Politica

Anche FdI e FI alla manifestazione M5S per Ranucci. Conte: “Non basta, ritirino querele”

Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci (ansa)

In piazza Malan, Bignami e Donzelli. Il giornalista al Pe (chiamato dalla premier): “La bomba contro di me è un salto di livello, non ci ferma ma ci rafforza”. La convocazione in Antimafia. Interviene anche Saviano: “Oggi è più facile attaccare il giornalismo”

4 minuti di lettura

Una delegazione di Fratelli d’Italia e una di Forza Italia tra il pubblico alla manifestazione per la libertà di stampa in corso a Roma organizzata dal M5S dopo l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, che sarà ascoltato in commissione Antimafia.

La delegazione del partito della premier è composta dai capigruppo Lucio Malan, Galeazzo Bignami e dal deputato Giovanni Donzelli.

"Non c'era ragione perché non venissimo, noi siamo sempre stati favorevoli in ogni modo a libertà di espressione la libertà di stampa, non troverete mai una nostra proposta per silenziare alcuno in Italia a differenza di quello che avviene in altri Paesi”, così Malan.

"Ho ricevuto la solidarietà da parte del governo, la premier Giorgia Meloni mi ha chiamato", ha confermato Ranucci.

"Ogni forma di minaccia e di intolleranza nei confronti della stampa troverà sempre e comunque il muro della politica che sa unirsi per le cause giuste e delle istituzioni. Forza Italia è da sempre dalla parte dei giornalisti e della libertà di informazione. Ecco perché ho rappresentato Forza Italia a piazza Santi Apostoli". Lo dice Paolo Emilio Russo, deputato e responsabile dei rapporti con la stampa nazionale di Forza Italia

Ma il leader 5S Giuseppe Conte non si accontenta: "Io credo che la politica non possa limitarsi a un gesto formale, ma deve essere conseguente con atti concreti. Quindi chiedo a FdI che ritirino le querele a Ranucci e a tutti i giornalisti con la schiena dritta. Chiedo alle sorelle Meloni di dare indicazione al loro partito di farlo".

Sul palco di piazza Santa Apostoli, si alternano giornalisti e politici. La manifestazione è stata voluta da Giuseppe Conte a poche ore dall'attentato a Ranucci. Questo l'elenco degli interventi: Milena Gabbanelli, giornalista del Corriere della Sera, Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidian, Rula Jebreal, giornalista e scrittrice, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, Riccardo Iacona, giornalista e conduttore di "Presa Diretta", Attilio Bolzoni, giornalista, Lirio Abbate, giornalista e scrittore, Federico Cafiero De Raho, deputato M5S e già Procuratore nazionale antimafia, Roberto Scarpinato, senatore M5S e già Procuratore generale di Palermo, Barbara Floridia, presidente Commissione di Vigilanza Rai, Francesca Fornario, Rete No Bavaglio, Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia, Roberto Bertoni, Articolo 21, Andrea Scanzi, giornalista e scrittore. Chiude gli interventi dal palco, Sigfrido Ranucci.

Ranucci al Pe: "La bomba contro di me è un salto di livello”

L’attentato a Sigfrido Ranucci intanto arriva al Parlamento europeo. "Quello che è successo a me è un atto intimidatorio di cui non so quale sia la finalità – dice il giornalista conduttore della trasmissione Report di RaiTre – È il termine di una serie di iniziative che vanno avanti da anni, alcune mai rese pubbliche, ma rappresenta un salto di livello rispetto alle minacce costanti. Chi gestisce il potere della criminalità organizzata non ama l'attenzione dei giornali e le intercettazioni lo confermano". Ranucci non ha dubbi: “Credo che alla fine, se questo messaggio aveva l'intenzione di colpire il lavoro di Report e farci fermare, ha sicuramente ottenuto la reazione opposta”.

