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Armi a Kiev e paletti su asset russi. Meloni lancia segnali a Trump

Giorgia Meloni 

 

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La premier si tiene in equilibrio tra Usa e Ue in vista del consiglio europeo. L’idea di acquistare Patriot con gli alleati continentali
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ROMA – Ancorata all’Europa, ma sempre e comunque mostrandosi in linea con Donald Trump. La strategia politica di Giorgia Meloni non cambia. Al mattino, la premier firma assieme alle principali cancellerie europee un comunicato nel quale ribadisce il sostegno senza condizioni a Kiev: congelamento della linea del fronte in Ucraina, sfiducia nella volontà negoziale di Vladimir Putin, pressione su Mosca attraverso le sanzioni, volontà di sfruttare in qualche modo gli asset russi bloccati nelle banche occidentali. È un posizionamento che racchiude l’allarme di Bruxelles per la trattativa a due tra Trump e lo Zar, che per adesso esclude Volodymyr Zelensky e l’Europa.

E però, a sera, i toni diventano più sfumati. Nel testo che il centrodestra presenterà oggi in Parlamento al termine delle comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo che si apre domani, però, i segnali di attenzione rivolti alla Casa Bianca sono forti, insistenti, espliciti. Racchiusi al meglio in una formula, quell…

ROMA – Ancorata all’Europa, ma sempre e comunque mostrandosi in linea con Donald Trump. La strategia politica di Giorgia Meloni non cambia. Al mattino, la premier firma assieme alle principali cancellerie europee un comunicato nel quale ribadisce il sostegno senza condizioni a Kiev: congelamento della linea del fronte in Ucraina, sfiducia nella volontà negoziale di Vladimir Putin, pressione su Mosca attraverso le sanzioni, volontà di sfruttare in qualche modo gli asset russi bloccati nelle banche occidentali. È un posizionamento che racchiude l’allarme di Bruxelles per la trattativa a due tra Trump e lo Zar, che per adesso esclude Volodymyr Zelensky e l’Europa.

E però, a sera, i toni diventano più sfumati. Nel testo che il centrodestra presenterà oggi in Parlamento al termine delle comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo che si apre domani, però, i segnali di attenzione rivolti alla Casa Bianca sono forti, insistenti, espliciti. Racchiusi al meglio in una formula, quella che vincola il governo a «proseguire nell’impegno diplomatico europeo per una pace giusta e duratura, impegno che non può prescindere dal dialogo con gli Stati Uniti».

È un equilibrio sottile, a cui la presidente del Consiglio è ormai abituata dall’ascesa di Trump alla Casa Bianca. Sugli asset russi, ad esempio, Roma fa sfoggio di un registro diverso a seconda del format nel quale prende posizione. Nel comunicato siglato assieme agli europei si assicura che i partner stanno «sviluppando misure per utilizzare l’intero valore dei beni sovrani immobilizzati della Russia». È la dimostrazione che la trattativa è ancora in corso, che un risultato concreto ancora non c’è, ma che la Germania spinge per siglare un’intesa che penalizzi Mosca. Nel testo della risoluzione che approderà oggi alle Camere va rilevata però una integrazione significativa, che mostra la cautela del governo italiano: «L’eventuale utilizzo di beni russi immobilizzati - si legge nella bozza della vigilia - non può che essere subordinato alla compatibilità con il diritto internazionale». È il frutto, secondo diverse fonti, di una mediazione con la Lega.

Continua a muoversi così, Meloni. Collaborando con gli europei, ma tendendo la mano al tycoon anche su dossier delicati e meno “pubblici”. Ad esempio: le armi da assicurare alla difesa ucraina. Due giorni fa, l’agenzia Bloomberg - non smentita, anche se l’indiscrezione non trovava ieri conferma alla Difesa - ha riportato la disponibilità italiana a partecipare agli acquisti europei congiunti di armamenti americani da dirottare poi a Kiev. Un’intenzione che sarebbe stata espressa da Guido Crosetto durante una riunione riservata della Nato. Si tratta del meccanismo Purl, voluto da Trump. La “coalizione” finanzia pacchetti da mezzo miliardo di dollari ciascuno. Di certo, il bivio esiste e Roma dovrà assumere una decisione in tempi rapidi, perché Volodymyr Zelensky ha chiesto a Meloni e agli altri partner di comprare assieme e poi destinare all’Ucraina alcune batterie di Patriot, senza i quali diventa impossibile difendere i cieli del Paese aggredito. Nel frattempo, Crosetto lavora a un’altra iniziativa: il tredicesimo pacchetto di aiuti militari. L’esecutivo si prepara a vararlo in tempi rapidi.

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