E dire che ce l’aveva quasi fatta. Costretta a stazionare sin dal mattino in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, Giorgia Meloni si era tenuta come mai le era accaduto in tre anni di governo.
Nessun moto di stizza per tutto il dibattito a palazzo Madama. Pochi insulti agli avversari, ad esempio sulle piazze pro-Pal: «È cinico sfruttare le sofferenze del popolo palestinese per raggranellare qualche voto e fare propaganda contro di me». Qualche battuta salace sui 5Stelle che l’accusano di minacciare la libertà di stampa: «Non prendo lezioni da chi faceva le liste di proscrizione contro i giornalisti». Attenzione ai toni, sorprendentemente più bassi rispetto allo stand abituale. Limitandosi giusto a una faccetta sconsolata, indirizzata alla contiana Alessandra Maiorino che le ha appena dato della «cheerleader di Trump». Tanto a protestare ci pensano i “fratelli” subito insorti con urla e strepiti.
E dire che ce l’aveva quasi fatta. Costretta a stazionare sin dal mattino in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, Giorgia Meloni si era tenuta come mai le era accaduto in tre anni di governo.
Nessun moto di stizza per tutto il dibattito a palazzo Madama. Pochi insulti agli avversari, ad esempio sulle piazze pro-Pal: «È cinico sfruttare le sofferenze del popolo palestinese per raggranellare qualche voto e fare propaganda contro di me». Qualche battuta salace sui 5Stelle che l’accusano di minacciare la libertà di stampa: «Non prendo lezioni da chi faceva le liste di proscrizione contro i giornalisti». Attenzione ai toni, sorprendentemente più bassi rispetto allo stand abituale. Limitandosi giusto a una faccetta sconsolata, indirizzata alla contiana Alessandra Maiorino che le ha appena dato della «cheerleader di Trump». Tanto a protestare ci pensano i “fratelli” subito insorti con urla e strepiti.
Stesso copione alla Camera. Ma solo fino alle sei del pomeriggio. Quando all’improvviso — dinnanzi a Elly Schlein e Giuseppe Conte che ancora devono intervenire — Meloni non decide di cambiare registro. Impugna la clava e, nelle repliche, cerca il frontale. «Il segretario del principale partito di opposizione ha affermato in un contesto internazionale che in Italia è a rischio la libertà e la democrazia perché governa l’estrema destra», esordisce beffarda la premier attaccando Schlein, «e l’ha subdolamente collegato all’attentato subito da Sigfrido Ranucci. Dichiarazioni gravissime che gettano ombre e fango sull’Italia» e questo «l’Italia rischia di pagarlo perché non sfugge a nessuno che in uno stato governato da pericolosi terroristi e attentatori si tende per esempio a non investire, a non fare accordi commerciali». Ribadisce l’accusa al centrosinistra di avere una posizione su Gaza «più fondamentalista di quella di Hamas». Ne ha anche per Conte: ha precipitato il Paese sul lastrico «a colpi di Superbonus», che avrebbe causato gli extraprofitti delle banche. Quando il leader M5S era a palazzo Chigi, insiste Meloni, «ha alzato più di tutti la spesa militare, mentre ora vuole mettere fiori nei cannoni»,
Veleni a cui Schlein sceglie di replicare nel merito, senza scendere sul terreno dello scontro dove Meloni vorrebbe trascinarla: «So dove mi aspetta», avverte, «ma non decide lei cosa devono dire le opposizioni». Per puntare il dito sia contro la manovra — «rinunciataria, la più piccola che si ricordi, prevede crescita a zero e nulla sulla casa» — sia sulla politica estera «che lei, presidente, ha delegato a Trump dimenticando l’Europa perché è subalterna». In perfetta sintonia con Conte, che poco prima aveva attaccato a testa bassa: «Cara Meloni, lei con l’economia ci litiga proprio». E in aula sfodera un libretto dal titolo: “Tre anni di tasse”. Dentro, l’elenco di tutte le voci del fisco che la destra ha aumentato. «Si vanta di tre anni di governo, ma di cosa si vanta?», ironizza il leader 5S: «Del -9% del valore reale degli stipendi? Di 6 milioni di precari? Del record di poveri assoluti? Ma lei ha le traveggole!», tuona Conte.
Non meno spietata la lista della segretaria Pd. «Oggi festeggia tre anni del suo governo, ma gli italiani non hanno niente da festeggiare: i salari si sono abbassati, le tasse sono ai massimi dal 2020». E ancora: «Non ha parlato di dazi, dei danni che provocano, una rimozione freudiana, abbiamo le bollette più care d’Europa, ma in un anno non avete fatto niente», insiste Schlein. «Con lei sono aumentate le persone che rinunciano a curarsi, mentre alcuni nel suo governo si arricchiscono con cliniche private». Fino all’affondo finale, quello che fa più male: «Nelle cancellerie europee la prendono in giro per quel suo “‘funzioneranno”’ sui centri in Albania. Soldi buttati su prigioni illegali e disumane. Fatevi aiutare perché non avete una visione per portare avanti il Paese». Un colpo che Meloni incassa scura in volto.