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Ranucci: “Minacce e bossoli da anni, stavolta potevano uccidere, le accuse delegittimano”

Il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report di RaiTre

 

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Il giornalista conduttore di Report: “Con gli inquirenti abbiamo analizzato il contesto dei lavori fatti sull’eversione nera e la strage di Bologna”
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Sigfrido Ranucci, adesso cosa cambia nella sua vita, nel lavoro?

«Cosa cambia? Che sono in ritardo, devo ancora finire la puntata… ma non posso fare aspettare i pm a piazzale Clodio. Poi devo tornare in studio, vorrei completare il lavoro e magari recuperare sonno».

Sorride, un po’ d’imbarazzo, molta stanchezza, nessuna posa. Ma nel cortile del centro Rai di Teulada, dalle 14, è un carosello di solidarietà esibita: il conduttore di Report finisce dentro una vera processione, stagisti e big, amici e nemici, il cda al completo e l’ad Rossi, strette, pacche sulle spalle, baci. «E abbracci. Sinceri, certo», ironizza una collega, mentre un altro gli passa l’elenco di chi lo cerca da ore. È quasi un assedio. Per ragionare sul clamoroso attentato di cui è stato oggetto non resta che salire sull’auto con lui. I vetri blindati lasciano fuori, per poco, il clamore, l’inevitabile giostra. Ma là fuori c’è anche chi lo vorrebbe morto. Cosa nostra? I criminali albanesi? Gli ultrà, le gang neofasci…

Sigfrido Ranucci, adesso cosa cambia nella sua vita, nel lavoro?

«Cosa cambia? Che sono in ritardo, devo ancora finire la puntata… ma non posso fare aspettare i pm a piazzale Clodio. Poi devo tornare in studio, vorrei completare il lavoro e magari recuperare sonno».

Sorride, un po’ d’imbarazzo, molta stanchezza, nessuna posa. Ma nel cortile del centro Rai di Teulada, dalle 14, è un carosello di solidarietà esibita: il conduttore di Report finisce dentro una vera processione, stagisti e big, amici e nemici, il cda al completo e l’ad Rossi, strette, pacche sulle spalle, baci. «E abbracci. Sinceri, certo», ironizza una collega, mentre un altro gli passa l’elenco di chi lo cerca da ore. È quasi un assedio. Per ragionare sul clamoroso attentato di cui è stato oggetto non resta che salire sull’auto con lui. I vetri blindati lasciano fuori, per poco, il clamore, l’inevitabile giostra. Ma là fuori c’è anche chi lo vorrebbe morto. Cosa nostra? I criminali albanesi? Gli ultrà, le gang neofasciste? O la politica locale, magari più collusa, smascherata da finanziamenti sospetti? Lui indica la denuncia: «Facciamoli lavorare».

È sotto scorta dal 2021. Se l’aspettava?

«Non te l’aspetti mai. Ed è dallo choc dell’azione contro Maurizio Costanzo, facendo le debite proporzioni, che non si vedeva una cosa del genere, a Roma. Io poi a sera saluto i poliziotti e chiudo, davanti casa non c’è un presidio, passa ogni tanto un’auto delle forze dell’ordine, quindi non ti concentri mai sui pericoli».

Però lei d’istinto ha pensato alle inchieste che stanno per andare in onda: fondi a pioggia, cultura, e scuola, eolico, banche.

«Ah, certo, c’è di tutto, dal grande al piccolo. Tante cose. Anche gli sprechi, i grandi appalti ma anche i fondi regalati da qualche ministero, nel Lazio».

Magari per qualche sagra, in territori blindati da una politica ostile a Report?

«Qui mi fermo. Non so dire. Dovrà valutare la magistratura».

Ha un suo peso specifico anche la pista dell’eversione nera e lo scenario della strage di Bologna?

«Sì è un contesto che con gli inquirenti abbiamo analizzato. Ripeto. Un conto sono le nostre inchieste, su cui mostro dei fatti. Un altro è il collegamento tra la bomba e una specifica indagine per cui qualcuno mi voleva punire. Adesso è mestiere degli inquirenti valutare i filoni».

