussione potrebbe essere l’istanza degli avvocati Francesco Romeo e Antonello Ciervo, che al Tribunale dei ministri hanno chiesto di far valutare alla Consulta se ci fossero i presupposti necessari– tutela di un interesse costituzionale o preminente interesse pubblico – per il no delle Camere.
Ma di interesse della Cpi potrebbe anche essere l’apertura in Csm di una pratica a tutela del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, sollecitata dal consigliere laico di Iv, Ernesto Carbone, dopo gli attacchi subiti dal magistrato in relazione all’inchiesta sulla capogabinetto Giusi Bartolozzi, indagata per il caso Almasri. Che il governo è determinato a salvare, a partire dal ministro Nordio che anche ieri ha parlato di «sacrilegio delle norme».