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Report, l’audio e il Garante

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La visita di Agostino Ghiglia, membro dell’Autorità, nella sede nazionale di Fratelli d’Italia in via della Scrofa non poteva non suscitare sospetti; e ha indotto Ranucci a ipotizzare che la multa inflitta al programma sia stato l’esito di una diretta volontà del governo
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Perché non possiamo non dirci ranucciani? Dopo l’attentato di due settimane fa, che poteva rivelarsi fatale per Sigfrido Ranucci e per sua figlia, e dopo i molti ditirambi in gloria della libertà di stampa e, ancora, dopo tanta piccola politica e grandi infamie, si deve più che mai stare dalla parte del giornalista.

Inevitabilmente, i fatti e la loro violenza hanno assegnato a Ranucci un ruolo assai arduo da gestire: quello dell’uomo-simbolo. Il che può essere, oltre che pericoloso, onorevole e gratificante, ma complica la vita, rende delicate le scelte, nasconde insidie. L’esistenza stessa dell’uomo-simbolo diventa una impresa drammatica. Da qui la necessità di sostenere l’attività di Ranucci, di respingere i tentativi di delegittimarlo, di vigilare affinché la sua libertà professionale e culturale rimanga intatta. E questo a prescindere dal fatto di condividere o meno tutti i contenuti del suo lavoro, il linguaggio cui ricorre, la trama complessiva in cui inserisce i temi trattati e…

Perché non possiamo non dirci ranucciani? Dopo l’attentato di due settimane fa, che poteva rivelarsi fatale per Sigfrido Ranucci e per sua figlia, e dopo i molti ditirambi in gloria della libertà di stampa e, ancora, dopo tanta piccola politica e grandi infamie, si deve più che mai stare dalla parte del giornalista.

Inevitabilmente, i fatti e la loro violenza hanno assegnato a Ranucci un ruolo assai arduo da gestire: quello dell’uomo-simbolo. Il che può essere, oltre che pericoloso, onorevole e gratificante, ma complica la vita, rende delicate le scelte, nasconde insidie. L’esistenza stessa dell’uomo-simbolo diventa una impresa drammatica. Da qui la necessità di sostenere l’attività di Ranucci, di respingere i tentativi di delegittimarlo, di vigilare affinché la sua libertà professionale e culturale rimanga intatta. E questo a prescindere dal fatto di condividere o meno tutti i contenuti del suo lavoro, il linguaggio cui ricorre, la trama complessiva in cui inserisce i temi trattati e i bersagli individuati. Ma, a mio avviso, la tutela da assicurare a Report non ha nulla a che vedere con una pretesa di immunità. E, dunque, con il rifiuto della decisione del Garante per la protezione dei dati personali di sanzionare la trasmissione dell’audio della telefonata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. L’Autorità Garante ha valutato che la diffusione di quella telefonata non rientrasse nell’esercizio della libertà di informazione e, all’opposto, configurasse la violazione della normativa sulla protezione dei dati personali. Ed è qui che deve concentrarsi il ragionamento. Tanto più che come troppo spesso accade il quadro risulta inquinato dalla manipolazione messa in atto da segmenti del potere politico.

La visita di Agostino Ghiglia, membro dell’Autorità, nella sede nazionale di Fratelli d’Italia in via della Scrofa non poteva non suscitare sospetti; e ha indotto Ranucci a ipotizzare che la multa inflitta a Report sia stato l’esito di una diretta volontà del governo. L’argomento portato dallo stesso Ghiglia per giustificare la sua presenza in quella sede di partito fa sorridere: ero lì per incontrare Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, a proposito dei nostri libri. Via della Scrofa è in una zona centralissima di Roma, ricca di ottimi locali e caffetterie dove quella conversazione sui frizzanti prodotti editoriali di Bocchino e Ghiglia si sarebbe potuta svolgere tranquillamente. Così non è stato: e ciò segnala come minimo una persistente trasandatezza istituzionale e una corriva sciatteria nel gestire le funzioni pubbliche. Ma, detto questo, si deve tornare alla sostanza della controversia: era lecito e, comunque, opportuno diffondere quell’audio?

Gli argomenti del Garante della privacy appaiono francamente condivisibili. Il principio della indispensabilità della divulgazione ai fini della essenzialità della informazione – parametri di giudizio fondamentali in questo caso – non appare in alcun modo rispettato. I contenuti di quella telefonata risultano non solo irrilevanti sotto il profilo penale, ma anche totalmente superflui rispetto a quella che potrebbe essere addotta come esigenza di completezza giornalistica: la descrizione di un ambiente, il racconto di un costume, la cronaca di un sistema di rapporti. Qui si ha esclusivamente la rivelazione di un interno familiare e, di più, della sfera intima di due persone unite dal vincolo coniugale e che si mostrano nella loro vulnerabilità. Che cosa aggiunge, quella conversazione, alla conoscenza di fatti di pubblico interesse o anche solo del contesto in cui si svolgono? D’altra parte, la valutazione della indispensabilità e essenzialità della diffusione di conversazioni private deve essere ancora più rigorosa dal momento che vi sono coinvolti dati personali che esigono una tutela rafforzata. E proprio perché relativi al diritto alla libertà e segretezza delle comunicazioni come previsto dall’articolo 15 della Costituzione.

Dunque, sarebbe bello che Ranucci e Report continuassero a fare in piena indipendenza il loro lavoro; e che fossero loro stessi i primi a rispettare «quello spazio vitale che circonda la persona e senza il quale questa non può esistere e svilupparsi in armonia con i postulati della dignità umana» (Corte costituzionale 1991).

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