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Meloni: no ai nostri militari a Kiev, tensione con la Lega sulle armi

(agf)
Via libera delle Camere alla risoluzione di maggioranza, opposizioni in ordine sparso. Retromarcia del governo sulla riforma del diritto di veto in Commissione a Bruxelles
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Le bizze con la Lega sul riarmo e le sanzioni a Mosca. Il voltafaccia sul diritto di veto in Ue, che sconfessa quanto sottoscritto da Antonio Tajani. All’ora di cena la maggioranza di Giorgia Meloni vota compatta anche alla Camera, dopo il Senato, la risoluzione in vista del delicato consiglio europeo di oggi a Bruxelles, dove la premier atterra di notte. Ma dietro ai numeri del pallottoliere parlamentare — 104 sì a Palazzo Madama, 197 a Montecitorio — affiorano strappi e smarcamenti. In Aula viene a galla tutto il malumore del Carroccio per la linea su Kiev. Tanto che la premier è costretta a ribattere ruvidamente a un esponente di peso del partito di Matteo Salvini, Claudio Borghi. Il fedelissimo del vicepremier prima si dice contrario all’ingresso dell’Ucraina in Ue. Poi contesta l’utilizzo dei prestiti Safe per le armi, chiesti dall’esecutivo per quasi 15 miliardi. Ma il passaggio che irrita di più Meloni è un altro: quando Borghi sostiene che «è difficile spiegare che in finanzia…

Le bizze con la Lega sul riarmo e le sanzioni a Mosca. Il voltafaccia sul diritto di veto in Ue, che sconfessa quanto sottoscritto da Antonio Tajani. All’ora di cena la maggioranza di Giorgia Meloni vota compatta anche alla Camera, dopo il Senato, la risoluzione in vista del delicato consiglio europeo di oggi a Bruxelles, dove la premier atterra di notte. Ma dietro ai numeri del pallottoliere parlamentare — 104 sì a Palazzo Madama, 197 a Montecitorio — affiorano strappi e smarcamenti. In Aula viene a galla tutto il malumore del Carroccio per la linea su Kiev. Tanto che la premier è costretta a ribattere ruvidamente a un esponente di peso del partito di Matteo Salvini, Claudio Borghi. Il fedelissimo del vicepremier prima si dice contrario all’ingresso dell’Ucraina in Ue. Poi contesta l’utilizzo dei prestiti Safe per le armi, chiesti dall’esecutivo per quasi 15 miliardi. Ma il passaggio che irrita di più Meloni è un altro: quando Borghi sostiene che «è difficile spiegare che in finanziaria non ci sono i soldi per gli ospedali e per un missile sì». Proprio mentre il governo valuta l’acquisto dei Patriot americani. Meloni controbatte in modo brusco: «Non è esattamente così, come lei sa, vista la legge di bilancio, abbiamo aumentato i fondi per la sanità». Non è una sortita solitaria quella di Borghi. A Montecitorio un altro leghista, Stefano Candiani, critica pure le nuove sanzioni contro la Russia. Entrambi con il placet di Salvini.

Meloni a Candiani non risponde. Nel frattempo mette a verbale un clamoroso dietrofront del suo governo sulla riforma del diritto di veto in Ue. «Non siamo d’accordo», afferma la premier. È la posizione storica di Ecr e di Viktor Orbàn, peccato però che nel 2023 l’Italia, con Tajani, abbia aderito al “Gruppo degli amici del voto a maggioranza qualificata nella politica estera e di sicurezza”, insieme a Francia, Germania, Spagna e altri 5 stati membri. La premier non spiega la contraddizione, in Parlamento. Preferisce affrontare i grandi nodi. Le crisi in Medio Oriente e in Ucraina, criticando l’Europa che «spesso non ha fatto la sua parte», troppo concentrata sul fronte Est e poco su quello Sud. Su Kiev spiega che «la posizione non cambia». Checché ne dica la Lega, appoggerà le nuove sanzioni anti-Russia, «per aumentare la pressione». Mentre è scettica sullo scongelamento degli asset di Mosca. Putin, per Meloni, «ha gettato la maschera, pone condizioni impossibili» per la pace. Trump? «L’Italia non è subalterna», si difende la premier, condividendo il perimetro fissato con gli alleati Ue: «Nessuna decisione senza Ucraina ed Ue». La cessione del Donbass? «Il congelamento del fronte proposto da Zelensky è un passo avanti». Roma però, conferma, non spedirà soldati sul fronte ucraino. In Medio Oriente invece il governo intende partecipare alla forza di stabilizzazione voluta da Trump. Davanti alle accuse d’ignavia dell’opposizione su Gaza, Meloni racconta di un protagonismo dell’Italia. «Puntiamo a co-organizzare la conferenza sulla ricostruzione». Mentre il riconoscimento della Palestina, ribadisce, avverrà quando «Hamas sarà disarmata».

Restano le tensioni nel centrodestra, anche se nel voto la maggioranza tiene. L’opposizione invece va al pallottoliere divisa, con 5 testi diversi a Palazzo Madama e 6 a Montecitorio, dove si smarca pure +Europa, mentre i 5 Stelle chiedono di fermare l’invio di armi a Kiev. A destra possono gongolare, per le divisioni altrui. E c’è tempo anche per un cin cin, in una sala della Camera. Brindisi con gaffe: era stato organizzato per il compleanno del capogruppo di FdI, Bignami. “Auguri Galeazzo”. Ma c’è stato un errore di date: gli anni li compiva Andrea Delmastro, Bignami festeggia sabato.

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