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Manovra, Giorgetti nel fortino: “Aperto a correzioni ma rispettare le regole”

(ansa)

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Il titolare dell’Economia ricorda i vincoli del nuovo patto di stabilità che l’Italia deve rispettare. Un altolà a Salvini e Forza Italia
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«Vogliono cambiare gli affitti brevi e le regole sui dividendi? Per me non c’è problema, purché ci sia una quadratura dei conti e siano rispettati gli obiettivi generali». Pensieri e paletti di Giancarlo Giorgetti. Nel fortino di via XX settembre, il ministro dell’Economia puntella la manovra che Forza Italia e Lega vogliono scardinare. Apre alle correzioni, ma ricorda quali sono le regole del gioco. Non ostenta il tocco della perfezione sulle misure, ma blinda la tutela delle finanze pubbliche. Ecco l’equilibrio che non può essere compromesso.

C’è di più nell’analisi del malcontento della maggioranza che il ministro fa nelle ore in cui i partiti rilanciano le correzioni al testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il di più sono le regole del nuovo Patto di stabilità. Inviolabili. «Se nel corso dell’esame parlamentare arrivassero proposte basate su compensazioni adeguate e coerenti con le nuove regole — dice ai suoi — non c’è nessuna obiezione a cambiare le norme». Tutto è modifica…

«Vogliono cambiare gli affitti brevi e le regole sui dividendi? Per me non c’è problema, purché ci sia una quadratura dei conti e siano rispettati gli obiettivi generali». Pensieri e paletti di Giancarlo Giorgetti. Nel fortino di via XX settembre, il ministro dell’Economia puntella la manovra che Forza Italia e Lega vogliono scardinare. Apre alle correzioni, ma ricorda quali sono le regole del gioco. Non ostenta il tocco della perfezione sulle misure, ma blinda la tutela delle finanze pubbliche. Ecco l’equilibrio che non può essere compromesso.

C’è di più nell’analisi del malcontento della maggioranza che il ministro fa nelle ore in cui i partiti rilanciano le correzioni al testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il di più sono le regole del nuovo Patto di stabilità. Inviolabili. «Se nel corso dell’esame parlamentare arrivassero proposte basate su compensazioni adeguate e coerenti con le nuove regole — dice ai suoi — non c’è nessuna obiezione a cambiare le norme». Tutto è modificabile, ma tutto deve essere coerente con le regole fiscali che l’Italia si è impegnata a rispettare. «Faccio il ministro dell’Economia e cerco di assecondare le richieste della politica» — annota — aggiungendo una postilla che spiega perché il suo orientamento non è un capriccio. Alla maggioranza ricorda che «sono cambiate le regole e che gli investimenti si fanno in base all’andamento dei lavori». E questo — puntualizza — «non l’ho deciso io».

Insomma, la Finanziaria non è un monolite. Non a caso Giorgetti dice di non essere «affezionato a nulla». Ma allo stesso tempo — è il ragionamento — la legge di bilancio non può diventare un esercizio contabile spericolato. Ne va della credibilità che l’Italia ha recuperato sui mercati. In ballo c’è l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, il “timbro” sulla patente di affidabilità del Paese.

Calato nell’arena del Senato, dove la manovra si appresta a muovere i primi passi, il ragionamento del titolare del Tesoro guarda agli emendamenti che la maggioranza sta già scrivendo per cambiare il testo bollinato dalla Ragioneria. E qui l’avviso insiste sui saldi della manovra. Intoccabili. «A me — spiega — interessa che alla fine i conti tornino, se poi ci sono idee migliori di quelle del Mef per trovare le risorse, ben vengano, io sono contento». ll messaggio a leghisti e forzisti è puntuale: la manovra, così come uscita dalle stanze del ministero, è sostenibile. Ha tutte le coperture e al posto giusto. Ogni modifica, quindi, deve contare su finanziamenti altrettanto puntuali. I toni sono sempre distesi: «Da parte nostra — annota — massima collaborazione per formulare tecnicamente le proposte, ove servisse». Ma la strada è tutto tranne che in discesa. Toccherà ai partiti misurarsi con la portata delle loro richieste. Con la consapevolezza che la bussola dei saldi invariati indica la direzione del realismo: le proposte possono diventare norme solo recuperando risorse adeguate. Tradotto: nel conto va messa la rinuncia a misure già approvate. L’alternativa è ancora più dolorosa: nuovi tagli o più tasse.

Lo stesso principio vale per tutte quelle norme che la maggioranza vuole cestinare, dall’aumento della tassazione sulle cedole delle società — che vale più di un miliardo a regime — alla stretta sugli affitti brevi, che porta pochi milioni nelle casse dello Stato. Piccole o grandi che siano, in ogni caso garantiscono alla manovra di stare in piedi. Che si tratti di aggiungere o di togliere, poco conta: l’operazione deve tenere conto della curva della spesa primaria netta, l’indicatore che Bruxelles tiene sotto osservazione. Ecco come l’avvertimento di Giorgetti si traduce in una sorta di istruzioni per l’uso. Il non detto: bisogna tenere conto delle nuove regole e saperle applicare.

È un concetto che è pronto a ribadire anche oggi, quando Matteo Salvini e i ministri di Forza Italia insisteranno per riaprire la manovra. Lo faranno a margine della riunione del Consiglio dei ministri, in quello che gli alleati vogliono trasformare in un vertice per instradare le correzioni. Ma alla vigilia del faccia a faccia, il messaggio che trapela da Palazzo Chigi è netto: la Finanziaria non può essere stravolta. Né tantomeno può essere messo in discussione l’accordo con le banche, come vuole il leader del Carroccio. Modifiche sì, ma rispettando le regole. Non solo quelle del Patto di stabilità.

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