✕

Ranucci e la parola genocidio in Rai: “Chiesto spesso di cambiare il titolo a una puntata di Report”

Ascolta l'audio

Il conduttore della trasmissione d’inchiesta sui tentativi fatti per zittire la sua trasmissione: “In un contesto di guerra usano le bombe in un contesto di pace usano le querele temerarie”
2 minuti di lettura

Sala della Lupa al primo piano di Montecitorio. “È la prima prima che entro nel Parlamento italiano da giornalista”, esordisce Rula Jebreal, visibilmente emozionata, nel presentare “Genocidio”: “Questo libro è un atto di resistenza”. Con lei il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, che definisce “un eroe nazionale” e aggiunger che, a suo giudizio, c’è “un nesso diretto della violenza omicida” tra l'attentato al giornalista e gli attacchi alla stampa a Gaza, “ma in Italia possiamo fermarlo, a Gaza abbiamo fallito".

Quindi Rula Jebreal passa la parola a Ranucci, il giornalista che una decina di giorni fa ha subito un attentato. “Quanto sta accadendo a Gaza” dove sono morti 300 giornalisti “dimostra qual è il prezzo da pagare se vuoi raccontare la verità”. Quindi un riferimento alla sua trasmissione: “Io so che cosa abbiamo dovuto passare come Report per usare per la prima volta il termine genocidio in una trasmissione tv in Rai: mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo, il l…

Sala della Lupa al primo piano di Montecitorio. “È la prima prima che entro nel Parlamento italiano da giornalista”, esordisce Rula Jebreal, visibilmente emozionata, nel presentare “Genocidio”: “Questo libro è un atto di resistenza”. Con lei il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, che definisce “un eroe nazionale” e aggiunger che, a suo giudizio, c’è “un nesso diretto della violenza omicida” tra l'attentato al giornalista e gli attacchi alla stampa a Gaza, “ma in Italia possiamo fermarlo, a Gaza abbiamo fallito".

Quindi Rula Jebreal passa la parola a Ranucci, il giornalista che una decina di giorni fa ha subito un attentato. “Quanto sta accadendo a Gaza” dove sono morti 300 giornalisti “dimostra qual è il prezzo da pagare se vuoi raccontare la verità”. Quindi un riferimento alla sua trasmissione: “Io so che cosa abbiamo dovuto passare come Report per usare per la prima volta il termine genocidio in una trasmissione tv in Rai: mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo, il lancio della puntata, qualcuno tra i colleghi si è anche sorpreso che per la prima volta in Rai si usasse il termine genocidio, ma è un termine che era già stato usato dalle corti internazionali: negare la realtà significa negare la possibilità alla gente di essere consapevolmente informata, di poter operare le proprie scelte, significa cancellare la memoria del presente e del futuro, che è il tentativo che si facendo con tutta una serie di leggi che ci stanno consegnando all'oblio di Stato”. E a proposito dei tentativi fatti per zittire la sua trasmissione, Ranucci osserva: “In un contesto di guerra usano le bombe in un contesto di pace usano le querele temerarie”. Querele che Fratelli d’Italia non ha intenzione di ritirare, per questo definisce “ipocrita” la solidarietà ricevuta in seguito alla bomba esplosa nella sua auto. “Noi abbiamo editori omologati, editori politicizzati, addirittura un senatore, che è uno dei più assenteisti della storia d'Italia, gestisce giornali che usa come un manganello. Dopo tanta solidarietà mi stavo annoiando, sono contento di essere tornato a come stavo prima: anche perché la solidarietà è ipocrita, non nascondiamolo: quindi hanno ricominciato a delegittimare Report", conclude il conduttore. Che ieri sera è tornato in onda confermandosi “primo programma d’informazione del primetime con 9,3% e circa 1,7 milioni di telespettatori”, scrive sui social Ranucci.

La parola passa a Giuseppe Conte, leader del M5S: “Chi doveva provare a fermare questa tragedia e invece si volta dall'altra parte diventa complice" e "l'impunità diventa la base su cui si costruiscono nuovi crimini. Chi ha chiuso gli occhi di fronte a Gaza porterà la responsabilità di questa indifferenza e se è stato un pubblico decisore, che ha avuto un qualche ruolo nel proprio governo, ha avuto una responsabilità ancora maggiore e dovrà rispondere di questo silenzio complice. Si può anche sfuggire ai tribunali ma non al giudizio della storia e al giudizio della propria coscienza”.

Leggi i commenti