ROMA – Se c’è una cosa che fa infuriare Giorgia Meloni è quando Elly Schlein varca i confini nazionali per dipingere lei e il suo governo come un pericolo per la democrazia. Impermeabile alle critiche pronunciate in Parlamento o in qualche salotto tv, quando la segretaria del Pd calca un pulpito internazionale per accusarla di estremismo, macchiandone la reputazione globale, la presidente del Consiglio perde la testa. E reagisce: con insulti e accuse pesanti. Scatenando una ridda di improperi firmati in batteria dalla maggioranza (quasi) al completo. A cui, per non farsi mancare niente, replicano prima i soldati semplici e poi la leader dem in persona.
Un passo indietro. Congresso dei socialisti europei ad Amsterdam. A mezzogiorno, davanti al premier spagnolo Pedro Sanchez e al presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, sale sul palco Schlein. «In Italia c’è una estrema destra al governo che sta tagliando la spesa pubblica, la sanità, la scuola, sta bloccano le nostre proposte di sal…
ROMA – Se c’è una cosa che fa infuriare Giorgia Meloni è quando Elly Schlein varca i confini nazionali per dipingere lei e il suo governo come un pericolo per la democrazia. Impermeabile alle critiche pronunciate in Parlamento o in qualche salotto tv, quando la segretaria del Pd calca un pulpito internazionale per accusarla di estremismo, macchiandone la reputazione globale, la presidente del Consiglio perde la testa. E reagisce: con insulti e accuse pesanti. Scatenando una ridda di improperi firmati in batteria dalla maggioranza (quasi) al completo. A cui, per non farsi mancare niente, replicano prima i soldati semplici e poi la leader dem in persona.
Un passo indietro. Congresso dei socialisti europei ad Amsterdam. A mezzogiorno, davanti al premier spagnolo Pedro Sanchez e al presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, sale sul palco Schlein. «In Italia c’è una estrema destra al governo che sta tagliando la spesa pubblica, la sanità, la scuola, sta bloccano le nostre proposte di salario minimo», esordisce a testa bassa. «Stanno producendo solo propaganda, odio e polarizzazione», insiste. «La settimana scorsa Meloni ha detto che l’opposizione è peggio di Hamas», la premessa per l’affondo finale: «Voglio solidarizzare con Sigfrido Ranucci vittima di un attentato terribile: la libertà e la democrazia è a rischio quando l’estrema destra è al governo». Apriti cielo. Il parallelo tra l’ordigno contro il giornalista e possibili manine che riportano alla memoria lo stragismo eversivo è troppo per la premier. Che afferra il telefonino e twitta velenosa: «Siamo al puro delirio. Vergogna, Elly Schlein, che vai in giro per il mondo a diffondere falsità e gettare ombre inaccettabili sulla nazione che, da parlamentare della Repubblica italiana e leader di partito, dovresti rappresentare e aiutare».
Da lì in poi è il caos. A Palazzo Chigi si mette in moto la macchina della propaganda. «Dichiarazioni stravaganti, come se qualcuno del governo potesse essere responsabile per le bombe a Ranucci. La verità è che stanno perdendo ovunque, mentre noi cresciamo», Antonio Tajani, vicepremier e segretario di FI. «Screditare l’Italia all’estero non è opposizione: è un danno per gli italiani», Tommaso Foti, ministro FdI. «Meloni sta dando lustro all’Italia nel mondo, Schlein va all’estero per denigrare l’Italia», Giovanni Donzelli, capo Organizzazione FdI. E mentre il collega Bignami punta il dito contro la «sinistra anti-italiana», il forzista o Gasparri tuona: «Schlein mischia i problemi della sanità con i fatti di criminalità: è una mentitrice che guida il regresso dello zoppicante Pd». Una slavina. Dalla quale la Lega però si defila, postando un solo tweet sul profilo del partito: «Assoluta e ferma condanna per l’attentato a Ranucci. Assoluta e ferma condanna per le sciocchezze della Schlein».
La risposta non si fa attendere. Firmata tuttavia solo dai dem, nessuno dei possibili alleati si fa vivo. «Il Mezzogiorno registra il più alto tasso di rischio povertà ed esclusione sociale: Meloni, anziché attaccare Schlein, si occupi dei problemi dell’Italia», Marco Sarracino, responsabile Sud. «La presidente del Consiglio continua la tournée mondiale del vittimismo: attacca l’opposizione emulando i suoi amici autocrati», Antonio Misiani, responsabile Economia. «Meloni parla di “deliri” della leader del Pd. Una reazione tipica di chi non pensa di governare una grande democrazia, ma di comandare su dei sudditi», Arturo Scotto, deputato dem.
Ma Carlo Calenda sbotta: «Ci siamo un po’ stancati di questo inutile battibecco». E Iv chiede: «Quando si tornerà a parlare dei temi che interessano gli italiani?». Quel che prova a fare Schlein, inchiodando la premier — con un ultimo video-social — alle sue responsabilità: «Lei può andare alle Nazioni Unite ad attaccare le opposizioni davanti a tutto il mondo, dire che sono peggio dei terroristi ma le opposizioni devono stare mute, zitte, dire che va tutto bene», controreplica piccata. «Basta col vittimismo». Spieghi piuttosto «perché con la sua manovra si andrà in pensione più tardi, perché non c’è uno straccio di politica industriale». A occhio, la guerra non è finita.
Schlein a Meloni: "Agli italiani non serve il suo vittimismo"