MILANO – Roberto Vannacci assente, Luca Zaia si collega solo all’inizio, Matteo Salvini una volta finito il Consiglio federale esce rintanato nella sua auto blu, e lo stesso fanno gli altri big. Meglio non incappare nei cronisti lì fuori dalla vecchia sede con tutte le tapparelle abbassate. Nella storica sala intitolata al padre del federalismo Gianfranco Miglio in via Bellerio a Milano vanno in scena circa tre ore di discussione. Precedute in mattinata dal prequel del vicepremier in un evento pubblico in città. La novità sta nel fatto che per la prima volta non fa finta che tutto stia andando alla grande, dopo il flop toscano, con la Lega superata anche dalla sinistra radicale.
«Chiaro che quando hai un risultato al di sotto delle aspettative ti devi chiedere perché. Non è colpa della sfortuna o degli elettori. Quindi tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Si, io in primis...», ammette. E finora non l’aveva mai detto.
MILANO – Roberto Vannacci assente, Luca Zaia si collega solo all’inizio, Matteo Salvini una volta finito il Consiglio federale esce rintanato nella sua auto blu, e lo stesso fanno gli altri big. Meglio non incappare nei cronisti lì fuori dalla vecchia sede con tutte le tapparelle abbassate. Nella storica sala intitolata al padre del federalismo Gianfranco Miglio in via Bellerio a Milano vanno in scena circa tre ore di discussione. Precedute in mattinata dal prequel del vicepremier in un evento pubblico in città. La novità sta nel fatto che per la prima volta non fa finta che tutto stia andando alla grande, dopo il flop toscano, con la Lega superata anche dalla sinistra radicale.
«Chiaro che quando hai un risultato al di sotto delle aspettative ti devi chiedere perché. Non è colpa della sfortuna o degli elettori. Quindi tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Si, io in primis...», ammette. E finora non l’aveva mai detto.
Quindi inizia il Consiglio. Che in parte si trasforma in una requisitoria nei confronti del generale, per altro “contumace”: ancora una volta assente. Vannacci è pur sempre vicesegretario federale e dunque si parla dell’anomala commistione tra i suoi “team” e il partito. «Per quanto mi riguarda è libero di pensarla come vuole su tante cose, ma deve essere chiaro che la Lega è una sola ed è sempre stato così, è stata la nostra forza da sempre», ha cercato di dire il presidente lombardo Attilio Fontana. L’indicazione arriva ora da Salvini: confinare le iniziative legate ai “team Vannacci” nel campo culturale, evitando che assumano forma politica. È stato ricordato il precedente di Flavio Tosi e del suo “Faro — Ricostruiamo il Paese”, la fondazione che nel 2015 gli costò l’espulsione dal partito. Una rassicurazione parziale: formalmente il Mondo al contrario si autodefinisce già un’associazione non partitica, anche se ha davanti la dizione “movimento”. Insomma, l’ambiguità probabilmente resterà fino al prossimo incidente diplomatico. Per non sbagliare, comunque, proprio in queste ore il candidato in Consiglio veneto vannacciano Stefano Valdegamberi ha rinfrescato il suo materiale elettorale: via i riferimenti al Mondo al contrario, dentro il simbolo leghista.
Sullo sfondo, resta poi l’idea dell’area federalista, legata all’idea bossiana di un “sindacato del nord”, di una nuova organizzazione interna duale del partito: due soggetti diversi in stile tedesco Cdu-Csu. Salvini l’ha bollata come invenzione giornalistica, peccato che ne avesse parlato dal palco di Pontida proprio Zaia, seguito da analoghi interventi in linea, da Attilio Fontana a Massimiliano Fedriga, presidente friulano. «Non ne stiamo discutendo in questo momento — spiega a distanza lo stesso presidente veneto uscente, parlando ad una iniziativa pubblica elettorale in provincia di Padova — ma Pontida ho semplicemente ricordato che in un momento nel quale diventa sempre più evidente il fatto che il Paese sta prendendo una china federalista, proprio i partiti al loro interno una riflessione federalista la debbano fare. Voglio dire - ha aggiunto - che essere del Pd di Aosta o di Canicattì non è la stessa roba e così vale per tutti». E anche il suo possibile successore, Alberto Stefani, si è detto favorevole all’idea, prima che arrivasse lo stop del leader. Quanto al futuro il Doge ha tagliato coro: «I conti si faranno alla fine delle regionali, quando si apriranno le urne capiremo chi ha vinto e come ha vinto». Una volta contate le preferenze, a cominciare da quelle personali che incasserà, il governatore uscente deciderà come farle pesare.
C’è poi il nodo Lombardia. Il capogruppo al Senato e segretario del partito lumbard Massimiliano Romeo ha riferito dell’unanimità raggiunta lunedì sera nel direttivo regionale per tenere in quota Lega la candidatura alla presidenza, nonostante la pretesa avanzata dagli alleati di FdI. Un’ulteriore grana per Salvini, intenzionato a far sbollire gli animi, dato che almeno per trovare un compromesso su questo dossier avrà davanti diversi mesi di tempo.
Infine, è stata confermata per il 14 febbraio una manifestazione a Milano, centrata su identità, sicurezza e contrasto all’islam radicale, temi molto cari alla vicesegretaria Silvia Sardone. «Il nostro obiettivo è continuare a governare con serietà e crescere, come Italia e come Lega, confermandoci la seconda forza del centrodestra e superando nei consensi i 5 Stelle», recita la nota finale. Con una inesattezza di fondo: ad oggi, la seconda forza della coalizione non è più la Lega ma Forza Italia.