Francesco Storace - giornalista di Rai Radio 1 e Libero e uomo di destra con un passato da ministro e da presidente della regione Lazio - davanti all’attentato a Sigfrido Ranucci ha commentato: “La solidarietà va manifestata soprattutto con un gesto: ritirando qualunque querela contro di lui”.
Storace, per caso qualcuno tra chi ha querelato Ranucci l’ha chiamata?
“Sì, ho ricevuto alcune telefonate e non erano contenti. Ma almeno sono stati sinceri”.
Chi l’ha cercata?
“Questo non lo dirò nemmeno sotto tortura”.
Crede che il suo appello sarà seguito?
“Spero che qualcuno lo faccia, non è che lo devono dire subito. Anche perché io vedo un mondo strano”.
Ovvero?
“Penso che se tu quereli uno, non gli dai nemmeno il saluto. Figuriamoci davanti a un attentato. Che fai, gli dai la solidarietà? Mi spiego meglio. Se l’attentato fosse arrivato in porto e l’avessero ammazzato la querela non c’è più, non ha più ragione di esistere. Quindi per ritirare la querela bisogna aspettare che uno muoia…
Francesco Storace - giornalista di Rai Radio 1 e Libero e uomo di destra con un passato da ministro e da presidente della regione Lazio - davanti all’attentato a Sigfrido Ranucci ha commentato: “La solidarietà va manifestata soprattutto con un gesto: ritirando qualunque querela contro di lui”.
Storace, per caso qualcuno tra chi ha querelato Ranucci l’ha chiamata?
“Sì, ho ricevuto alcune telefonate e non erano contenti. Ma almeno sono stati sinceri”.
Chi l’ha cercata?
“Questo non lo dirò nemmeno sotto tortura”.
Crede che il suo appello sarà seguito?
“Spero che qualcuno lo faccia, non è che lo devono dire subito. Anche perché io vedo un mondo strano”.
Ovvero?
“Penso che se tu quereli uno, non gli dai nemmeno il saluto. Figuriamoci davanti a un attentato. Che fai, gli dai la solidarietà? Mi spiego meglio. Se l’attentato fosse arrivato in porto e l’avessero ammazzato la querela non c’è più, non ha più ragione di esistere. Quindi per ritirare la querela bisogna aspettare che uno muoia? E allora io voglio la solidarietà sincera”.
Quindi basta querele?
“Io non sono solo per il diritto, ma per il dovere di critica. E anche per la satira più spietata. Sono sempre stato dell’idea che se un giornalista scrive il falso su di me, gli rispondo dicendogli che ha scritto una falsità. La querela deve essere una cosa a cui si può arrivare quando c’è l’attribuzione di cose proprio campate per aria”.
E invece stando ai numeri di Ossigeno, dal 2006 al 2024, siamo a più di 7mila minacce e querele temerarie nei confronti dei giornalisti.
“Sui dati ho sempre un certo scetticismo. Ho visto che ci sono state tante querele nei confronti di Ranucci, non solo da destra. Ma tutti dovremmo un po’ riflettere, perché comunque Report è sempre stata una trasmissione che fa le pulci al potere. Ricordo all’epoca del Covid non è stata leggera”.
Nel suo post di ieri ha scritto anche che è inaccettabile che da sinistra si punti l’indice contro la destra. Con chi ce l’ha?
“Mi ha fatto arrabbiare Angelo Bonelli di Avs che sento spesso in radio nella trasmissione che conduco con Vladimir Luxuria. Nella sua condanna contro l’attentato sembra che c’entri qualcosa il governo. Ma che c’entra il governo con l’attentato a Ranucci? Non è che se ti critico sto proponendo a qualcuno di spararti”.
Oltre alle querele anche le parole hanno un peso. Meloni nel 2019 ha definito Report “spazzatura giornalistica”, Gasparri ha parlato di “Hamas della tv”.
“Sì, certo che pesano. Però pesano anche le minacce contro il mio direttore Mario Sechi o quelle contro la cronista del Tempo che ha scritto sui contatti tra il mondo della sinistra e l’Islam estremista: nessuno l’ha smentita ma le sono arrivate minacce. Io vorrei che tutti quanti ragionassimo su questo, sia a destra sia a sinistra. Ma purtroppo vedo cose sempre più strane”.
Tipo?
“Ci sono giornalisti che querelano giornalisti, per me è qualcosa di incredibile. Vuol dire che si è superato ogni limite. E così è difficile capire chi ha torto e chi ha ragione”.
Certo che anche i vertici della Rai, con la decisione di legare Report alla “vigilanza” di una figura esterna alla produzione, non sono parsi troppo concilianti con il giornalismo d'inchiesta.
“Intanto dico una cosa: la Rai un programma come questo se l’è tenuto nonostante le probabili pressioni che ci saranno state per toglierlo. Anche io ho dei problemi delle volte con il mio programma radiofonico ma continuo a farlo. Insomma, non credo che si possa parlare di TeleMeloni come invece si fa con grande fantasia. Poi è chiaro che nel momento in cui governa la destra ci sarà un’informazione più sensibile ma è sempre stato così anche in passato. È sempre successo”.