Giorgetti difende la Ragioniera Perrotta: “Ho piena fiducia in chi lavora con me”
di Giuseppe ColomboROMA - Tira fuori dal vocabolario la parola che più di tutte restituisce il senso della tutela. “Ho piena fiducia nelle istituzioni che lavorano al servizio dello Stato qui al Mef, a iniziare dalla Ragioniera Daria Perrotta e da tutta la squadra”, scandisce Giancarlo Giorgetti ai suoi quando la bordata di Antonio Tajani contro “i grand commis” del suo dicastero squaderna la questione dei pesi e contrappesi tra la politica e i tecnici. In mezzo la manovra, il drappo rosso della contesa.
Lui, il padrone di casa, alza uno scudo a protezione di Daria, come la chiama dal 2008, quando allora presidente della commissione Bilancio della Camera si imbattè in una giovane funzionaria, fresca vincitrice di concorso ma già “un’instancabile stakanovista”, come la ricordano gli ex colleghi di Montecitorio.
Da quell’incrocio sono passati 17 anni e lei, nel frattempo, ha messo in fila esperienze bipartisan nel suo curriculum. Consigliere giuridico di Maria Elena Boschi ai tempi del governo Renzi, poi …
ROMA - Tira fuori dal vocabolario la parola che più di tutte restituisce il senso della tutela. “Ho piena fiducia nelle istituzioni che lavorano al servizio dello Stato qui al Mef, a iniziare dalla Ragioniera Daria Perrotta e da tutta la squadra”, scandisce Giancarlo Giorgetti ai suoi quando la bordata di Antonio Tajani contro “i grand commis” del suo dicastero squaderna la questione dei pesi e contrappesi tra la politica e i tecnici. In mezzo la manovra, il drappo rosso della contesa.
Lui, il padrone di casa, alza uno scudo a protezione di Daria, come la chiama dal 2008, quando allora presidente della commissione Bilancio della Camera si imbattè in una giovane funzionaria, fresca vincitrice di concorso ma già “un’instancabile stakanovista”, come la ricordano gli ex colleghi di Montecitorio.
Da quell’incrocio sono passati 17 anni e lei, nel frattempo, ha messo in fila esperienze bipartisan nel suo curriculum. Consigliere giuridico di Maria Elena Boschi ai tempi del governo Renzi, poi a presidio della segreteria del Consiglio dei ministri nel Conte I. Da sinistra a destra, vivendo in mezzo la stagione “draghiana” da una visuale privilegiata: capo di gabinetto del sottosegretario Roberto Garofoli. Sempre con il vestito della tecnica, anche quello da sostituto procuratore della Corte dei conti. E sempre con il cerchietto in testa, da cui non si separa mai. Neppure ora che è Ragioniera. La prima donna dopo 154 anni e 21 uomini. Ma l’anno scorso, quando fu promossa da capo dell’ufficio legislativo del Mef alla guida della Ragioneria, ha messo subito le cose in chiaro: chiamatemi Ragioniere.
È così che ieri si è autodefinita quando si è ritrovata a misurarsi con il fuoco amico del governo. Ma, come ha spiegato ai suoi collaboratori, con la coscienza a posto di chi sa di aver fatto il suo dovere: "Il mio compito è fare il Ragioniere: le priorità le indica la politica, a me spetta solo il compito di dire se sono compatibili con le risorse a disposizione”. Bollinare le misure della legge di bilancio, non deciderle. Verificare se le proposte in arrivo dai ministeri e dal Parlamento sono compatibili con gli spazi offerti dalle finanze pubbliche. Arbitro, non giocatore. Garante del rispetto delle regole contabili e delle leggi di spesa.
È a questo che Giorgetti ha guardato quando ha deciso di prendere le sue difese. Convinto, il ministro, che la Ragioniera non ha fatto errori. Al contrario ha lavorato, con abnegazione e pazienza, al suo fianco, gomito a gomito, per applicare le nuove regole europee alla Finanziaria. Ecco perché va ripetendo nelle ultime ore che Daria e la sua struttura, così come il Tesoro e le Finanze, si sono messi, ancora una volta, a servizio dello Stato.
Un ragionamento che guarda all’indipendenza dei tecnici: la politica - è il senso del ragionamento - deve tutelarla. Non metterla in discussione. Nessuno gli ha sentito dire anche una sola parola su Tajani, ma la difesa del “suo” ministero, questa sì, è risuonata forte nei corridoi di via XX settembre. Così come la necessità di rispettare gli impegni presi con l’Europa. È il controllo della curva della spesa - l’indicatore sotto osservazione a Bruxelles - che la Ragioniera è chiamata a garantire per far sì che l’aggiustamento promesso alla Ue prosegua secondo i tempi e le modalità stabiliti.
C’entra anche la spending review, di cui alcuni ministri si sono lamentati durante e dopo il Cdm che ha approvato la manovra. Anche se il “metodo Perrotta” era noto a tutti. Tutti erano stati informati da Giorgetti che da lì a poco i tecnici avrebbero proceduto con le riduzioni ai fondi inutilizzati o con basse percentuali di impiego. Non con l’accetta dei tagli lineari. E comunque a valle di una richiesta che era rimasta di fatto inevasa. Inoltrata sempre dal Mef ai dicasteri prima dell’estate. Recitava così: diteci voi cosa tagliare. Alla chiamata hanno risposto in pochissimi. Si è arrivati così allo scontro in Cdm. E ora che i ministri più colpiti dalla scure invocano flessibilità, tocca sempre alla Ragioniera spiegare che il prelievo non è un capriccio della sua squadra. Non è neppure un automatismo. A riprova c’è la nuova legge di contabilità che il ministero dell’Economia sta provando a tirare su insieme al Parlamento. Sarà quello il veicolo che permetterà ai ministri di rimodulare i tagli in corso d’opera, seppure a saldi invariati. Ma con il controllo delle Camere: il perimetro è ancora da decidere. Si vedrà.
Prima c’è la manovra. E le correzioni che Forza Italia e Lega chiedono già a gran voce. Altro lavoro per “il Ragioniere” Perrotta.