✕

Il Garante multa Report per il caso Sangiuliano. Ranucci: “Puniti per conto del governo”

Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci

 (ansa)

Ascolta l'audio

L’intervento a una conferenza stampa al Parlamento europeo: “Vogliono colpire la mia trasmissione per dare un segnale esemplare ad altri”. La sanzione dell’authority per gli audio registrati da Boccia nella vicenda dell’ex ministro della Cultura
2 minuti di lettura

Sigfrido Ranucci l’aveva previsto. Ospite alla conferenza stampa sulla libertà di stampa organizzata dalla delegazione Pd al Parlamento europeo, il vicedirettore degli Approfondimenti Rai al mattino era stato durissimo: «In questi giorni raccolgo solidarietà bipartisan, ma si sta rivelando ipocrita», l’attacco in collegamento video.

«Da una parte mi si esprime vicinanza dopo l’attentato che ho subito, dall’altra qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare ad altre trasmissioni», rivela il giornalista. «Dico ciò con cognizione di causa, e lo si vedrà nelle prossime ore. Chiedo che il Garante europeo verifichi come sta operando il Garante della privacy italiano, perché sembra agire come un’emanazione del governo». Accuse pesanti, confermate con la puntualità di un orologio svizzero dalla multa per 150mila euro notificata nel pomeriggio per la puntata andata in onda l’8 dicembre dell’anno scorso. La colpa? Aver divulgato la conversazione te…

Sigfrido Ranucci l’aveva previsto. Ospite alla conferenza stampa sulla libertà di stampa organizzata dalla delegazione Pd al Parlamento europeo, il vicedirettore degli Approfondimenti Rai al mattino era stato durissimo: «In questi giorni raccolgo solidarietà bipartisan, ma si sta rivelando ipocrita», l’attacco in collegamento video.

«Da una parte mi si esprime vicinanza dopo l’attentato che ho subito, dall’altra qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare ad altre trasmissioni», rivela il giornalista. «Dico ciò con cognizione di causa, e lo si vedrà nelle prossime ore. Chiedo che il Garante europeo verifichi come sta operando il Garante della privacy italiano, perché sembra agire come un’emanazione del governo». Accuse pesanti, confermate con la puntualità di un orologio svizzero dalla multa per 150mila euro notificata nel pomeriggio per la puntata andata in onda l’8 dicembre dell’anno scorso. La colpa? Aver divulgato la conversazione telefonica tra l’allora ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini nel pieno del love affaire con Maria Rosaria Boccia.

Dopo aver stigmatizzato le «gravissime affermazioni» rese da Ranucci a Strasburgo, l’Authority ha prima rivendicato «l’assoluta indipendenza e trasparenza del proprio operato a difesa della legalità», riservandosi «ogni necessaria iniziativa a propria tutela», quindi ha reso nota la condanna inflitta alla Rai per «violazione di alcune disposizioni del Codice della Privacy, del Gdpr e delle Regole deontologiche relative ai dati personali nell’esercizio della professione giornalistica». Sulla quale, secondo alcune indiscrezioni, avrebbero pesato le pressioni di Fratelli d’Italia sul Garante per colpire una trasmissione sgradita.

E mentre l’ufficio legale di Viale Mazzini sta studiando il caso, in vista di un possibile ricorso contro il verdetto del Garante, Ranucci non si rassegna. «Proprio oggi, dopo giornate di solidarietà, è apparso su un giornale di Angelucci, deputato del centrodestra, un articolo contro di noi: l’ennesima prova della campagna diffamatoria contro chi lavora per la libertà di stampa in Italia», la denuncia del conduttore in conferenza stampa. Incalzato dal dem Sandro Ruotolo, promotore dell’iniziativa, che si è rivolto direttamente a Giorgia Meloni: «Presidente, lei potrebbe compiere un gesto concreto, insieme ai suoi colleghi e a tutta la politica: ritirare le querele temerarie, cioè quegli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Eppure, proprio ieri, un’esponente del suo governo ha dichiarato candidamente che non ci pensate proprio, dimostrando che in Italia la solidarietà è spesso solo di facciata». Come dimostra pure l’ultima uscita di Matteo Salvini: «L’attentato a Ranucci deve essere condannato, ciò non toglie che ritengo il suo un modo di fare giornalismo poco rispettoso della verità dei fatti», le parole del vicepremier intervenuto ieri a un evento del quotidiano Libero. Pleclara certificazione di un clima di intimidazione che non accenna a raffreddarsi.

A difesa si schierano invece i parlamentari dem in Vigilanza: «Non solo il governo e i partiti di maggioranza non hanno ritirato le querele temerarie nei confronti di Ranucci, ma, da quanto si apprende, il Garante della privacy si sarebbe mosso su input politico per sanzionare Report in modo esemplare. Aspettiamo una rapida smentita, al contrario sarebbe un ulteriore grave attacco al servizio pubblico».

Leggi i commenti