Nessuna attività di ascolto è stata compiuta sui giornalisti di Fanpage, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, né sul direttore di Dagospia, Roberto D’Agostino. Quello che è stato effettuato sugli attivisti di Mediterranea è quanto era stato autorizzato dalla procura generale di Roma nell’ambito della legge sulle intercettazioni preventive.
Nel database del software in uso non risultano i numeri di telefono dei cronisti, quindi nessuno avrebbe potuto utilizzarlo senza autorizzazione. È quanto hanno spiegato i due direttori delle nostre agenzie di intelligence, Giovanni Caravelli (Aise) e Bruno Valensise (Aisi), ascoltati nelle scorse settimane come testimoni dai pm delle procure di Roma e Napoli, titolari dell’indagine sul caso Paragon.
I due direttori hanno dunque confermato quanto riferito al Copasir: i procuratori di Roma, Francesco Lo Voi, e di Napoli, Nicola Gratteri, avevano chiesto il verbale delle loro audizioni al Comitato, che però aveva preferito non trasmetterli nel risp…
Nessuna attività di ascolto è stata compiuta sui giornalisti di Fanpage, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, né sul direttore di Dagospia, Roberto D’Agostino. Quello che è stato effettuato sugli attivisti di Mediterranea è quanto era stato autorizzato dalla procura generale di Roma nell’ambito della legge sulle intercettazioni preventive.
Nel database del software in uso non risultano i numeri di telefono dei cronisti, quindi nessuno avrebbe potuto utilizzarlo senza autorizzazione. È quanto hanno spiegato i due direttori delle nostre agenzie di intelligence, Giovanni Caravelli (Aise) e Bruno Valensise (Aisi), ascoltati nelle scorse settimane come testimoni dai pm delle procure di Roma e Napoli, titolari dell’indagine sul caso Paragon.
I due direttori hanno dunque confermato quanto riferito al Copasir: i procuratori di Roma, Francesco Lo Voi, e di Napoli, Nicola Gratteri, avevano chiesto il verbale delle loro audizioni al Comitato, che però aveva preferito non trasmetterli nel rispetto delle prerogative parlamentari.
In realtà, fino a questo momento, l’indagine delle procure ha proceduto in parallelo con quella del Copasir, che ha chiuso la prima parte dell’indagine con una relazione, lasciando però ancora aperti diversi aspetti. Nell’inchiesta, che vede il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, al momento contro ignoti, si indaga per accesso abusivo a sistema informatico. A giugno scorso i pm hanno affidato ai tecnici della Polizia Postale e a due consulenti esterni una perizia sui telefoni delle parti lese del procedimento: e cioè Cancellato, Pellegrino e D’Agostino, l’altra giornalista olandese Eva Vlaardingerbroek, e gli attivisti di Mediterranea, Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari. Accertamenti necessari a chiarire se i dispositivi siano stati tutti “infettati” e se si tratti dello stesso software-spia. Se si trattasse infatti di Paragon, come sembrerebbe dall’avviso che è stato loro inviato da Meta o da Apple, sarebbe stato commesso un grave reato da un pubblico ufficiale: Paragon è a disposizione infatti soltanto degli Stati (e in Italia solo delle intelligence e non delle procure).
Non essendo state autorizzate quelle intercettazioni, qualcuno le ha fatte abusivamente. Per individuare i responsabili, le procure hanno inviato una rogatoria direttamente in Israele per chiedere alla società che produce il software se i cellulari in questione siano stati spiati o meno. Al momento, però, non è arrivata alcuna risposta.