Ieri a piazzale Clodio ha visto anche il procuratore Lo Voi. Minacce, recenti, ne ha avute?

«Guardi, tra lettere minatorie, minacce indirette, qualche asserito progetto di uccidermi, ho ricevuto più segnali, negli anni».

L’ultimo?

«Uno più serio, tra gli ultimi: il ritrovamento di due proiettili P38, davanti casa, giugno 2024».

Ora l’indagine sulla bomba parte da una scrematura: tre filoni di minacce più gravi, una trentina gli episodi sospetti.

«Non so contarli...»

Cominciamo allora da giovedì sera, il boato. Visto, notato nulla?

«Io no, ma so che erano le 22,17. Conosco l’ora esatta perché è stato sentito un vicino che, per caso, dalla sua cucina stava inviando un vocale. E si è inciso il sonoro di quel macello: pur essendo lui a due isolati di distanza. A casa mia, un botto tremendo. Poi sono uscito fuori, ho visto le auto...»

Entrambe distrutte: l’Opel Adam che un tempo usava lei, ora ceduta a suo figlio. E la Ford Ka di sua figlia. Chi c’era in casa sua?

«Io ero rientrato da poco, così come mia figlia. Potevano uccidere me o lei. Siamo usciti e abbiamo visto lo spettacolo delle auto, una scena un po’ infernale: fumo, i cassonetti esplosi, un vaso grande finito dall’altra parte della carreggiata, il cofano della mia auto per aria».

Quanto esplosivo?

«Molto, intorno al chilo».

È vero che la scena dell’esplosione tradirebbe la precisa conoscenza dei luoghi e dei suoi spostamenti?

«Questo me lo hanno fatto notare. In pratica l’esplosivo è stato collocato sul fianco destro della vettura, che guarda al tragitto che faccio io fino all’uscio di casa. Cioè: l’immobile ha più ingressi, ma io faccio sempre lo stesso tratto ed entro sempre da quel lato, dove è saltata l’auto».

Sta dicendo che prima di piazzare la bomba l’hanno spiata, seguita?

«Non lo escludono. Per diretta esperienza, non lo escluderei neanche io: mi è capitato di essere stato pedinato, un giorno anche la mia scorta lo ha segnalato subito, stavo incontrando una fonte importante e c’era un soggetto con auricolare che comunicava».

Ranucci, Report ha toccato narcos, Cosa nostra, massoneria, destra eversiva e ‘ndrangheta, di recente con la longa manus su Verona. Un’idea di massima?

«Vedremo gli sviluppi. L’ordigno sembrerebbe rudimentale. Può essere indizio di organizzazione più locale, o di una certa fretta. Non so e non tocca a me dirlo».

Quanto pesa l’isolamento vissuto in Rai, o gli attacchi anche da alte cariche dello Stato? La Russa vi chiamò calunniatori seriali.

«Noi non facciamo sconti a nessuno. Certo: questo danneggia, delegittima».

Parla in generale.

«Essere additati come calunniatori seriali non è che non aiuta me, non aiuta nessuno che sia impegnato in inchieste. Soprattutto se quella persona fa con onestà il suo lavoro. Il presidente La Russa ci aveva querelato, il Tribunale ha archiviato. Io comunque, fino a prova contraria, resto uno con la fedina penale pulita».

Anche con l’ad Rossi c’era stato un forte conflitto. Report era sotto attacco.

«Ho apprezzato la solidarietà del cda e di Rossi. Avevo denunciato che mai nella storia di Report c’erano stati tagli di questa natura, sono stati momenti complicati. Ma ho la sensazione che tutto questo possa aprire un dialogo all’interno della Rai. A vantaggio di una trasmissione storica, e della qualità del servizio pubblico».

Ha più paura di ieri?

«Per me non cambia nulla. Ho sempre cercato di trasmettere serenità, ai miei familiari innanzitutto. E a chi segue il nostro lavoro. Voglio continuare così».

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