«Dopo tanta solidarietà, mi stavo annoiando...», scherza Sigfrido Ranucci. Il conduttore di Report ieri partecipava alla presentazione del libro Genocidio della giornalista Rula Jebreal, nella sala della Lupa di Montecitorio. È in quest’occasione che spiega come il tempo sia tornato indietro repentinamente, a prima dell’attentato del 17 ottobre, a dimostrazione che «la solidarietà è ipocrita, non nascondiamolo: hanno già ricominciato a delegittimare Report». Nel farlo, Ranucci racconta anche delle pressioni ricevute dai vertici della tv pubblica per omettere quella parola, “genocidio”, in riferimento ai crimini di Gaza a opera di Israele.
Ma andando con ordine: la prima puntata della stagione, che ha avuto una media del 9,3 per cento di share con un milione e 669 mila spettatori, un successo in termini di ascolto, si è aperta con il video che documenta l’ingresso del componente del Garante della privacy, Agostino Ghiglia, nella sede di Fratelli d’Italia. Il giorno dopo era poi arrivat…
«Dopo tanta solidarietà, mi stavo annoiando...», scherza Sigfrido Ranucci. Il conduttore di Report ieri partecipava alla presentazione del libro Genocidio della giornalista Rula Jebreal, nella sala della Lupa di Montecitorio. È in quest’occasione che spiega come il tempo sia tornato indietro repentinamente, a prima dell’attentato del 17 ottobre, a dimostrazione che «la solidarietà è ipocrita, non nascondiamolo: hanno già ricominciato a delegittimare Report». Nel farlo, Ranucci racconta anche delle pressioni ricevute dai vertici della tv pubblica per omettere quella parola, “genocidio”, in riferimento ai crimini di Gaza a opera di Israele.
Ma andando con ordine: la prima puntata della stagione, che ha avuto una media del 9,3 per cento di share con un milione e 669 mila spettatori, un successo in termini di ascolto, si è aperta con il video che documenta l’ingresso del componente del Garante della privacy, Agostino Ghiglia, nella sede di Fratelli d’Italia. Il giorno dopo era poi arrivata una sanzione alla trasmissione di 150 mila euro per aver mandato in onda un audio tra l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e la moglie Federica Corsini; era la vicenda che vede coinvolta Maria Rosaria Boccia, nei giorni in cui quest’ultima avrebbe dovuto assumere un incarico all’interno del dicastero, poi saltato.
Ma protagonista di Report è anche Federico Mollicone di FdI, presidente della commissione Cultura della Camera, intervistato sulla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice. Nel day after sostiene che «quello di Report non è giornalismo d’inchiesta, ma giornalismo militante che ha provocato infiniti danni, anche economici, alla Rai. Questo tipo di giornalismo è interessato solo a confermare le proprie tesi, non a cercare la verità oggettiva». Ecco di nuovo quindi quella che Ranucci definisce «delegittimazione». Già ieri mattina il Secolo d’Italia, house organ della fiamma, apriva l’edizione cartacea con questo titolo: “Non c’è trippa per Report”.
Dopodiché di tentativi di sminuire il suo lavoro Ranucci non ne ha visti pochi. «Quanto sta accadendo a Gaza — dove oltre alle 70 mila vittime sono stati uccisi quasi 300 giornalisti, numero mai visto prima — dimostra qual è il prezzo da pagare se vuoi raccontare la verità», sottolinea lui. Che continua: «Io so che cosa abbiamo dovuto passare come Report per usare per la prima volta il termine genocidio in una trasmissione tv in Rai: mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo, il lancio della puntata, qualcuno tra i colleghi si è anche sorpreso che per la prima volta in Rai si usasse il termine “genocidio”, ma era già stato usato dalle corti internazionali: negare la realtà significa negare la possibilità alla gente di essere consapevolmente informata, di poter operare le proprie scelte, significa cancellare la memoria del presente e del futuro, che è il tentativo che si facendo con tutta una serie di leggi che ci stanno consegnando all’oblio di Stato».
E a proposito dei tentativi fatti per zittire la sua trasmissione, Ranucci osserva: «In un contesto di guerra usano le bombe, in un contesto di pace usano le querele temerarie». Querele che FdI non ha alcuna intenzione di ritirare. Intanto domani la Commissione di vigilanza Rai si riunirà per decidere se convocare o meno il giornalista, su richiesta di M5S, Pd e Avs, Parallelamente alla Vigilanza, anche in Commissione Antimafia è arrivata una richiesta di audizione di Ranucci, presentata in prima istanza dal Pd. In questo caso la procedura è già stata accolta dalla maggioranza.