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L’intervista di Repubblica a Orbán, ecco come è andata. La ricostruzione

Il premier magiaro intercettato dal nostro collega in pieno centro a Roma. L’arrivo all’hotel Minerva, le domande e il saluto finale. Tutto ripreso in un video
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Ieri mattina, lunedì 27 ottobre, attorno alle 11. Pieno centro storico, a due passi dal Pantheon. C’è uno strano movimento attorno all’hotel Minerva. Non sono turisti, si capisce dai vigili della municipale: attendono qualcuno, il fianco opposto della strada è recintato con il filo giallo. Ci fermiamo per capire. Basta poco: alloggia qui il premier magiaro Viktor Orbán. In questo momento il capo d’Ungheria non c’è, è dal Papa in Vaticano. Ma è evidente che tornerà presto. Attendiamo. Con noi, c’è il collega del Messaggero Francesco Bechis.

Nell’attesa, ragioniamo su qualche possibile domanda, che appuntiamo sul cellulare: sanzioni americane al petrolio russo, l’imminente incontro con Giorgia Meloni, la scelta di boicottare ogni decisione …

Ieri mattina, lunedì 27 ottobre, attorno alle 11. Pieno centro storico, a due passi dal Pantheon. C’è uno strano movimento attorno all’hotel Minerva. Non sono turisti, si capisce dai vigili della municipale: attendono qualcuno, il fianco opposto della strada è recintato con il filo giallo. Ci fermiamo per capire. Basta poco: alloggia qui il premier magiaro Viktor Orbán. In questo momento il capo d’Ungheria non c’è, è dal Papa in Vaticano. Ma è evidente che tornerà presto. Attendiamo. Con noi, c’è il collega del Messaggero Francesco Bechis.

Nell’attesa, ragioniamo su qualche possibile domanda, che appuntiamo sul cellulare: sanzioni americane al petrolio russo, l’imminente incontro con Giorgia Meloni, la scelta di boicottare ogni decisione europea a favore dell’Ucraina, il caso di Ilaria Salis. La bozza è pronta. Nel frattempo, conosciamo una donna, anche lei in attesa: dice di essere l’addetta alla comunicazione di Orbán, le diciamo che vorremmo provare ad intervistarlo. È gentile. Poco dopo, pochi metri prima del portone si ferma un van nero. Scendono diversi uomini in abiti civili, sembrano addetti alla sicurezza di Orbán. Poi arrivano altri in borghese, ma con apparecchi radiotrasmittenti. Questa volta sono italiani: ci presentiamo, nome e testata.

Sono trascorsi circa 40 minuti, il movimento aumenta: sta arrivando il leader. Scende dal van, lo chiamiamo: “Signor presidente!”. Orbán fa cenno di attendere qualche secondo, poi ci darà soddisfazione: deve prima concedersi ad alcuni selfie con agenti italiani che in moto l’hanno scortato dal Vaticano all’hotel. Quindi si avvicina. Ci presentiamo di nuovo, anche se la situazione è molto chiara, e diciamo: “Come va, signore presidente?”. Lui è disponibile e vuole parlare. Il collega del Messaggero inizia a domandare, seguendo la scaletta pianificata: cosa si aspetta dall’incontro con Meloni? Discuterete delle nuove sanzioni contro la Russia? Le ritiene un errore e pensa che Europa e Stati Uniti dovrebbero ritirarle?

Orbán non riflette neanche un secondo, sa già cosa dire. Parte dall’incontro con Meloni, con la quale spiega di voler ragionare del futuro dell’economia europea. Passa poi subito alla guerra in Ucraina dove, sostiene, l’Unione europea purtroppo non gioca alcun ruolo. Bruxelles, insiste, è totalmente fuori dai giochi.

Attorno a noi aumentano le persone: non c’è solo la sicurezza, si fa spazio anche una turista che deve entrare nel Minerva. Altri curiosi si fermano per capire. Bechis registra il video delle dichiarazioni di Orbán, noi l’audio: così abbiamo stabilito prima dell’arrivo del magiaro.

Il premier ungherese è a suo agio, sa che sta attaccando Bruxelles e criticando le sanzioni americane poco prima di essere ricevuto da Meloni. È il punto più delicato. Infatti la seconda domanda è ancora più specifica: lei pensa che le nuove sanzioni americane sul petrolio russo siano un errore di Trump? La risposta è chiarissima: “Sarò a Washington presto e discuteremo di questo”. Andrà in America proprio per parlarne con il tycoon. E, se non fosse evidente il significato, aggiunge: “Stiamo ragionando su come costruire un sistema sostenibile per l’economia ungherese, perché dipende moltissimo dal petrolio e dal gas russo. E senza di loro, i prezzi dell’energia andranno alle stelle, provando delle carenze nelle nostre scorte”.

È la novità di queste ore: Orbán chiede a Trump di ripensarci per non mettere in ginocchio il suo paese. Ecco perché arriva la terza domanda sulle scelte del presidente americano: si è dunque spinto troppo oltre? “Dal punto di vista ungherese, sì. E dunque cercheremo di trovare una via d’uscita, con un trattamento speciale per l’Ungheria”.

A questo punto, lo staff e la sicurezza mostrano qualche segnale di insofferenza. Ma è Orbán ad anticiparli: fa segno che deve scappare, proprio mentre gli chiediamo di Salis. Lui si volta, fa segno con il pollice che ha dietro di sé qualcosa da risolvere, deve andare via. Rallenta solo un attimo per valutare se rispondere al quesito urlato sull’eurodeputata, ma poi entra nella porta girevole dell’hotel. Cerchiamo con lo sguardo qualcuno del suo staff, ma non li vediamo più. Vorremmo ringraziarli per la disponibilità di Orbán. Per essersi fatto riprendere, anche in video, con dichiarazioni che vengono immediatamente rilanciate in Italia e fuori confine. Stamane, però, arriva la precisazione del governo ungherese: fake news di Repubblica. Fortuna che abbiamo cliccato bene sul tasto “rec” del cellulare.

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