ROMA – L'attentato a Sigfrido Ranucci è "un attacco grave alla libertà di stampa e ai valori della democrazia". Matteo Piantedosi conferma impegno, recita numeri, chiede di tenere lontano la propaganda dalla lotta al crimine organizzato, ma l'aula è carica di tensione e volano accuse. "Siete quelli che vanno all'estero a dire che la democrazia in Italia è a rischio", accusano dai banchi di FdI. E dal Pd: "Ma era stato uno dei vostri membri in Cda Rai che aveva portato ironicamente, tempo fa, un bicchiere di cognac a Ranucci perché si riprendesse".
Il titolare del Viminale ricostruisce i fatti, mette in fila i dati. Per la protezione "di Ranucci, le articolazioni del ministero dell’Interno sono impegnate, da tempo, nei servizi di tutela, in ragione dell’esposizione a rischio derivante dalla sua attività di giornalista d’inchiesta", assicura il ministro dell'Interno, la sua tutela "è passata dal livello 4 a 3".
ROMA – L'attentato a Sigfrido Ranucci è "un attacco grave alla libertà di stampa e ai valori della democrazia". Matteo Piantedosi conferma impegno, recita numeri, chiede di tenere lontano la propaganda dalla lotta al crimine organizzato, ma l'aula è carica di tensione e volano accuse. "Siete quelli che vanno all'estero a dire che la democrazia in Italia è a rischio", accusano dai banchi di FdI. E dal Pd: "Ma era stato uno dei vostri membri in Cda Rai che aveva portato ironicamente, tempo fa, un bicchiere di cognac a Ranucci perché si riprendesse".
Il titolare del Viminale ricostruisce i fatti, mette in fila i dati. Per la protezione "di Ranucci, le articolazioni del ministero dell’Interno sono impegnate, da tempo, nei servizi di tutela, in ragione dell’esposizione a rischio derivante dalla sua attività di giornalista d’inchiesta", assicura il ministro dell'Interno, la sua tutela "è passata dal livello 4 a 3".
Quindi, "utilizzare questo grave atto intimidatorio per adombrare una qualche responsabilità del governo offende la verità e le istituzioni, con scarso senso dello Stato". Nel riferire alla Camera sulla bomba esplosa sotto casa del conduttore di Report, il ministro ribadisce "la ferma condanna per l'atto vigliacco e criminale" sferrato contro Ranucci, che rappresenta "un attacco non solo alla persona, ma all'impianto democratico" del Paese. E respinge "la strumentalità" degli attacchi alla maggioranza: "sarebbe auspicabile -esorta - che il tema della tutela della libertà di stampa, proprio per il suo ruolo fondante dei sistemi democratico-liberali, non scadesse a strumento di grossolana propaganda partitica". Anche perché, sottolinea il titolare dell'Interno, il picco delle minacce "si è registrato non in questa legislatura, ma negli anni precedenti. In totale, il quinquennio 2020-2024 ha registrato 718 episodi ai giornalisti con una media di circa 143 eventi all’anno. Ma il maggior numero degli episodi si è avuto nel 2021, con 232 eventi, e il dato più basso nel 2023 con 98 episodi. Nei primi sei mesi dell’anno in corso sono state registrate 81 segnalazioni di minacce". Numeri che non possono certo spegnere la rabbia che agita entrambi gli schieramenti.
"L'attentato a Ranucci è un atto vile spregevole e malavitoso - sottolinea da FdI Sara Kelany - ma non è accettabile che si seguiti a far trapelare il messaggio pericoloso che la bomba a Ranucci sia una svolta autoritaria perché c'è il rischio che qualche folle a questa lettura dia credito. Basta infiammare le piazze e gridare al pericolo fascista perché lo avete inventato voi perché non avete altri argomenti". Dalle opposizioni alzano la voce, contestazioni. Il vicepresidente di turno ferma il gioco: "Così non va bene, se non state zitti non si può andare avanti". E ribatte subito la capogruppo dem Chiara Braga: "Ci accusate di denigrare il Paese, ma in Italia c'è un "quadro di ridotta agibilità" per l'informazione, un quadro "in cui la destra crea sempre un clima difficile per i giornalisti scomodi e un giornalista può essere attaccato e preso in giro nei comizi, in una Rai controllata dal governo ed è ancora più grave la Vigilanza bloccata per liti interne. L'opposizione ha il dovere di denunciare quanto sta accedendo, la destra al governo in Italia alimenta costantemente il conflitto e continua la ricerca del nemico a cui addossare l'incapacità di dare risposte al Paese".
Dal M5s, Federico Cafiero de Raho sottolinea: "Qui non si fa una partita solo per Ranucci, bersaglio di un attentato vile, su cui chiediamo che si faccia la massima luce in tempi urgenti. Ma per il patrimonio dei valori del Paese. E questa destra che non gradisce il giornalismo d'inchiesta, in maniera concentrica attacca l'indipendenza della magistratura. Chiediamo quindi per Ranucci il massimo della sicurezza, con un dispositivo adeguato: e il livello 3, in verità, non ci pare tale".
Il riferimento dell'ex procuratore antimafia è ai numerosi attacchi e denunce che Ranucci ha subito da destra. Posizioni che il deputato di FI, Paolo Emilio Russo, non esita a ribadire, pur nella condanna dell'attentato: "Ci troverete sempre a difendere il giornalismo anche quando non ne condividiamo stile e metodo - tiene a precisare - perché questa minaccia riguarda ogni branca del giornalismo" e "rendere la giustizia più efficiente, come stiamo facendo, significa anche rendere giornalisti più forti sicuri e liberi".
Propaganda stesa perfino sull'attentato, per Avs. Che, con Angelo Bonell, richiama il ministro Piantedosi alla coerenza delle azioni. E alla completezza dei dati. "Ministro, visto che ci ha detto che fino al 2024 il picco delle minacce si è avuto con la precedente legislatura, poteva anche aggiungere che i dati degli Interni, noti anche alla Fnsi, indicano che nel primo semestre del 2025 rispetto al 2024 c'è stato un aumento del 76% delle minacce contro i giornalisti". Ecco perché, chiede Bonelli, "mi sarei aspettato che lei venisse qui annunciando tre cose concrete: che il governo italiano adotterà la direttiva anti-Slapp, che pone un freno alle liti temerarie, pensi 176 denunce solo su una persona, Ranucci, nessuna delle quali andata a segno. Che recepirà Media Freedom Act, sulla garanzia e la pluralità dell'informazione . E che come governo rinuncerà alle querele promosse contro Ranucci e la squadra di giornalisti di Report. Invece non l'ha fatto".