Arriveranno, sono alle porte. Ma quei test psico-attitudinali, che la legge ormai prescrive per la selezione dei futuri magistrati, non saranno né invasivi, né di carattere clinico, mette in chiaro il Csm. Non andranno cioè alla ricerca di eventuali patologie. Soprattutto, non saranno introdotti a stretto giro, come sperava la maggioranza di governo, ma probabilmente tra un anno: perché "allo stato non è possibile prevedere, ragionevolmente, termini certi per l’ultimazione dei lavori", come scrive la Sesta commissione del Consiglio superiore. Che, intanto, ha appena individuato la rosa di quattro esperti, scelti dopo un lungo elenco di audizioni. Ed è intorno a questi presupposti che oggi, in plenum, guidato dal vicepresidente Fabio Pinelli, si accendono gli ultimi fuochi su un altro provvedimento-simbolo della crociata meloniana contro pm e giudici.
Da un lato i gruppi dei togati che marciano (quasi) uniti contro la separazione delle carriere e che hanno usato massima cautela nel dis…
Arriveranno, sono alle porte. Ma quei test psico-attitudinali, che la legge ormai prescrive per la selezione dei futuri magistrati, non saranno né invasivi, né di carattere clinico, mette in chiaro il Csm. Non andranno cioè alla ricerca di eventuali patologie. Soprattutto, non saranno introdotti a stretto giro, come sperava la maggioranza di governo, ma probabilmente tra un anno: perché "allo stato non è possibile prevedere, ragionevolmente, termini certi per l’ultimazione dei lavori", come scrive la Sesta commissione del Consiglio superiore. Che, intanto, ha appena individuato la rosa di quattro esperti, scelti dopo un lungo elenco di audizioni. Ed è intorno a questi presupposti che oggi, in plenum, guidato dal vicepresidente Fabio Pinelli, si accendono gli ultimi fuochi su un altro provvedimento-simbolo della crociata meloniana contro pm e giudici.
Da un lato i gruppi dei togati che marciano (quasi) uniti contro la separazione delle carriere e che hanno usato massima cautela nel disegnare oggi quello speciale "colloquio" che i candidati dovranno affrontare con uno psicologo: ovvero il test piantato dopo la prova scritta e prima di quella orale. Sul versante opposto, ecco i laici di centrodestra, che vogliono buttare giù un altro muro dei no opposti dai giudici. In mezzo, la delibera approvata all'unanimità dalla Sesta commissione (presidente, Antonello Cosentino, di Area; relatore Roberto Fontana, indipendente di sinistra) che arriva nel parlamentino di Palazzo Bachelet dopo quasi un anno e mezzo di difficile gestazione. E dopo oltre venti anni di dibattito pubblico. Restano indimenticabili quelle parole di Silvio Berlusconi, era settembre 2003. "I giudici sono matti, sono mentalmente disturbati, hanno turbe psichiche e sono antropologicamente diversi dalla razza umana", dice l'allora premier a due giornalisti britannici, uno dei quali è Boris Johnson, futuro primo ministro del Regno Unito. Ma è con il decreto legislativo del marzo 2024, che i test diventano legge. E non è escluso che l’approvazione finale passi anche per qualche emendamento a firma dei togati, che ricordi come si sia giunti fin qui: "senza un parere della magistratura", costretta a piegare la testa. Un rilievo che incontrerebbe la netta contrarietà dei laici di centrodestra, come quella di Felice Giuffré – vicepresidente della Sesta commissione fino al turn over di venti giorni fa - che pure ha votato a favore della proposta, ritenuta dal professore universitario, di area FdI, “una soluzione di non facile equilibrio”.
Ma quella nuova prova, in concreto, quale genere di "indagine" comporta sul candidato? Né strumento per misurare il quoziente intellettivo in modo generale, né test psico-diagnostici che mirano a una valutazione clinica, o peggio, a intercettare eventuali disturbi. Dopo aver valutato vari indirizzi scientifici, la Sesta commissione adotta l'idea di un colloquio “psico-attitudinale in senso proprio". Cioè "una tipologia di test psicometrici" che valuti "le capacità cognitive". Lo scopo? "Ricercare nel candidato particolari abilità, come la capacità di ragionamento, la velocità di apprendimento, la soluzione di problemi", è scritto in delibera. Insomma, strumenti già "utilizzati in diversi ambiti del lavoro, dalle risorse umane alla progettazione di percorsi formativi". In ogni caso, ecco i nomi dei quattro professori selezionati che si affiancheranno ai magistrati per stendere una prima griglia di contenuti. Si tratta di Santo Di Nuovo, professore emerito di Psicologia Generale all'università di Catania, Monica Molino, docente di Psicologia del Lavoro all'Ateneo di Torino, Giuseppe Sartori titolare della cattedra di Psicologia forense a Padova, e Andrea Spoto, professore di psicometria, sempre a Padova. E intanto sempre al Csm, la Nona commissione deposita uno studio, svolto nell'ambito della Rete europea dei Consigli della giustizia (Encj), secondo cui l'introduzione del colloquio psicoattitudinale "non è in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza", purché sia garantita la possibilità di un ricorso contro un esito negativo, oltre alla protezione dei dati e alla trasparenza del processo.