✕

Mattarella: “Solo l’Unione europea può contrastare guerre e dazi”

Sergio Mattarella

 

Ascolta l'audio

Il capo dello Stato è intervenuto alla cerimonia di consegna delle insegne ai cavalieri del lavoro
2 minuti di lettura

«Il centro studi di Confindustria ha stimato un potenziale danno di notevole spessore derivante dalle politiche dei dazi introdotti». Anche ieri, al Quirinale, Sergio Mattarella è tornato a lanciare l’allarme sul protezionismo trumpiano. Ma dentro un ragionamento più complesso. All’interno di una preoccupazione più grande. Che riguarda il destino dei nostri valori.

Ha detto: «Le scellerate guerre in atto, i crescenti squilibri geopolitici, le pericolose chiusure protezionistiche che alterano il mercato, stanno producendo danni - come in ogni continente - anche alle economie europee. Inclusa quella italiana. Contrastare le iniziative che intendono forzare il diritto internazionale e il libero commercio richiede di poter contare su adeguata massa critica, e questa, per noi si chiama Unione europea. Soltanto l’Europa, nel suo insieme, ha le dimensioni per affrontare da protagonista questo tempo difficile».

È un monito a chi, di tanto in tanto, suggerisce di muoversi in ordine sparso, ogn…

«Il centro studi di Confindustria ha stimato un potenziale danno di notevole spessore derivante dalle politiche dei dazi introdotti». Anche ieri, al Quirinale, Sergio Mattarella è tornato a lanciare l’allarme sul protezionismo trumpiano. Ma dentro un ragionamento più complesso. All’interno di una preoccupazione più grande. Che riguarda il destino dei nostri valori.

Ha detto: «Le scellerate guerre in atto, i crescenti squilibri geopolitici, le pericolose chiusure protezionistiche che alterano il mercato, stanno producendo danni - come in ogni continente - anche alle economie europee. Inclusa quella italiana. Contrastare le iniziative che intendono forzare il diritto internazionale e il libero commercio richiede di poter contare su adeguata massa critica, e questa, per noi si chiama Unione europea. Soltanto l’Europa, nel suo insieme, ha le dimensioni per affrontare da protagonista questo tempo difficile».

È un monito a chi, di tanto in tanto, suggerisce di muoversi in ordine sparso, ogni Paese per sé, trattando direttamente con la Casa Bianca, come peraltro il presidente Usa vorrebbe. Pochi giorni fa Trump rilanciando un video fake, con un finto servizio giornalistico sulle intenzioni di Giorgia Meloni di strappare con l’Ue sui dazi e ridurre l’impegno dell’Italia per Kiev, ha messo in imbarazzo Palazzo Chigi. Il governo ha dovuto precisare che i negoziati sono naturalmente una prerogativa di Bruxelles. Ma il clima è questo.

E quindi le guerre (specie quella mossa da Putin) e i dazi minacciano di sovvertire «l’ordine internazionale così faticosamente costruito sulle macerie della Seconda guerra mondiale». È un ordine basato sul multilateralismo, democrazia, diritti civili, libertà di stampa. Mattarella cita la famosa frase di Papa Francesco, «guerra mondiale a pezzi», per metterne a fuoco una analoga: «Stiamo assistendo a conflitti e iniziative che sembrano porre pesantemente a rischio - voler fare a pezzi - l’ordine internazionale. Questo ordine, sorto sulla base delle condizioni del mondo degli anni Cinquanta, va rielaborato, in corrispondenza al mondo così diverso di oggi. Ma va preservato».

«Va preservato», ha detto, alzando lo sguardo verso la platea di imprenditori e alfieri premiati giunti sul Colle per la consegna delle insegne di Cavaliere del lavoro.

Come a dire: è compito anche nostro, delle pubbliche opinioni, vigilare sulle derive in corso.

Si domanda: «Siamo ancora una volta di fronte al dilemma: come utilizzare le risorse? Per distruggere o per costruire? O, per distruggere per poter costruire a propria convenienza?». E qui cita la «distruzione creatrice» di Schumpeter. «Per l’economista austriaco era - è - l’effetto della capacità di innovazione delle imprese e non la sua premessa. È l’innovazione che, al centro dei processi, promuove crescita e progresso». Ai 25 neocavalieri ricorda quindi che «la responsabilità dell’impresa non si esaurisce nell’aumento dei profitti. In fasi di questa natura emerge ancora di più il ruolo degli imprenditori, dei capitani di impresa, delle imprese, nel concorrere, con la loro azione, alla definizione del bene comune, dell’interesse del Paese, della comunità internazionale».

La preoccupazione è aggravata dal fatto che l’Europa è vecchia. L’Italia ha un tasso di natalità tra i più bassi. E «l’andamento demografico non consente superficialità di analisi. Ne consegue nel medio periodo un aspetto: quello di evitare una perdita ampia, rilevante di lavoratori attivi e un impoverimento strutturale del welfare».

Infine, dedica un passaggio agli stranieri che lavorano in Italia, ben due milioni e mezzo. Il 10 per cento del mondo del lavoro. L’auspicio è che la Ue affronti il fenomeno migratorio nella sua dimensione sovranazionale. Va regolamentata la questione della formazione e degli accessi. «Ne conseguirebbe, oltre al contrasto al disordine dell’immigrazione clandestina, una sconfitta dei crudeli trafficanti di esseri umani, la cui azione criminale provoca, quasi giorno per giorno, vittime innocenti che non possono lasciare indifferenti le nostre coscienze”.

Leggi i commenti