Sette ore di processo a Appendino, Conte: “Patto con il Pd necessario così danneggi Fico in Campania”
di Francesco BeiIl presidente del M5S, Giuseppe Conte
Peccato che la riunione online non fosse anche in streaming, come predicava (ma non praticava) il Movimento 5 stelle ai suoi albori, perché stavolta sarebbe stata davvero da poltrona e popcorn. Le oltre sette ore di Consiglio nazionale si sono risolte in un sofferto, e a tratti drammatico, “processo” alla ribelle Chiara Appendino, rea di aver chiesto una «postura diversa» del Movimento dopo le sconfitte alle regionali, «non così appiattita sul Pd».
Una batteria di interventi — quasi tutti i venti membri del parlamentino hanno preso la parola — che si è via via indurita, passando da critiche affettuose all’accusa esplicita di bombardare il quartier generale nel momento più difficile, a un mese dalle elezioni regionali in Campania. Ed è stato proprio Giuseppe Conte, alla fine, a formulare il capo d’imputazione più pesante: «Chiara io rispetto la tua posizione, e mi batterò sempre affinché tu la possa esprimere liberamente, ma mi spieghi che vuol dire avere una postura diversa? Ti sei d…
Peccato che la riunione online non fosse anche in streaming, come predicava (ma non praticava) il Movimento 5 stelle ai suoi albori, perché stavolta sarebbe stata davvero da poltrona e popcorn. Le oltre sette ore di Consiglio nazionale si sono risolte in un sofferto, e a tratti drammatico, “processo” alla ribelle Chiara Appendino, rea di aver chiesto una «postura diversa» del Movimento dopo le sconfitte alle regionali, «non così appiattita sul Pd».
Una batteria di interventi — quasi tutti i venti membri del parlamentino hanno preso la parola — che si è via via indurita, passando da critiche affettuose all’accusa esplicita di bombardare il quartier generale nel momento più difficile, a un mese dalle elezioni regionali in Campania. Ed è stato proprio Giuseppe Conte, alla fine, a formulare il capo d’imputazione più pesante: «Chiara io rispetto la tua posizione, e mi batterò sempre affinché tu la possa esprimere liberamente, ma mi spieghi che vuol dire avere una postura diversa? Ti sei dimenticata delle manifestazioni che abbiamo fatto contro il riarmo europeo a Strasburgo e all’Aja, del fatto che siamo stati noi a trascinare il Pd su Gaza? Non capisci che così fai un danno enorme al Movimento e soprattutto a Roberto Fico?».
Appendino è stata circondata e, di fatto, è rimasta isolata. Nessuno ha preso le sue difese, anche perché nei gruppi parlamentari e negli organismi dirigenti, non c’è nessun “appendiniano”, nessuno che possa venirle in soccorso. Raccontano che l’unico che le è vicino è il deputato piemontese Antonino Iaria, non propriamente un peso massimo.
Quelli che la pensano come lei e che hanno criticato in passato l’idea di un M5S collocato stabilmente nel centrosinistra, sono da tempo lontani ed estranei al partito contiano, da Danilo Toninelli a Alessandro Di Battista. E Virginia Raggi, che in privato esprime il suo disagio per l’alleanza con il Pd, ha rinunciato a esprimere una opposizione interna.
La vetta dello scontro con Conte si è raggiunta ieri quando Appendino, ormai dimissionaria, ha rivendicato le origini «antisistema» del grillismo chiedendo un ritorno alle antiche radici, «perché sembra che ci siamo normalizzati». Conte le ha risposto beffardo: «Senti Chiara, tu sei stata sindaca di Torino, io ho fatto il presidente del Consiglio, facciamo ridere se torniamo quelli antisistema. Piuttosto siamo e possiamo essere ancora di più una forza di cambiamento, ma per cambiare devi poter incidere». E così via, con l’ala più pragmatica, quella dei capigruppo ad esempio, a ricordarle che «in Toscana abbiamo fatto firmare a Giani i nostri 23 punti, che spostano completamente l’asse politico della Regione. E alla fine saremo in giunta con due assessori per controllare che avvenga». A un certo punto, quando molti microfoni erano accesi, una voce rimasta anonima ha pronunciato la sentenza più feroce, paragonando Appendino a una figura che nel Movimento è vista come il male assoluto: «Appendino si candida a essere la Pina Picierno dei Cinque stelle». Un vero e proprio anatema, considerando che l’eurodeputata più critica verso Schlein è anche quella che si batte per tenere alta la barriera tra Pd e M5S.
Anche sul tema della democrazia interna, un altro dei punti di critica di Appendino, la risposta è stata netta. Stavolta è toccato all’altra vicepresidente (vicaria), Paola Taverna, rimbrottare la dissidente e ricordarle cosa accadeva ai “bei tempi” della Casaleggio associati: «Chiara, ma di cosa stai parlando? Quando c’erano Grillo e Casaleggio ti arrivava una mail dallo staff ed eri fuori. E nemmeno ti dicevano perché».
Adesso che lo strappo è stato consumato, seppur a pochi giorni dal rinnovo delle cariche di vertice, a via di Campo Marzio, sede del quartier generale contiano, ci si interroga su cosa potrà accadere. Correnti strutturate di dissidenti non se ne vedono, Appendino sembra effettivamente isolata e nessuno mette in discussione la linea di “progressismo indipendente” decisa nella costituente Nova e confermata a larghissima maggioranza tra gli iscritti.
Si sospetta, tra i contiani, che la vera partita Appendino abbia deciso di giocarsela non ora, ma dopo le Politiche del 2027, quando il leader potrebbe essere azzoppato da un’eventuale sconfitta elettorale. A quel punto il M5S tornerebbe a guardare da un’altra parte e la ribelle rientrerebbe in gioco. Ma il 2027 è lontano e «in tv — sibila uno dei più fedeli alla linea — l’Appendino ci è andata finora perché rappresentava Conte».