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Meloni alle banche: “Giusto che diano un aiuto”. Lite governo-Confindustria

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La premier: “Se su 44 miliardi di utili ne mettono a disposizione 5 possono essere soddisfatte”. Ma sugli istituti di credito è ancora lite tra FI e Lega. Urso: “Superate le aspettative degli industriali”. Orsini: “Forse il ministro consulta tabelle diverse dalle mie”
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Mentre i due vicepremier continuano a litigare, prendendo ogni giorno le distanze dalla manovra di bilancio che pure in Cdm hanno votato, Giorgia Meloni lavora ai correttivi e prova a sedare la rissa. Indossando i panni della novella Robin Hood che toglie ai ricchi — le banche — per dare alle famiglie, sempre più in difficoltà.

Esercizio studiato per spuntare gli artigli alle opposizioni, intente a dipingerla come una paladina della grande finanza a scapito degli italiani «soffocati sotto il peso dei mutui e del caro vita». Ma anche per arginare Matteo Salvini, tornato ad accusare: «Negli ultimi tre anni le banche italiane hanno fatto 112 miliardi di utili, quindi chiederò che sul piano casa, che nel 2026 è scoperto, una parte di fondi arrivi con gioia ed entusiasmo da un sistema che sta facendo margini notevolissimi e può contribuire». Altro che «mucca da mungere», come invece le aveva difese l’alleato-rivale Antonio Tajani.

Parole che hanno indispettito la presidente del Consiglio. …

Mentre i due vicepremier continuano a litigare, prendendo ogni giorno le distanze dalla manovra di bilancio che pure in Cdm hanno votato, Giorgia Meloni lavora ai correttivi e prova a sedare la rissa. Indossando i panni della novella Robin Hood che toglie ai ricchi — le banche — per dare alle famiglie, sempre più in difficoltà.

Esercizio studiato per spuntare gli artigli alle opposizioni, intente a dipingerla come una paladina della grande finanza a scapito degli italiani «soffocati sotto il peso dei mutui e del caro vita». Ma anche per arginare Matteo Salvini, tornato ad accusare: «Negli ultimi tre anni le banche italiane hanno fatto 112 miliardi di utili, quindi chiederò che sul piano casa, che nel 2026 è scoperto, una parte di fondi arrivi con gioia ed entusiasmo da un sistema che sta facendo margini notevolissimi e può contribuire». Altro che «mucca da mungere», come invece le aveva difese l’alleato-rivale Antonio Tajani.

Parole che hanno indispettito la presidente del Consiglio. Attentissima a non spaventare gli istituti di credito e pure le imprese, cui ieri ha spedito una serie di messaggi al miele. «Se cresce lo spread, se sale il rating dell’Italia, se le banche hanno potuto approfittare dei 200 miliardi messi a disposizione dal governo Conte per rinegoziare con la garanzia dello Stato prestiti che avevano già erogato, o dei crediti del superbonus, è giusto che quelle stesse banche ci diano una mano a continuare in una politica così profittevole», spiega Meloni nel nuovo libro di Bruno Vespa, Finimondo, in uscita dopodomani. «Se su 44 miliardi di profitti nel 2025 se ne mettono a disposizione circa cinque per aiutare le fasce più deboli della società, credo che possiamo essere soddisfatti noi e che in fin dei conti possano esserlo anche loro». Rivolgendosi, subito dopo, all’ad di Intesa Carlo Messina: «Non vogliamo tassare la ricchezza prodotta dalle aziende, perché daremmo un segnale sbagliato», rassicura la premier. «Ho spiegato che per mantenere i conti in ordine, occorrono delle risorse e le abbiamo chieste a chi, grazie alle nostre politiche, ha avuto dei grandi benefici». Robin Hood, appunto.

Una controffensiva a tutto campo, proseguita poi nel telegramma inviato all’Assemblea di Confindustria Canavese: «In questi tre anni abbiamo dimostrato che le imprese, in particolare quelle che investono, assumono e creano ricchezza per i territori, possono contare su questo governo» si autoincensa Meloni. Idillio rovinato però dal battibecco fra il ministro Adolfo Urso e il presidente degli industriali. Al mattino il titolare del Made In Italy si era infatti vantato: «Con questa manovra abbiamo superato le aspettative di Confindustria che chiedeva supporto alle imprese per 8 miliardi di euro». Piccata la replica di Emanuele Orsini: «Io quei numeri non li ho ancora visti, forse lui ha delle tabelle diverse».

Nel frattempo, mentre Meloni annunciava un nuovo Piano casa per le giovani coppie e Salvini battaglia sugli affitti brevi perché «io sono per il rispetto della proprietà privata», Tajani chiudeva alle modifiche sul contributo per le banche sollecitato dal leader leghista: «L’accordo è chiuso, c’è l’intesa di tutti». Annunciando tuttavia emendamenti di Forza Italia su forze dell’ordine, tassazione dei dividenti, ripristino dei fondi destinati alle metro di Roma e Milano.

Un gigantesco caos, di cui le opposizioni sono pronte ad approfittare. Decise a lavorare insieme per cambiare la manovra. Lo fa intendere Elly Schlein: «Abbiamo già presentato una mozione unitaria sul Documento di programmazione. Per noi la priorità sono i salari troppo bassi e la sanità». Conferma Giuseppe Conte: «Nel governo volano stracci perché non hanno il coraggio di imporre una tassazione vera alle banche». Una «presa in giro», per il verde Angelo Bonelli: «La loro è una semplice anticipazione fiscale che gli istituti di credito recupereranno negli anni successivi. È lo stesso bluff visto nel 2023: un’operazione cosmetica per nascondere un regalo miliardario ai poteri forti». Combustibile in attesa dell’aula dove, se la Lega proporrà l’aumento del contributo alle banche, la minoranza potrebbe votarlo.

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