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I sindacati della Fenice chiedono dimissioni del sovrintendente. Scoppia il caso Venezi in Argentina

(ansa)
L’articolo del quotidiano argentino Nacion: “Al teatro Colón di Buenos Aires su richiesta dell'ambasciata italiana”. M5S pronto a presentare una interrogazione a Tajani
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La diatriba fra Beatrice Venezi e l’orchestra del teatro La Fenice varca i confini nazionali e sbarca in Argentina, dove la bacchetta cara alla destra tricolore ricopre l’incarico più importante del suo curriculum: direttrice ospite principale del teatro Colón di Buenos Aires. Esattamente il titolo che il sovrintendente Nicola Colabianchi, nonché tutti gli strenui difensori della musicista, esibiscono a ogni piè sospinto come prova adamantina della sua competenza e idoneità a calcare il podio dello storico lirico lagunare.

La denuncia del quotidiano argentino

È La Nacion, secondo quotidiano più diffuso nella patria di Javier Milei, a raccontare la vicenda della contestatissima nomina, accolta dalla protesta di orchestrali e abbonati, con tanto di sciopero proclamato in quello che è considerato uno dei teatri d’opera più famosi al mondo. Una cronaca fedele della controversia che ha mandato in subbuglio La Fenice, da cui tuttavia emerge un particolare fin qui inedito: Venezi, per ottene…

La diatriba fra Beatrice Venezi e l’orchestra del teatro La Fenice varca i confini nazionali e sbarca in Argentina, dove la bacchetta cara alla destra tricolore ricopre l’incarico più importante del suo curriculum: direttrice ospite principale del teatro Colón di Buenos Aires. Esattamente il titolo che il sovrintendente Nicola Colabianchi, nonché tutti gli strenui difensori della musicista, esibiscono a ogni piè sospinto come prova adamantina della sua competenza e idoneità a calcare il podio dello storico lirico lagunare.

La denuncia del quotidiano argentino

È La Nacion, secondo quotidiano più diffuso nella patria di Javier Milei, a raccontare la vicenda della contestatissima nomina, accolta dalla protesta di orchestrali e abbonati, con tanto di sciopero proclamato in quello che è considerato uno dei teatri d’opera più famosi al mondo. Una cronaca fedele della controversia che ha mandato in subbuglio La Fenice, da cui tuttavia emerge un particolare fin qui inedito: Venezi, per ottenere l’ambito incarico al Colón, sarebbe stata raccomandata.

Si legge infatti nell’articolo: “Su sollecitazione dell'ambasciata italiana e con un importante lettera di presentazione politica costituita dalla sua amicizia con Giorgia Meloni e dal suo incarico di consigliera del ministro della Cultura (un precedente che aveva sollevato obiezioni nel panorama sinfonico del suo Paese e persino una parodia da parte di un comico in un varietà televisivo), il ministero della Cultura della città di Buenos Aires nominò Venezi direttore ospite principale dell'Orchestra Permanente del Teatro Colón”.

Premier italiana che, come tutti sanno, è un’alleata di ferro dell’omologo ultraliberista argentino Milei.

L’interrogazione del M5S

Proprio il dettaglio su cui il M5S vuol vederci chiaro. Pronto a presentare una interrogazione urgente al ministro degli Esteri. "Se quello che scrive La Nacion su Beatrice Venezi fosse confermato, saremmo ufficialmente all'esportazione internazionale dell'amichettismo meloniano”, accusa il deputato Gaetano Amato.

“La Nacion - una delle testate più autorevoli del Sud America - ha scritto nero su bianco che nel novembre 2024 Beatrice Venezi sarebbe stata nominata direttore ospite dell'Orchestra del Teatro Colón di Buenos Aires su richiesta dell'ambasciata italiana e grazie a una lettera di presentazione politica che citava la sua amicizia con Giorgia Meloni e il suo ruolo di consigliera del ministro della Cultura. Riecco dunque l'essenza della politica meloniana: la politica che si fa raccomandazione diplomatica, il potere che si traveste da cultura per piazzare i propri amici nei luoghi internazionali dell'arte. Ci dica il ministro Tajani se quanto riportato dal prestigioso quotidiano argentino corrisponda al vero. Il nostro corpo diplomatico, davvero è stato utilizzato per raccomandare un'amica di Giorgia Meloni? Perché se l'amicizia con la premier e le consulenze per il suo governo sono diventate un biglietto da visita per i teatri del mondo, allora l'Italia non esporta più musica: esporta clientele. Almeno su quelle i dazi sarebbero cosa buona e giusta".

I sindacati chiedono le dimissioni del sovrintendente Colabianchi

Intanto, la Rsu del teatro la Fenice di Venezia, insieme a Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal - in una nota - "chiedono formalmente le dimissioni del sovrintendente Nicola Colabianchi". Dopo settimane di "tensione crescente - spiegano i firmatari - non possiamo più ignorare l'evidenza: la gestione del sovrintendente ha rotto in modo irreparabile il rapporto di fiducia con le lavoratrici e i lavoratori del Teatro".

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