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Allarme di Mattarella sull’Europa: “Non cedere a chi la delegittima”

(ansa)

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Il presidente a Bruxelles invoca una reazione contro le minacce “esistenziali” ai valori fondanti dell’Unione e alle sue istituzioni. Sull’attentato a Ranucci: "Allarmante, necessaria una forte reazione". Oggi il caso al Parlamento europeo
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BRUXELLES – Sergio Mattarella le chiama «sfide esistenziali». L’Europa è minacciata. I nostri valori - democrazia, pace, diritti - messi a rischio. Dice: «Siamo dentro una fase storica in cui sfide globali vogliono porre in discussione i principi fondanti dell’Unione europea e della convivenza pacifica tra i popoli. Non possiamo permetterci cedimenti». Le otto di sera. Cena di Stato al palazzo di Laeken, Bruxelles. Mattarella ha di fronte re Filippo e la regina Matilde. È un’occasione di festa e amicizia, la prima sera della visita di Stato di tre giorni – ieri a Bruxelles, oggi Marcinelle, domani Bruges – ma il presidente della Repubblica non fa nulla per celare la vivissima preoccupazione nei confronti di chi intende mettere in discussione la libertà difesa fin qui dall’Unione europea, «l’area più vasta di democrazia e progresso sociale». Lo fa durante il brindisi. Il riferimento è ai sovranisti. A Putin, seppur non menzionato. Ma come non leggervi un richiamo anche a Trump, che vor…

BRUXELLES – Sergio Mattarella le chiama «sfide esistenziali». L’Europa è minacciata. I nostri valori - democrazia, pace, diritti - messi a rischio. Dice: «Siamo dentro una fase storica in cui sfide globali vogliono porre in discussione i principi fondanti dell’Unione europea e della convivenza pacifica tra i popoli. Non possiamo permetterci cedimenti». Le otto di sera. Cena di Stato al palazzo di Laeken, Bruxelles. Mattarella ha di fronte re Filippo e la regina Matilde. È un’occasione di festa e amicizia, la prima sera della visita di Stato di tre giorni – ieri a Bruxelles, oggi Marcinelle, domani Bruges – ma il presidente della Repubblica non fa nulla per celare la vivissima preoccupazione nei confronti di chi intende mettere in discussione la libertà difesa fin qui dall’Unione europea, «l’area più vasta di democrazia e progresso sociale». Lo fa durante il brindisi. Il riferimento è ai sovranisti. A Putin, seppur non menzionato. Ma come non leggervi un richiamo anche a Trump, che vorrebbe un’Europa divisa, dove ognuno tratta per sé sui dazi, e magari smette di sostenere l’Ucraina? Come da indiscrezioni di stampa che imbarazzano il governo italiano. In generale, dice Mattarella: «Sono intollerabili narrative e atti che vorrebbero indebolire la sovranità e la libertà del popolo europeo e degli altri popoli».

Il Capo dello Stato parla anche dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Per il presidente il giornalismo e la libertà di stampa sono «presidio ineliminabile della nostra vita democratica». «Quanto successo è allarmante, e richiede una forte reazione, come sta avvenendo». Oggi il Parlamento europeo discuterà dell’attentato in un dibattito sulle intimidazioni criminali ai danni dei giornalisti investigativi. Domani il ministro Piantedosi riferirà alla Camera e al Senato.

Su Bruxelles, sole e pioggia si alternano sin dal mattino. Accompagnano Mattarella per il Senato belga, gli illustrano la storia entrando nel piccolo emiciclo dalle poltrone rosse. E subito fa un elogio della democrazia, e dell’Europa, in tempi in cui entrambe sono minacciate. Soprattutto fa l’elogio del parlamentare. «Per me è sempre coinvolgente entrare nella sede di un Parlamento. Intanto perché sono stato per venticinque anni alla Camera dei deputati e ne avverto l’orgoglio, ma soprattutto perché il Parlamento è lo snodo fondamentale delle democrazie. E questo è il punto di protagonismo assoluto nella vita del nostro continente».

Fa quindi un riferimento alla finanziaria, proprio mentre in Italia la manovra entra nel vivo e in Belgio rischia di far cadere il governo: «Il bilancio è un momento travagliato, che comporta sempre un grande confronto, di grandi sensibilità, di tante esigenze. Però le nostre democrazie riescono poi sempre a trovare il punto di approdo», rassicura. Però si può leggere anche come un invito a coltivare il proprio sentimento di ruolo. È come se invitasse il Parlamento a essere orgogliosamente se stesso, a pretendere «il confronto», e non accettare il prendere o lasciare che viene dal governo, dagli esecutivi.

Andando su e giù per le Camere col presidente del Senato, Vincent Blondel, e il presidente della Camera dei rappresentanti, Peter De Roover, ammette: «Qui mi sento a casa. Bruxelles è la capitale d’Europa. È stato un merito storico mettere insieme il futuro, con i paesi fondatori dell’Europa», tra cui va annoverato il Belgio. Cita il premio per la pace Henri la Fontaine, che già nel 1913 spiegava che «la guerra è il diritto che i popoli si sono arrogati di essere giudici, parti e carnefici nella propria causa». E ora siamo di nuovo dentro «una sfida esistenziale». Ricorda: «In questi quasi settant’anni di vita l’Unione europea ha difeso e promosso i nostri valori e i diritti dei nostri cittadini».

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