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Orban, l’imbarazzo a palazzo Chigi: “Non rompere con Bruxelles”

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La premier, anche in nome del comune interesse a tenere ottime relazioni con Washington, prova a spiegare a “Viktor” che esistono due strade per affrontare i prossimi snodi. Oggi vede Salvini
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Anche alla vigilia del colloquio con Viktor Orban, Giorgia Meloni aveva ricevuto sms allarmati da Bruxelles. Già in passato Ursula von der Leyen si era affidata a lei per mediare con il premier ungherese, in nome di un’antica amicizia tra sovranisti. Il problema è che al mattino, prima del faccia a faccia, il magiaro consegna a Repubblica parole di fuoco contro l’Europa, contro Trump e a favore di Putin. È l’Italia a ospitare questa intemerata. E l’imbarazzo, a Palazzo Chigi, supera in un attimo i livelli di guardia.

Gli effetti non tardano a manifestarsi. Antonio Tajani, dopo essersi consultato con la premier, prende le distanze dal magiaro quando la riunione a Palazzo Chigi è ancora in corso. Contestualmente, il governo decreta la strategia del silenzio: solo uno scarno comunicato, senza enfasi, a raccontare di una difficoltà diplomatica.

Poi, certo, a porte chiuse i due provano ad andare oltre. La premier, anche in nome del comune interesse a tenere ottime relazioni con Washington,…

Anche alla vigilia del colloquio con Viktor Orban, Giorgia Meloni aveva ricevuto sms allarmati da Bruxelles. Già in passato Ursula von der Leyen si era affidata a lei per mediare con il premier ungherese, in nome di un’antica amicizia tra sovranisti. Il problema è che al mattino, prima del faccia a faccia, il magiaro consegna a Repubblica parole di fuoco contro l’Europa, contro Trump e a favore di Putin. È l’Italia a ospitare questa intemerata. E l’imbarazzo, a Palazzo Chigi, supera in un attimo i livelli di guardia.

Gli effetti non tardano a manifestarsi. Antonio Tajani, dopo essersi consultato con la premier, prende le distanze dal magiaro quando la riunione a Palazzo Chigi è ancora in corso. Contestualmente, il governo decreta la strategia del silenzio: solo uno scarno comunicato, senza enfasi, a raccontare di una difficoltà diplomatica.

Poi, certo, a porte chiuse i due provano ad andare oltre. La premier, anche in nome del comune interesse a tenere ottime relazioni con Washington, prova a spiegare a “Viktor” che esistono due strade per affrontare i prossimi snodi. La prima è continuare a opporsi a ogni accordo a favore di Kiev, paralizzando l’Europa e - in ultima istanza - complicando pure la mediazione del tycoon per porre fine al conflitto in Ucraina. La seconda, che gli suggerisce come strada del buonsenso, è attenuare almeno di un po’ le posizioni filorusse, ritrovandosi nel frattempo assieme su alcune battaglie comuni, perfette nell’era dei Maga al potere: non solo quella contro il superamento del meccanismo di veto nell’Unione (sono entrambi contrari), ma anche quelle su competitività, green, migranti e difesa. Per cercare assieme di ridurre l’influenza dei progressisti. E far pesare su alcuni dossier le destre a Bruxelles.

Sia chiaro, Meloni è scettica sulle reali intenzioni dell’ungherese, consapevole del fatto che usi la paralisi come arma di pressione per strappare concessioni agli europei. L’italiana ci prova comunque, in nome del pragmatismo, mettendo tra parentesi le tensioni seguite alle Europee del 2024, quando le strade si separano proprio in nome delle divergenze su Putin: lei nei Conservatori, Orban a fondare i Patrioti con Marine Le Pen. E però, da allora tanto è nuovamente cambiato, a causa proprio dell’avvento di Trump.

Se lo dicono in faccia, nel colloquio, pur consapevoli che il presidente americano sta creando problemi pure all’Italia e all’Ungheria: a Roma con i dazi, a Budapest con le sanzioni al petrolio russo che serve ai magiari. Fanno comunque buon viso a cattivo gioco, non hanno alternative. Ma è proprio perché l’obiettivo è rafforzare l’asse con la Casa Bianca, è la tesi meloniana, che l’Ungheria non deve esagerare nell’indebolire l’Europa. L’eccessiva frammentazione fa perdere potere negoziale ai singoli Stati e rende impossibile farsi ponte tra le due sponde dell’Atlantico.

A sera, Palazzo Chigi si limita a uno scarno comunicato sulle «opportunità offerte dallo strumento europeo Safe, valutando possibili sinergie tra Italia e Ungheria». Il resto sono semplici titoli: «La situazione in Ucraina, gli sviluppi in Medio Oriente e l’agenda Ue. Ma anche le iniziative per una gestione efficace e innovativa dei flussi migratori». Orban, invece, si espone: «Ottimo incontro! Abbiamo parlato di guerra, dell’economia europea in difficoltà e migrazione. Restando forti insieme difenderemo le nostre nazioni».

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