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Appendino si dimette da vicepresidente M5S: “Ora cambi rotta e abbia le mani libere”

Chiara Appendino

 

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La scelta era nell’aria. Martedì sera all’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari l’aveva evocata come possibilità
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Quella che alla fine voleva essere solo un invito a rimettersi tutti in discussione, pronunciato martedì sera all’assemblea congiunta dei parlamentari, è diventata un dato di fatto: Chiara Appendino si è dimessa dalla carica di vicepresidente del M5S. In una riunione del Consiglio nazionale durata quasi sette ore, la ex sindaca di Torino ha comunicato la sua decisione finendo sotto processo. Colpevole, in pratica, di disfattismo.

Ma serve riavvolgere il nastro: dopo il pessimo risultato delle regionali in Toscana (4,3 per cento), seguito alle altrettanto negative percentuali nelle Marche e in Calabria, i gruppi parlamentari decidono di ritrovarsi per discuterne. In quella sede Appendino dice: «Non possiamo autoassolverci, se serve a dare una scossa sarò la prima a dimettermi». Ad “autoassolversi”, per così dire, era stata la guida stessa del M5S che di fronte al flop toscano cercava di guardare il bicchiere mezzo pieno: la vittoria del centrosinistra, due consiglieri eletti e un asses…

Quella che alla fine voleva essere solo un invito a rimettersi tutti in discussione, pronunciato martedì sera all’assemblea congiunta dei parlamentari, è diventata un dato di fatto: Chiara Appendino si è dimessa dalla carica di vicepresidente del M5S. In una riunione del Consiglio nazionale durata quasi sette ore, la ex sindaca di Torino ha comunicato la sua decisione finendo sotto processo. Colpevole, in pratica, di disfattismo.

Ma serve riavvolgere il nastro: dopo il pessimo risultato delle regionali in Toscana (4,3 per cento), seguito alle altrettanto negative percentuali nelle Marche e in Calabria, i gruppi parlamentari decidono di ritrovarsi per discuterne. In quella sede Appendino dice: «Non possiamo autoassolverci, se serve a dare una scossa sarò la prima a dimettermi». Ad “autoassolversi”, per così dire, era stata la guida stessa del M5S che di fronte al flop toscano cercava di guardare il bicchiere mezzo pieno: la vittoria del centrosinistra, due consiglieri eletti e un assessorato assicurato. Il mattino dopo, quelle frasi della vice di Conte uscite sul sito di Repubblica hanno dato il via a una specie di psicodramma interno (oltre al fatto che è partita la caccia a chi ha fatto uscire la notizia, con Appendino accusata numero uno). E come una biglia sul piano inclinato, gli eventi sono precipitati. Da una parte da via di Campo Marzio è stata organizzata la contraerea comunicativa contro Appendino sui quotidiani; la quale a propria volta ha reagito irrigidendo la posizione. La sua chiamata a Conte, giovedì sera, non ha sgombrato dal campo le incomprensioni. E così si è arrivati al Consiglio e alla lettera inviata poi in serata. C’è chi ha cercato di mediare, chiedendo ad Appendino di ripensarci e a Conte di respingere le dimissioni. Ma sono volate anche accuse pesanti verso la ex sindaca — lei, la “borghese” che parla di Movimento antisistema?, uno dei passaggi più duri della requisitoria di Paola Taverna — compresa quella di “slealtà” in un momento di oggettiva difficoltà e con il voto campano alle porte. Il fatto politico è che, dopo l’estromissione di Davide Casaleggio, la scissione di Luigi Di Maio, l’addio a Beppe Grillo, Conte si ritrova a fare i conti con una nuova voce critica. Esempio: nella “sua” Torino il M5S già pensa ad un accordo coi dem per un Lo Russo-bis nel ‘26. Lei di certo si opporrà. «Solo un M5S con le mani libere, con una forte identità, può essere davvero parte di un fronte progressista capace di cambiare le cose e battere la destra. E solo se sapremo di nuovo rappresentare chi oggi si sente invisibile, potremo tornare a cambiare il Paese. Ma prima dobbiamo avere il coraggio di cambiare traiettoria. Io ci sarò», scrive a fine giornata Appendino sui social.

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