La rettrice Lippiello: “Fiano parlerà a Ca’ Foscari martedì, antisemiti e violenti hanno perso”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiVENEZIA – “Emanuele Fiano sarà nella sede centrale di Ca’ Foscari martedì 4 novembre. Accompagnato dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, potrà concludere pubblicamente il suo intervento sulla pace in Medio Oriente: il tentativo di negargli il diritto di espressione, in quanto ebreo, è naufragato. Questo ateneo e Venezia rimangono luoghi aperti al confronto, decisi a respingere ogni intimidazione”. La rettrice Tiziana Lippiello risponde così all’agguato di gruppi pro-Pal ed estremisti di sinistra, che lunedì sera hanno interrotto con insulti e minacce l’intervento del presidente di Sinistra per Israele, ex deputato Pd. “Educare alla libertà, coltivare la curiosità e stimolare un dibattito democratico – dice – restano la missione di ogni istituzione culturale: non posso nemmeno immaginare che in futuro, dentro un’aula universitaria, qualcuno possa strappare un’altra volta il microfono dalle mani di chi sta parlando. A costo di chiedere l’intervento della polizia”.
Non è all…
VENEZIA – “Emanuele Fiano sarà nella sede centrale di Ca’ Foscari martedì 4 novembre. Accompagnato dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, potrà concludere pubblicamente il suo intervento sulla pace in Medio Oriente: il tentativo di negargli il diritto di espressione, in quanto ebreo, è naufragato. Questo ateneo e Venezia rimangono luoghi aperti al confronto, decisi a respingere ogni intimidazione”. La rettrice Tiziana Lippiello risponde così all’agguato di gruppi pro-Pal ed estremisti di sinistra, che lunedì sera hanno interrotto con insulti e minacce l’intervento del presidente di Sinistra per Israele, ex deputato Pd. “Educare alla libertà, coltivare la curiosità e stimolare un dibattito democratico – dice – restano la missione di ogni istituzione culturale: non posso nemmeno immaginare che in futuro, dentro un’aula universitaria, qualcuno possa strappare un’altra volta il microfono dalle mani di chi sta parlando. A costo di chiedere l’intervento della polizia”.
Non è allarmante garantire il diritto di parola ricorrendo alle forze dell’ordine?
“Anche lunedì sera le forze dell’ordine erano all’esterno del campus di San Giobbe, pronte a intervenire. La scorta dell’onorevole Fiano e la Digos hanno ritenuto che non fosse a rischio la sua incolumità fisica. Le parole però feriscono più della spada”.
C’è il rischio che il ritorno di Fiano a Ca’ Foscari possa scatenare nuovi atti di intolleranza, disordini e aggressioni antisemite?
“Antisemiti e violenti hanno perso. Ho fiducia nelle riflessioni in corso tra i protagonisti dell’agguato. In ogni caso devono oggi prevalere valori irrinunciabili: a partire da libertà di espressione e contrasto a ogni forma di discriminazione”.
Si poteva fare di più, l’altra sera, per garantire questi pilastri della civiltà?
“Era un incontro organizzato dagli studenti. Non sono stata avvisata delle minacce preventive. Forse loro hanno pensato di poter gestire contestazioni più civili”.
La storica Lucetta Scaraffia l’accusa di un cedimento a gruppi pro-Pal violenti e lancia l’allarme sulla garanzia della libertà di parola in molti atenei: è così?
“Nessun cedimento ai violenti. Accertato che Fiano non corresse rischi per la propria incolumità fisica, abbiamo scelto di non far entrare nell’università le forze dell’ordine. La contestazione sarebbe degenerata, per l’ateneo sarebbe stata una sconfitta, gli aggressori sarebbero diventati vittime. Non adotteremo mai i metodi violenti e fascisti che contrastiamo. Il ritorno di Fiano a Ca’ Foscari è la risposta a chi si illude di mettere in discussione la libertà di espressione”.
Perché lunedì sera non era al fianco di Fiano, considerate le minacce?
“Avevo la febbre. Terminato un consiglio d’amministrazione sono andata a casa. La mia presenza non avrebbe cambiato nulla”.
Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica veneziana, chiede a destra e a sinistra di non ridurre Fiano ad arma di propaganda partitica: vede una simile tentazione?
“Le reazioni di queste ore, in alcuni casi ipocrite, confermano questa preoccupazione. La solidarietà non deve alimentare la propaganda. Condivido la richiesta di Calimani di un incontro aperto, concentrato sui contenuti della doppia tragedia che travolge Israele e Palestina. L’altra sera buona parte di chi era con Fiano, voleva condividere esperienze personali drammatiche”.
La preoccupa l’escalation di aggressioni antisemite a Venezia?
“Molto. Ha ragione Massimo Cacciari: antisionismo e antisemitismo non vanno confusi, ma il secondo è oggi anche un pericoloso effetto collaterale del primo”.
Come spiega, dopo l’agguato contro Fiano, il silenzio di docenti e studenti?
“Non so rispondere, ma sono impressionata. Spero che presto qualcuno avverta il bisogno di prendere una posizione”.
Perché Ca’ Foscari ha interrotto le relazioni con atenei e istituti di ricerca israeliani, fatto che ha innescato le dimissioni di Lucetta Scarafia dal comitato etico dell’università?
“I rapporti non sono interrotti, ma sospesi fino al termine del conflitto tra Israele e Palestina. La stessa misura riguarda la Russia. La richiesta, comune ad altri atenei italiani, è venuta dal basso ed è stata approvata all’unanimità dal senato accademico. Nella delibera abbiamo evitato i termini “boicottaggio” e “genocidio”. Avessi potuto decidere da sola, avrei evitato un provvedimento superfluo: le relazioni, causa guerra, erano già sospese di fatto”.
Perché non ha denunciato i responsabili di minacce e insulti contro Fiano?
“Non sono stati ancora identificati. Una denuncia contro ignoti sarebbe inutile. Mi risultano anche danni alle strutture universitarie. A zittire e a insultare Fiano non c’erano solo studenti pro-Pal ed estremisti di sinistra. Quando fatti e identità saranno chiariti, prenderemo una decisione. Anch’io sono stata aggredita verbalmente per strada: non ho reagito perché la pace viene prima di tutto”.
Condivide l’aggettivo antisemita per definire l’aggressione contro Fiano?
“Non trovo un termine più tragicamente esatto per rappresentare i fatti”.
È normale che un cittadino ebreo, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz e sotto scorta, venga braccato e insultato dentro un ateneo, che si veda minacciato con il gesto della P38 e che per concludere un suo intervento sul valore della pace abbia bisogno di un invito e della presenza della ministra all’Università?
“No, l’Italia non è più un Paese normale, come molti altri in un irriconoscibile Occidente. Il punto è non rassegnarsi alla dittatura dell’indifferenza che goccia dopo goccia consuma la democrazia e rigetta verso gli autoritarismi fondati sul razzismo”.
Cosa dirà a Fiano martedì?
“Gli ripeterò che la solidarietà, se resta una parola, non basta”.
E cosa direbbe a chi lunedì lo ha aggredito e ridotto al silenzio?
“Mi farebbe piacere incontrare e parlare con chi è la prima vittima della propria violenta intolleranza. Capire è rifiutare di diventare come chi rinuncia alla conoscenza: scelta che per un giovane equivale a smettere di vivere”.