A Strasburgo si discute di libertà di stampa al seminario del premio Daphne Caruana Galizia, una donna a cui "rendiamo omaggio per aver pagato con la vita il suo coraggio, la sua sete di libertà. Il suo sacrificio è un monito vivo”, la parole della dem Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Cheoltre a Ranucci, intervenuto da remoto,ha introdotto nel dibattito anche Roberto Saviano, giornalista che da quasi vent’anni vive sotto scorta.

L’intervento di Ranucci

"La paura è un sentimento umano. Questo attacco sicuramente è un attacco per quello che siamo e quello che rappresentiamo. Io non faccio più inchieste ormai da anni, da quando sono diventato un produttore di Report, quindi se questo attacco c'è stato è perché sono il volto di una squadra straordinaria. L'attacco è soprattutto al lavoro che hanno fatto i colleghi, che hanno toccato centri di potere. Ma credo anche che forse vada anche alzato il livello di lettura di questo attacco, è un attacco alla nostra indipendenza, al nostro coraggio, alla nostra capacità che abbiamo dimostrato di toccare qualsiasi centro di potere che è capitato sotto il nostro sguardo, nel pieno ruolo di 'cani da guardia della democrazia'”. Il giornalista ha sottolineato che "in questo caso, c'è stata tantissima solidarietà trasversale. A me piace pensare che sia una solidarietà sincera. Anche se ho visto alcuni giornali in questi giorni già cominciare a dire che quelli erano fuochi d'artificio, la bomba non era rivolta a lui.. Tra un po' arriveranno a dire che mi sono fatto l'attentato da solo....", "quelle sono le cose più pericolose, perché quella è la delegittimazione, e guarda caso sono quei giornali fanno parte di alcuni centri che potrebbero avere un po' di coscienza sporca, perché magari rappresentano determinati centri di potere che noi abbiamo toccato, ma che io non penso che siano coinvolti in questo attentato", ha concluso Ranucci che sarà ascoltato a breve in commissione parlamentare Antimafia. La data dell'audizione, richiesta dal capogruppo Pd in commissione, Walter Verini, dovrebbe essere fissata nei prossimi giorni e sarà decisa domani in occasione della convocazione dell'ufficio di presidenza della stessa commissione.

L’intervento di Saviano

Saviano, più volte oggetto di minacce e spesso bersaglio della destra, ha fatto un paragone con il passato. “Compiere un attentato contro un giornalista negli anni '80, '90 e primi 2000 "significava rafforzarlo, gli dava una centralità di attenzione e importanza. Quando si uccideva era un'operazione molto delicata, perché significava spingere le procure a indagare su quanto avevano scritto". Tuttavia, oggi "quel ragionamento non è più vero": dopo un mese di solidarietà il giornalista può essere portato in tribunale, soggetto a dossieraggi su questioni personali e messo da parte da persone di potere, poiché l'attenzione "è istantanea, ma i processi durano vent'anni. Nel tempo resti tu, le minacce, e i guai economici in cui sei finito – ha aggiunto lo scrittore di Gomorra – Il silenziamento delle voci dei giornalisti intorno al mondo”. Per questo, ha concluso Saviano, non bisogna lasciare “solo chi racconta, fate pressioni affinché l'Italia approvi la legge sulle querele temerarie. La sentenza sul boss che ha minacciato la mia vita e compromesso la mia esistenza è arrivata dopo diciassette anni di processo. Questo è importante per capire che le organizzazioni criminali sanno che pagheranno le conseguenze delle loro minacce solo dopo decenni. Chi ha messo la bomba nell'auto di Ranucci sa che la sua sentenza arriverà, se arriverà, tra dieci anni. Oggi Ranucci riceve solidarietà, ma tra un mese potrà di nuovo essere dossierato o censurato: la solidarietà arriva, ma poi i processi durano anni".

Picierno

“In Europa la libertà di stampa non è conquistata per tutti e per sempre, è sotto attacco, con intimidazione dei giornalisti, con campagne di discredito. È il sintomo di una crisi più profonda che attraversa le nostre democrazie. Difendere chi informa vuol dire difendere noi stessi, il nostro diritto di sapere, di scegliere, la verità come bene pubblico", ha detto Picierno.

I commenti dei lettori