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Pasquino: “Meloni arrogante in una democrazia di bassa qualità”

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Il professore emerito di scienza politica: “È il Paese della conservazione, con una sinistra che non ha trovato un’idea forte per costruire una identità” Il Colle è il contrappeso
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Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica, dopo lo scontro Meloni-Schlein come sta la democrazia italiana?

«In una situazione di equilibrio. Il governo garantisce stabilità e quel minimo di cambiamento all’indietro che vogliono i conservatori. Poi dal punto della vista della qualità bisogna discutere di cosa vorremmo davvero, e cosa stiamo ottenendo».

Cosa stiamo ottenendo?

«Un minimo di riconoscimento a livello internazionale per la stabilità, in un Paese che era noto per essere instabile, e la leadership di una premier con capacità politiche».

Quindi va tutto bene?

«No. Nel merito non mi piacciono le politiche sulla famiglia, il controllo sul dissenso, le politiche sull’immigrazione e sull’istruzione».

Oggi è peggio o meglio di una volta?

«Questa è una democrazia di bassa qualità, e il governo la incarna bene».

Molti sostengono che Meloni alza i toni per coprire il suo immobilismo.

«Un po’ è arroganza di potere, un po’ pensa davvero che siano critiche infondate. Sb…

Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica, dopo lo scontro Meloni-Schlein come sta la democrazia italiana?

«In una situazione di equilibrio. Il governo garantisce stabilità e quel minimo di cambiamento all’indietro che vogliono i conservatori. Poi dal punto della vista della qualità bisogna discutere di cosa vorremmo davvero, e cosa stiamo ottenendo».

Cosa stiamo ottenendo?

«Un minimo di riconoscimento a livello internazionale per la stabilità, in un Paese che era noto per essere instabile, e la leadership di una premier con capacità politiche».

Quindi va tutto bene?

«No. Nel merito non mi piacciono le politiche sulla famiglia, il controllo sul dissenso, le politiche sull’immigrazione e sull’istruzione».

Oggi è peggio o meglio di una volta?

«Questa è una democrazia di bassa qualità, e il governo la incarna bene».

Molti sostengono che Meloni alza i toni per coprire il suo immobilismo.

«Un po’ è arroganza di potere, un po’ pensa davvero che siano critiche infondate. Sbaglia, ma in questo modo si fa capire dai suoi elettori».

L’escalation di toni che accomuna premier e opposizione cosa nasconde?

«Una mancanza di idee. La sinistra non ha trovato un’idea importante intorno alla quale organizzare un’identità, e quindi si attacca all’idea che stiamo perdendo la libertà e la democrazia».

Non c’è questo rischio?

«È un’idea molto stupida».

Perché?

«Perché ingenerosa nei confronti dei cittadini italiani che invece lottano in continuazione per mantenere questa libertà e questa democrazia».

Ma che idea della democrazia ha una premier che equipara l’opposizione ad Hamas?

«Infatti sbaglia. Ma lei lo dice perché esprime così il pensiero di una parte della società italiana».

Che Italia è?

«L’Italia della conservazione, del ceto medio che ha ancora credenze religiose e che vuole lucrare sulle rendite di posizione. Insomma, poco disposta a cambiare».

La sinistra rincorre la destra con toni populisti?

«E fa autogol infatti. Vuol dire che non sa controllare la propria comunicazione. Dovrebbe trovare modalità di espressione e di critica che siano efficaci a raggiungere un elettorato fuori dal suo campo».

Per Cacciari siamo dentro uno stato di eccezione.

«Il vero stato di eccezione c’era negli anni Settanta, con le stragi e il terrorismo. E dopo abbiamo avuto l’editto bulgaro di Berlusconi».

Il Parlamento debole quanto c’entra con l’attuale crisi?

«Il Parlamento è debole perché lo sono i parlamentari, e poi perché c’è un governo con una maggioranza tale da controllare, frustare, tenere la linea. Tutto ciò impedisce al Parlamento di essere davvero un contrappeso».

Non c’è un contrappeso allo strapotere del governo?

«C’è. Si chiama Presidenza della Repubblica. Il Quirinale è tutto meno che un notaio. Esprime automaticamente un controllo».

L’attentato a Ranucci cosa rivela?

«È una vicenda molto brutta. Il giornalismo d’inchiesta è sotto attacco. Libertà di parola e di opinione sono poco tutelate».

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