Bomba sotto casa di Ranucci. “Intimidazione per Report”. Le piste: clan, ultrà o affari
di Marco Carta , Andrea OssinoL'auto di Ranucci distrutta dopo l'esplosione della bomba sotto casa
ROMA – Un chilo di polvere da sparo, l’esplosione, un giovane incappucciato che svanisce nella notte e un’auto in fuga ripresa dalle telecamere. Sono da poco passate le 22 quando si sente il boato a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, a pochi passi da Roma: una zona di frontiera, feudo dei clan albanesi cresciuti all’ombra del narcotrafficante e ultrà Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. È qui che vive il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, insieme alla moglie e ai tre figli. Giovedì era appena rientrato a casa, così come la figlia Michela, quando qualcuno ha dato fuoco alla miccia che ha attivato l’ordigno: «L’avevano messo nel vialetto, tra i vasi e le auto, dove passo abitualmente», racconta Ranucci, incredulo di fronte ai detriti.
L’esplosione ha danneggiato l’Opel Adam che il conduttore aveva regalato al figlio, e la Ford Ka della figlia: «Avrebbero potuto ucciderla». Non solo: il cancello dell’abitazione è saltato, pezzi d’intonaco sono crollati dal muro di ci…
ROMA – Un chilo di polvere da sparo, l’esplosione, un giovane incappucciato che svanisce nella notte e un’auto in fuga ripresa dalle telecamere. Sono da poco passate le 22 quando si sente il boato a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, a pochi passi da Roma: una zona di frontiera, feudo dei clan albanesi cresciuti all’ombra del narcotrafficante e ultrà Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. È qui che vive il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, insieme alla moglie e ai tre figli. Giovedì era appena rientrato a casa, così come la figlia Michela, quando qualcuno ha dato fuoco alla miccia che ha attivato l’ordigno: «L’avevano messo nel vialetto, tra i vasi e le auto, dove passo abitualmente», racconta Ranucci, incredulo di fronte ai detriti.
L’esplosione ha danneggiato l’Opel Adam che il conduttore aveva regalato al figlio, e la Ford Ka della figlia: «Avrebbero potuto ucciderla». Non solo: il cancello dell’abitazione è saltato, pezzi d’intonaco sono crollati dal muro di cinta, i cassonetti della raccolta differenziata sono esplosi, e i vasi si sono frantumati. Non era tritolo, ma una bomba rudimentale, mossa da mano esperta.
Formalmente si indaga per «danneggiamento aggravato dal metodo mafioso» e «violazione della legge sulle armi». In pratica, si tratta di un attentato al giornalista, al giornalismo. Un’intimidazione legata al lavoro di Ranucci e della squadra di Report, riconducibile ai servizi realizzati di recente — o forse a inchieste ancora inedite — per la nuova edizione del programma.
Le sagre finanziate dalla politica, i balneari e le infiltrazioni dei clan nell’economia. Sono diverse le piste investigative sul tavolo del sostituto procuratore dell’Antimafia Carlo Villani. Una delle ipotesi è che l’attentato sia maturato nel sottobosco ultras, legato a doppio filo con la criminalità organizzata e con l’estrema destra. Un mondo al centro di numerose inchieste della trasmissione, che ha raccontato le curve di Milan, Inter e Lazio. C’è poi la malavita albanese della zona, che già in passato aveva fatto arrivare segnali preoccupanti al giornalista. E ancora, l’inchiesta sul porto crocieristico di Fiumicino: un affare da miliardi di euro. «È un fatto gravissimo. Speriamo non sia il frutto di un rinnovato clima pesante nei confronti dei giornalisti», ha dichiarato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, che segue di persona il caso.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo investigativo di Frascati e di Roma. Per ora c’è una certezza: Ranucci era pedinato da giorni. Il giornalista non tornava a Pomezia da martedì. Giovedì notte qualcuno lo osservava dalla pineta davanti casa. Alle 21 e 40, quando la scorta lo ha fatto scendere dall’auto, il commando si è messo in moto, poi frenato dal ritorno a casa imprevisto della figlia Michela. L’esplosione è stata rimandata alle 22.17. La prova è un messaggio audio che Ranucci ha consegnato ai carabinieri, in cui la voce di un residente è sovrastata dal frastuono della bomba. Nessun timer, ma la classica miccia: non concede più di venti secondi per fuggire.
Un testimone ha visto un uomo incappucciato. C’è chi parla di tre persone nel parco. Una 500 rubata è stata trovata vicino alla casa del giornalista. Poi c’è l’auto ripresa da alcune telecamere: sarebbe quella della fuga. «Quella di ieri è la quarta esplosione nelle ultime tre settimane», denuncia Nabila, una residente che ieri mattina si è presentata davanti alla casa di Ranucci per esprimergli solidarietà. «Pensavamo fossero ragazzi, forse era un test per studiare i tempi di reazione delle forze dell’ordine». Queste le date: 27 settembre, 4 e 10 ottobre. Martedì notte, infine, le prove generali: tre colpi d’arma da fuoco sparati in aria. I carabinieri intervenuti non hanno trovato nulla, ma due giorni dopo tutto è diventato più chiaro. Del resto, non è la prima volta che Ranucci viene minacciato. Il pm Francesco Cascini lavora su una decina di intimidazioni, tra cui i due proiettili trovati nel 2024 davanti casa: «Non interessarti più al caso Moro», il messaggio. Segnali che non erano bastati a rafforzare la scorta, rimasta a livello quattro, senza sorveglianza notturna. Ranucci veniva accompagnato fino al cancello di casa. Ora il livello di protezione salirà, con tanto di auto blindata.