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Stallo nella Ue, vertice a rischio flop: divisi su asset russi e ruolo degli Usa

(afp)

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Oggi il Consiglio europeo che parte in salita. Veto del Belgio sull’uso dei beni di Mosca congelati. Frenata anche sulla difesa comune
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Il “piano di pace” europeo in dodici punti per l’Ucraina è già entrato nel freezer della diplomazia. La parola più usata in queste ore a Bruxelles è: «Difficile». E così il Consiglio europeo che inizia stamattina rischia di diventare un flop. Dal summit Trump-Putin, ormai archiviato, all’uso dei beni russi congelati tutto è diventato un punto interrogativo. La sensazione che attraversa i Palazzi di Bruxelles alla vigilia del vertice è quella della paralisi.

Il piano di pace studiato per assumere un ruolo nelle trattative tra Washington e Mosca, allora, è stato di fatto accantonato. Stamattina, alla presenza di Volodymyr Zelenski, se ne parlerà ma con lo sguardo rivolto verso gli Usa. Il giudizio più frequente, infatti, è tanto banale quanto pessimistico: «Dipende da Trump, non da noi». Anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è stato netto a questo proposito: «Totale fiducia in Donald perché è l’unico che può farcela. La sua leadership è cruciale». E sebbene il piano europ…

Il “piano di pace” europeo in dodici punti per l’Ucraina è già entrato nel freezer della diplomazia. La parola più usata in queste ore a Bruxelles è: «Difficile». E così il Consiglio europeo che inizia stamattina rischia di diventare un flop. Dal summit Trump-Putin, ormai archiviato, all’uso dei beni russi congelati tutto è diventato un punto interrogativo. La sensazione che attraversa i Palazzi di Bruxelles alla vigilia del vertice è quella della paralisi.

Il piano di pace studiato per assumere un ruolo nelle trattative tra Washington e Mosca, allora, è stato di fatto accantonato. Stamattina, alla presenza di Volodymyr Zelenski, se ne parlerà ma con lo sguardo rivolto verso gli Usa. Il giudizio più frequente, infatti, è tanto banale quanto pessimistico: «Dipende da Trump, non da noi». Anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è stato netto a questo proposito: «Totale fiducia in Donald perché è l’unico che può farcela. La sua leadership è cruciale». E sebbene il piano europeo fosse stato studiato sul modello della tregua a Gaza, la Casa Bianca non ha fornito alcun segnale positivo. Un silenzio al momento inequivocabile. Uno stallo che inevitabilmente condizionerà il confronto tra i capi di Stato e di governo che sul documento conclusivo dovranno comunque fare i conti con il dissenso dell’Ungheria che per la quarta volta si oppone alla linea “anti-Russia” dell’Ue.

L’immagine indecisionista dell’Unione sarà corroborata da un altro stallo: quello sull’uso dei beni russi congelati. Questo Consiglio europeo avrebbe dovuto dare il via libera politico per poi incaricare la Commissione di elaborare una proposta formale. Ma non ci sarà niente da fare. Il veto del Belgio ha bloccato tutto. Una opposizione che si basa sulla circostanza che 180 miliardi di quei beni “risiedono” proprio a Bruxelles. E i belgi non li vogliono perdere. In più fanno notare che Mosca potrebbe attuare una ritorsione sulle aziende europee che operano in Russia. Tutto rinviato, dunque. Anche se si tratterà di un inutile balletto. Per un motivo chiaro: nessun Paese europeo ha i soldi per aiutare l’Ucraina, sia che si tratti di fondi per le armi sia per gli acquisti civili. Quei quasi 200 miliardi sono l’unica vera risorsa cui attingere. «Alternative — è il ritornello più usato — non ce ne sono». Poi non mancano anche i dubbi di chi — come la Bce — avverte che il provvedimento non può configurarsi come una confisca altrimenti si mettono a rischio gli investimenti in Europa degli altri Paesi. Ma il nodo di come aiutare Kiev rimane.

Persino sulla Difesa comune, il vertice di oggi è destinato a imprimere una frenata alle indicazioni della Commissione: soprattutto i paesi “grandi” come Francia e Germania ancora non ne vogliono sapere di delegare una parte delle competenze militari.

L’unico passo avanti concreto si concentrerà sul Diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino che prevede in particolare il divieto totale di importazione di gas liquido dalla Russia.

Anche sul clima, sulla revisione degli obiettivi del Green Deal, i leader sono destinati a uno scontro. Una soluzione va trovata entro il prossimo 4 novembre quando si riuniranno i ministri Ue dell’ambiente. L’esecutivo europeo aveva proposto di tagliare il 90 per cento delle emissioni entro il 2040. Un’ipotesi che potrebbe non bastare. È sul tappeto l’idea di una verifica intermedia e il ricorso ai biocarburanti. Il nodo va sciolto oggi. Ma è molto alta la possibilità di un ennesimo rinvio che mostri ancora una volta una Ue indecisionista.

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