Finalmente. Utilizza questa parola e sembra tirare un respiro di sollievo quando dice che «finalmente nel Pd si comincia ad avere un’articolazione nella discussione e nelle posizioni»: Romano Prodi, il padre nobile dell’Ulivo, sferza i dem.
Parlando a Circo Massimo in onda sul Nove, l’ex premier ricorda la «Fabbrica del programma», creata in vista delle elezioni del 2006 che lo videro diventare premier: «Sono state chiamate decine di migliaia di persone. La democrazia vuol dire popolo».
E oggi? «Il dibattito non può essere interpretato come un’opposizione alla segretaria» Elly Schlein. Sarebbe un errore viverlo così, secondo Prodi. Anche perché «la leadership — sottolinea il professore — la si deve conquistare dicendo “voglio fare questo, questo e questo”. E soprattutto quando c’è la metà degli italiani che si astiene, uno deve avere un ampio spettro di interessi». Dunque, forse con un po’ di ritardo, si legge tra le righe, «quello che sta avvenendo nel Pd è estremamente interessante,…
Finalmente. Utilizza questa parola e sembra tirare un respiro di sollievo quando dice che «finalmente nel Pd si comincia ad avere un’articolazione nella discussione e nelle posizioni»: Romano Prodi, il padre nobile dell’Ulivo, sferza i dem.
Parlando a Circo Massimo in onda sul Nove, l’ex premier ricorda la «Fabbrica del programma», creata in vista delle elezioni del 2006 che lo videro diventare premier: «Sono state chiamate decine di migliaia di persone. La democrazia vuol dire popolo».
E oggi? «Il dibattito non può essere interpretato come un’opposizione alla segretaria» Elly Schlein. Sarebbe un errore viverlo così, secondo Prodi. Anche perché «la leadership — sottolinea il professore — la si deve conquistare dicendo “voglio fare questo, questo e questo”. E soprattutto quando c’è la metà degli italiani che si astiene, uno deve avere un ampio spettro di interessi». Dunque, forse con un po’ di ritardo, si legge tra le righe, «quello che sta avvenendo nel Pd è estremamente interessante, anche se non si è ancora arrivati ad approfondire un programma».
Di certo l’ex premier considera «opportuno il dibattito che si è avviato dopo l’iniziativa di Milano» organizzata dai riformisti dem. Dunque ora — è l’invito — «dopo le parole si passi ai fatti con una proposta alternativa e di governo. È questo il messaggio che deve arrivare al Paese».
Nel concreto, Prodi incita ad andare «avanti nel progetto, vediamo come si articola». E se il campo largo vuole vincere deve trovare «in qualche modo un compromesso, è ovvio. C’è la volontà di trovarlo? Intanto mi basterebbe che ci fosse la volontà di vincere, mi accontenterei di questo. Ed è per questo che è importante che il dibattito si ampli».
Tutto ciò affinché non si crei «una coalizione che abbia solo il 22%, ma che abbia il 22% più il 22%. Così si vincono le elezioni. Il resto ha poca importanza perché è il Paese che ha bisogno di un salto in avanti, ma bisogna farlo con dei programmi precisi — avverte — perché sennò tutti gli italiani dicono: “Ma è la solita solfa”».
A questo punto Massimo Giannini chiede se tutto questo ragionamento sia un modo per mettere in discussione Schlein. Prodi passa oltre: «Lasciamo stare queste cose qui...».
Inevitabile anche un passaggio sulla legge di bilancio in discussione in queste settimane. Da economista e europeista, sostiene che questa sia «la manovra di chi non vuole rischiare, perfetta sotto questo aspetto. Ci sono delle scadenze elettorali, l’anno prossimo daranno qualcosa che ha effetto a breve, subito prima delle elezioni, ma ora preparano un clima di tranquillità. Questo hanno voluto fare. Attenzione, che il sopravvivere è frutto di denaro europeo, con il Pnrr. Coloro che sparano contro l’Europa dovrebbero fare un esame di coscienza». Parole rivolte a chi, come la Lega, non risparmia stoccate all’Ue.